Se Mimmo Lucano è uno 0, Matteo Salvini è un 71 (n’omm e merd)

Una riflessione di Claudia e Davide del Laboratorio Occupato Insurgencia

19 / 10 / 2018

Stiamo adesso rientrando da Reggio Calabria, dopo essere stati martedì al presidio fuori alla prefettura di Reggio ed essere andati a vedere con i nostri occhi la situazione della cittá di Riace dopo la notizia del divieto di dimora per il sindaco Mimmo Lucano.

Martedì siamo stati in una piazza piena, riempita da compagni e compagne, ma soprattutto da una società civile che chiedeva a gran voce: la totale libertà per Mimmo Lucano.

Tutti riprendevano le sue parole: «faremo uno sprar autogestito, Riace non morirà» ed è per questo che verso la fine di ottobre si incontreranno per continuare insieme, nonostante gli attacchi del governo, l’esperienza di Riace.

Una piazza meticcia e variegata che aspettava notizie dal tribunale del riesame, ma che sapeva benissimo che giustizia non sarebbe stata fatta. 

Domenico Lucano non è più agli arresti domiciliari, l’impianto accusatorio comincia a cadere, ma per lui c’è il divieto di tornare a Riace tra la sua gente.

Ieri Riace non era la stessa, lo si leggeva negli occhi dei suoi abitanti,infatti  nel bar del paese,  alle nostre timide domande su come fosse la situazione non abbiamo ricevuto altre risposte se non: «ci stanno uccidendo, togliere Mimmo da casa sua è il più grande attacco che potessero farci, ma dobbiamo resistere».

L’attacco che Mimmo Lucano e il modello Riace stanno subendo è tutto politico: l’accoglienza degna che Mimmo ha costruito in un paesino della Calabria di 1500 anime è un modello che infastidisce l’attuale esecutivo che tutti i giorni costruisce i propri consensi sull’odio e sul razzismo.  

E non è difficile immaginare il motivo per cui questo governo sta attaccando il modello Riace e non quelle strutture gestite da criminali che speculano tutti i giorni  sull’accoglienza  e che lasciano vivere i migranti in condizioni di abbandono e degrado.

Viviamo nel paese in cui chi pratica accoglienza degna viene perseguitato come il peggiore dei criminali, mentre chi, come a Lodi, attua delle vere e proprie leggi razziali, sta “solo rispettando la prassi” e gode della legittimazione del governo giallo verde.

Quella per Mimmo e per Riace non è una battaglia della sola Calabria, è una battaglia di tutto il Paese e soprattutto del meridione: per anni Matteo Salvini e la Lega hanno costruito la propria carriera politica sull’odio per i meridionali, sostituito ora da quello per i migranti. 

Non possiamo dimenticare i cori razzisti alle feste di Pontida, nè tanto meno possiamo dimenticare le etichette di “fannuloni”, “colerosi” e “perdigiorno” che Salvini e la sua claque ci hanno cucito addosso per anni.

Mai come in questo momento, da sud è necessario unire il nostro grido di ribellione a quello di Mimmo Lucano, a quello dei fratelli e delle sorelle migranti, a quello di chi ogni giorno vive sulla propria pelle le discriminazioni frutto della propaganda leghista.

Mimmo non è un eroe, ma solo un uomo che non ha avuto paura di schierarsi dalla parte della giustizia, che a volte non coincide con la legalità. Mimmo non è uno zero, al massimo è uno, uno che insieme ad altri si è messo in gioco ed ha messo in piedi il modello di accoglienza più all’avanguardia d’Europa e dobbiamo difenderlo con ogni mezzo necessario.

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