Ora siamo noi a dire "non c'è alternativa" alla riappropriazione dei beni comuni contro il profitto del mercato. Cronaca e riflessioni su pratiche in corso a Trieste.

#occupytrieste - La dignità non si stacca

6 / 12 / 2011

La riappropriazione dei beni comuni contro il profitto del mercato: nel mare di poche certezze, ci sono pochi dubbi che la soluzione della crisi e la ricostruzione della democrazia passano anche da questo nodo.

Nello scorso mese, #occupytrieste ha aperto uno spazio politico di discussione cittadina sulla pratica immediata di questa prospettiva esigendo la cessazione degli stacchi di acqua, luce e gas agli insolventi da parte di AceGas-APS, la S.p.A. partecipata che gestisce questi servizi a trieste e Padova.

In pratica, la garanzia dell'accesso a beni comuni fondamentali come prima elementare misura anticrisi.


La potenza espressa dalle tende in Piazza Unità aveva portato ad un'impegno formale dell'amministrazione comunale in tal senso.

Impegno che si è concretizzato infine nel peggior accordo possibile con AceGas-APS, firmato Mercoledì 30 novembre, diventando niente altro che la formalizzazione di una prassi già in essere, ovvero la presa in carico delle posizioni debitorie da parte dei servizi sociali, con un incremento previsto del fondo disposto da 100000€ a 400000€.

In sostanza, l'assicurazione di un ulteriore insperato profitto per Acegas-APS invece dell'assunzione di parte del peso della crisi,

Per questo, lunedi 5 Novembre #occupytrieste è tornata in Consiglio Comunale, per presentare una mozione di iniziativa popolare che impegna, fra altre cose, il Sindaco e la giunta ad imporreadAcegas-Aps una reale moratoria sugli stacchi senza ulteriori oneri per le finanze pubbliche.


Lo sconcerto della presenza numerosa e determinata di 70 persone ha prodotto l'interruzione della seduta in corso e un incontro con i capigruppo, disertato dall'opposizione di centrodestra, che ha ottenuto la proposta di calendarizzazione come mozione urgente nella prossima seduta del consiglio comunale, lunedi 12 dicembre.


Nel frattempo, partendo dalla serata cittadina con Ugo Mattei di Mercoledi 7 Dicembre, #occupytrieste inizierà a raccogliere le 200 firme necessarie per portare in consiglio una delibera di iniziativa popolare, ritornando in ogni caso in consiglio comunale il prossimo lunedì.

La dignità non si stacca.

Di seguito il testo della lettera di accompagnamento e della mozione di iniziativa popolare.


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NON C'È ALTERNATIVA: LA DIGNITÀ NON SI STACCA

AceGas-APS, con il 62% di capitale pubblico, ha perso il 70% del valore di mercato in dieci anni e accumulato un buco di 500 milioni di euro in modo niente affatto chiaro, oltre ad un'esposizione per un milione di euro presso il Ministero dell'Interno per le forniture di Prefettura, Questura e Carcere e esposizioni paragonabili con grandi clienti industriali.

Sfruttando l'occasione mediatica creata da #occupytrieste, Acegas-APS è riuscita a strappare al Comune un accordo che è la fotografia di un saccheggio: un ulteriore trasferimento di soldi pubblici a una S.p.A che non sta nemmeno facendo affari (infatti il suo ruolo sarebbe gestire servizi essenziali). Semplicemente saccheggia il patrimonio comune. E per farlo paga non uno ma ben tre amministratori delegati i cui stipendi annuali probabilmente sono paragonabili all'importo richiesto e chi non può pagare le bollette.

Il fatto che i servizi sociali coprissero l'esposizione debitoria di chi non poteva pagare le utenze era una prassi già in essere. Ora con l'accordo diventa esigibile da parte di AceGas-APS, e in sostanza l'assocurazione di un introito di 400000 euro a fronte del rischio di pagare anche lei un po' la crisi, nella forme di forniture gratuite a chi la crisi la sta già pagando.

Quando il Sindaco, formalmente l'azionista di maggioranza assoluta, afferma di doversi preoccupare del parere dei partners privati, riconosce quello che i movimenti e il referendum appena vinto hanno sempre sostenuto: di fatto la gestione dei servizi rende il gestore il proprietario sostanziale degli stessi. Servizi essenziali come l'acqua, l'energia, i riufiuti non sono più nostri, non sono più nelle disponibilità democratiche delle persone.

ACEGAS-APS non è proprietario di acqua, luce e gas. È solo, malauguratamente, il gestore dell'accesso a questi servizi, con l'assicurazione di un profitto che non è altro che una vera e propria rendita sui bisogni dei corpi.

Eppure si arroga il diritto di negare l'accesso a beni comuni tanto essenziali da essere costituenti e costitutivi della dignità delle persone e, quindi, di fatto dei diritti di cittadinanza.

È come se il maggiordono ci chiudesse a chiave la dispensa perché siamo in crisi.

Un maggiordono del genere, oltretutto incapace di condurre gli affari, andrebbe cacciato subito.

È questo il livello dello scontro nella crisi: tra il 99%, tra le donne e gli uomini, e quell'1% che continua a saccheggiare ciò che è comune a tutti, che vuole fare profitti esasperati su ogni singolo aspetto della vita umana.

100 stacchi al mese di elettricità, 60 di gas e 5 di acqua sono un massacro inaccettabile, in chiaro contrasto con l'articolo 41 della Costituzione che afferma che l'attività economica non può ledere la dignità e la libertà delle persone. Persino l'acqua, sulla quale specificatamente è stato vinto un referendum – che peraltro vieta anche di affidare a privati servizi di rilevanza economica, e quindi bisognerebbe ridiscutere completamente la presenza di privati in acegas-aps – continua ad essere trattata da acegas-aps come un bene di sua proprietà. L'acqua è un bene comune, e nessuno può arrogarsi il diritto di negarne l'accesso a qualcun'altro! E lo stesso vale per l'energia.

È impossibile considerare accettabile che migliaia di persone ogni anno debbano restare senza luce, riscaldamento, acqua calda – o persino acqua! - per le esigenze finanziarie di una S.p.A. che dovrebbe solo gestire il servizio e che è la prima debitrice della collettività, considerando il debito spaventoso che è stata capace di accumulare. Quelle stesse esigenze finanziarie che fanno parte di quei meccanismi che hanno creato questa crisi che rende impossibile a molti di pagare le bollette.

Gli stacchi devono cessare senza nessun'altra condizione che lo stato di necessità: esigiamo misure eccenzionali, così come eccezionali sono i sacrifici che vengono chiesti a noi per pagare la crisi. Anzi, ancora più eccezionali, perché e persone vengono prima dei profitti. Anche perché noi tutti siamo i veri proprietari di quei beni e di quei servizi.

Ora siamo noi, e non i g8, l'fmi o la banca mondiale e dire “Non c'è alternativa”.
Non c'è alternativa: la dignità non si stacca!


IL TESTO DELLA MOZIONE

Considerato che

la municipalizzata Acega è stata trasformata in società per azioni nel 1995 dall’allora Sindaco Riccardo Illy, nel 2001 viene quotata in Borsa e il 49% delle azioni viene ceduta ai privati e nella società entrano gruppi finanziari nazionali ed internazionali. Nel 2003Acegas si fonde ad Aps Padova

Attraverso un'operazione finanziaria durata un decennio, i cittadini della città di Trieste hanno perso la maggior parte di un proprio bene, prima il 50% con la vendita in Borsa, il resto con un debito che ha progressivamente eroso il valore del patrimonio. Quanto incida il debito sul valore di AcegasAps lo dice il giudizio impietoso della Borsa: le azioni sono state emesse a 10,5€ e oggi sono a 3,83€.

il Sindaco Roberto Cosolini si è pubblicamente impegnato nelle scorse settimane a garantire una moratoria in merito agli stacchi che Acegas pratica per interrompere i servizi di luce,acqua e gas

tale moratoria doveva partire dal giorno 1 dicembre 2011 fino al 1 marzo 2012 e che riguardava tutte quelle famiglie che non hanno capacità di reddito per evadere le fatture di Acegas. Secondo l’assessore Famulari, sarebbero circa 150 le famiglie che potrebbero giovare di questo provvedimento, , ma stando alle stime di acegas (165 “stacchi” al mese) i numeri sono evidentemente molto più alti.


tale vertenza si è concretizzata durante l’occupazione di Piazza dell’Unità da parte del movimento triestino conosciuto come OccupyTrieste e che la richiesta di moratoria aveva registrato un ampio dibattito cittadino


nel corso dell’occupazione di piazza Unità e durante un incontro pubblico, uno degli interventi sottolineava che tra i maggiori creditori di Acegas ci fossero la Prefettura, la Questura ed il Carcere di Trieste, tuttora insolventi (ovvero il Ministero degli Interni), a quanto pare per circa un milione di euro


posizioni debitorie analogamente importanti possono, pare trovarsi tra altri cosiddetti “grandi clienti” dell'azienda


attualmente le condizioni generali del contratto Acegas (ovvero le condizioni applicate a tutti i contratti), non sono pubblicate nel sito del Comune di Trieste


i cosiddetti clienti morosi che non ottemperano ai pagamenti per evidente stato di necessità, rivolgono una richiesta di sostegno al pagamento delle bollette ai servizi sociali del Comune. Acegas non gestisce in alcun modo queste situazioni, se non per rateizzazioni decise per singoli casi


attualmente, anche un debito di 200 Euro può determinare lo stacco della luce. Anche in ambito di commissione comunale della precedente consigliatura, l’audizione dei tecnici Acegas su questi argomenti, non ha mai chiarito le modalità di interruzione di servizio da parte della multiutility


nel marzo di quest’anno Acegas dichiarava di raddoppiare il dividendo tra i suoi azionisti, pari a quasi 10 milioni di euro. Solo parte degli utili però, andrà a coprire il debito (che i sindacati recentemente hanno stabilito in oltre 500 milioni di euro).


Per tutto quanto sopra esposto si chiede a Sindaco e Giunta


che si impegnino ad imporre ad Acegas-Aps una reale moratoria sugli stacchi senza ulteriori oneri per le finanze pubbliche;


che le dilazioni di pagamento vengano agganciate a indicatori economici della crisi in questa città e certamente alle posizioni debitorie del Ministero degli Interni e dei grandi debitori, anziché al termine fisso del marzo 2012;


che siano riallacciate le utenze già distaccate in passato entro le condizioni oggetto di interesse di questa mozione;


che la discussione di quanto precede sia il più possibile pubblica e partecipata, così come sia imposta una totale trasparenza sul bilancio e sulle attività economiche, e finanziarie in particolare, di AceGas-Aps;


che siano pubblicati sul web le modalità con le quali Acegas realizza attualmente gli stacchi;


che venga rigettata la direttiva conseguente al Decreto Ronchi sulla privatizzazione dell’acqua ed istituita un’azienda speciale di diritto pubblico per gestire la risorsa idrica, seguendo l'esempio del Comune di Napoli, per non abbandonare anche questo bene comune agli interessi di “lobby” e di “comitati d’affari” seduti su monopoli ed oligopoli il cui volume d’affari sarà miliardario, con significativi aumenti tariffari, riduzione drastica degli investimenti, della manutenzione degli impianti e gravi ricadute occupazionali;


che venga immediatamente sollecitato l'ATO di riferimento perché inizino le procedure di storno del 7% di remunerazione del capitale dall'importo delle bollette, così come previsto dal secondo quesito referendario.

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Non c'è alternativa: la dignità non si stacca

Mozione di iniziativa popolare