No Tap - 300 attivisti contro la realizzazione del gasdotto, caricato due volte il presidio fuori dal cantiere

28 / 3 / 2017

Risale ad una settimana fa la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso della Regione Puglia e del Comune di Melendugno - dando via libera alla multinazionale svizzera Tap, già autorizzata dal governo nazionale - rispetto all'operazione di espianto dei 211 ulivi per lasciare spazio alla posa del tubo, che approderà a Melendugno dall'Azerbaijan, attraversando Georgia, Turchia e Grecia per approvvigionare l'Europa di gas. 

Parliamo dell’ennesima grande opera, ossia la costruzione di un maxigasdotto Tap (acronimo di  Gasdotto Trans-Adriatico - Trans-Adriatic Pipeline) che devasterebbe il territorio salentino. I tubi del gasdotto dovrebbero sbucare a San Foca in Puglia, località costiera del Salento, parte della marina di Melendugno, di cui è frazione, in provincia di Lecce. Un tubo che dopo aver attraversato l’Adriatico, e passando sotto la costa tramite un tunnel lungo un chilometro e mezzo che verrà scavato da terra, a circa 700 metri dalla spiaggia nell’interno; uscirà in mare a circa 800 metri, ad una profondità di 25 metri. Sempre a Melendugno, a 8 chilometri dalla costa, è prevista la creazione di un Terminale di Ricezione, centro di supervisione e controllo dell’intero gasdotto TAP, ed insisterà su un’area di 12 ettari.  L’opera dovrebbe essere operativa da gennaio 2019, in una landa di terra che fonda la propria economia su agricoltura e turismo. 

progetto_tap

Da tempo si oppongono alla costruzione del gasdotto i NO TAP, ossia una rete di cittadini, municipi e associazioni che denuncia i possibili danni ambientali, paesaggistici e turistici che la pipeline potrebbe causare.

Oggi si è entrati nel vivo della vicenda. L'area è stata blindata fin dalla prima mattina, quando in 300 tra attiviste e attivisti, che si battono da anni contro la distruzione di un pezzo importante di costa, hanno bloccato i camion delle ditte incaricate dalla multinazionale di effettuare i lavori: dentro il cantiere le ruspe, fuori le proteste dando il via così dalle prime ore dell'alba ad una mattinata di lotta, molto calda, e di resistenza popolare.  

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A proteggere la grande multinazionale che cura i lavori centinaia di agenti, blindati, scudi, caschi e manganelli di Polizia e Carabinieri e un elicottero, oltre un’intera contrada militarizzata per impedire ai No TAP di difendere con i loro corpi i lavori di estirpazione di oltre 200 alberi d'ulivo. 

Intorno alle 10.00 alcuni attivisti si sono seduti a terra, mentre molti altri si trovano all’esterno dell’area, per provare ad impedire ai camion di uscire dall’area dei lavori. Un presidio che sempre più folto con il passare delle ore, pacifico ma determinato nei suoi intenti, tanto che i mezzi della multinazionale svizzera non sono riusciti ad uscire, per un lungo lasso di tempo, fin quando non c’è stato l’intervento delle forze dell’ordine che nonostante si trovasse davanti a cittadini, ambientalisti, intere famiglie, ha cominciato a spintonare a più riprese il presidio (vedi video cliccando qui).

In mezzora cambia il registro e verso le 13.00 la polizia carica duramente i manifestanti No Tap che impedivano l’uscita dei mezzi dal cantiere di San Foca, mezzi con a bordo i primi ulivi secolari sradicati. La seconda carica, più violenta, arriva una manciata di minuti dopo. Alcuni feriti, due manifestanti a terra per le botte ricevute, mentre un 65enne, storico attivista della zona, è stato colto da malore e soccorso dai sanitari. L’uomo è in sciopero della fame da una settimana contro il Tap. 

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Dopo le due violente cariche sono usciti dal cantiere i primi cinque camion, con a bordo un totale di dieci ulivi secolari sradicati. A difesa dei mezzi gli agenti, che hanno dovuto fare spazio con la forza al momento dell’uscita dal cantiere, e hanno così sgomberato in parte il blocco popolare all’ingresso del cantiere.

La risposta dalle istituzioni ancora una volta è molto chiara: si favoreggiano gli interessi delle multinazionali a discapito di chi il territorio lo vive ogni giorno e lo difende da logiche di profitto e dalla devastazione.

La diretta della mattinata su Radio Onda D'urto

Foto tratte da Presidio NO TAP

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