Un’altra azienda campana dell’elettronica cade nel vortice della recessione economica

Napoli: Telecontrolli, una microvertenza emblematica

A rischio immediatamente il lavoro di cinquanta su ottanta impiegati

23 / 7 / 2012

   Dopo i casi di Italtel, Olivetti, Alitec, Alcatel, IPM, un’altra azienda campana dell’elettronica cade nel vortice della recessione economica. Ma non solo. Per l’ennesima volta, alla crisi si associa un atteggiamento egoistico della parte imprenditoriale che punta solo a conservare il proprio profitto a scapito di chi ha contribuito principalmente a produrlo, le lavoratrici e i lavoratori.

   Si tratta della Telecontrolli s.r.l. , una realtà che produce microelettronica ad alto contenuto tecnologico.

   «C’è tutto alla Telecontrolli. C’è la matematica, la chimica, la fisica, la meccanica, l’elettronica […] c’è la scienza racchiusa in quei piccoli modulini che si producono» così scrivono i lavoratori in una lettera che descrive lo sfacelo, e continuano: «un fiore all’occhiello insomma! un vanto dell’elettronica Campana e nazionale un gioiellino della tecnologia che ha provveduto per oltre 35 anni ai fabbisogni dei professionisti che ci hanno lavorato e che se fosse capitata in giuste mani oggi sarebbe prospera e felice. Ma purtroppo negli ultimi anni nessuno tranne i dipendenti di questa azienda ha mai capito niente. Nessuno ha prestato la dovuta attenzione a questa meraviglia della tecnologia».

  Con una comunicazione del 9 luglio 2012, l’Amministratore Unico (e socio di maggioranza) Francesco Ferdinando Verolino notifica alle dipendenti e ai dipendenti di virare verso la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, per cessazione di attività. Gli stessi lavoratori già sono da due anni sotto la formula del Contratto di Solidarietà che prevede in media la riduzione dell'orario di lavoro del 60%, permettendo così di evitare la riduzione del personale. In verità la linea dell’impresa non è neppure chiara fino in fondo perché, nonostante l’annuncio di cassa integrazione straordinaria, la dirigenza non ha avviato a proposito né un confronto serio con le parte sindacali né alcun procedimento reale, lasciando intendere più che altro la volontà di cercare esclusivamente la via di uscita più comoda per la dismissione totale dell’attività.

  I delegati sindacali chiariscono come le lavoratrici e i lavoratori della Telecontrolli siano in stato di sciopero da lunedì 16 luglio perché pretendono di essere coinvolti nella scelta relativa al futuro dell’azienda e al proprio destino lavorativo: cassa integrazione ordinaria, straordinaria, alternata etc… Tuttavia, ciò che si reclama a voce più forte è che prima di tutto vengano risolti i debiti che l’impresa attualmente ha verso i dipendenti. Di fatti, attualmente, a questi ultimi viene negato il pagamento di spettanze retributive (gli ultimi due mesi di stipendio; il 50% della tredicesima mensilità anno 2011; la liberalità natalizia che corrisponde in busta paga anni precedenti a quota di retribuzione acquisita; premio perequativo art.9 CNL). Da gennaio la parte lavoratrice viene pure privata dei ticket per la mensa che invece vengono regolarmente citati in busta paga. Inoltre la proprietà non  versa sia i contributi sindacali che quelli dovuti al fondo-Cometa dal mese Gennaio 2010, anche se pure questi sono contabilizzati nello statino.
 
  Una grande violazione dei diritti che non pesa solo sul piano di un’etica del lavoro ma che si traduce in problematiche quotidiane scontate sulla pelle di intere famiglie sempre più a rischio povertà, soprattutto laddove incalza contemporaneamente lo smantellamento degli ammortizzatori sociali e di tutte le altre forme di welfare.

   Una microvertenza che vede a rischio immediatamente il lavoro di cinquanta su ottanta impiegati, ma che in breve tempo potrebbe portare alla liquidazione di tutta l’attività con la disoccupazione di tutte le ottanta unità (la maggioranza delle quali di sesso femminile e quindi già gravati della discriminazione di genere tipica del mercato del lavoro in Italia), alimentando tra l’altro la nuova polveriera sociale degli “esodati” (lavoratori over 50 espulsi dal mercato dal lavoro e non ancora ammessi in pensione in conseguenza di un innalzamento dell'età o dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico), vista l’età media dei dipendenti.

   Una storia oramai ordinaria in tempi di  recessione e di restrizione del campo dei diritti nel mondo del lavoro ma che è emblematica per avere il senso di una realtà diffusa che costituisce la maggior parte del panorama della crisi sociale fatta di crolli proprio di imprese piccole e medie seppur dalla produzione virtuosa.

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Napoli: Vertenza Telecontrolli s.r.l.

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