I due articoli di cronaca e commento allo sgobero del campo nomadi a Roma di MilitantA-Assalti Frontali usciti sul Manifesto

La pulizia etnica

Il primo articolo è del 12/11 è racconta la giornata dello sgombero Il secondo pubblicato il 14/11 ci aggiorna su gli ultimi avvenimenti

14 / 11 / 2009

Sgomberato il Campo Nomadi di Casilino-Centocelle

Helèna e Florentina erano regolarmente a scuola stamattina, al loro posto in prima elementare. Ma oggi non è un giorno come gli altri. All’uscita queste due piccole alunne scopriranno che la loro casa non c’è più. E’ stata rasa al suolo. Stessa sorte per gli altri 45 bambini rom che frequentano la scuola Iqbal Masih e altri 50 che sono nelle scuole pubbliche del municipio sesto e settimo. Tutti piccoli abitanti del campo nomadi di Casilino-Centocelle, nel canalone tra via Casilina e via di Centocelle, sgomberato stamattina dal sindaco Alemanno. Polizia di Stato, Esercito Italiano, Vigili Urbani, Protezione civile, hanno “Cantierizzato” il campo, così si dice nel linguaggio tecnico. Che vuol dire: fuori tutti i 400 abitanti in mezz’ora, strisce rosse e bianche a delimitare la zona, e una ruspa che accortaccia questa sorta di villaggio come una pallina di carta da gettare in un cestino. Era un anno di lavoro. Era un campo cosiddetto abusivo, è vero, eppure molto decoroso. Abitato da una comunità rom originaria di Calarasi, piccola e povera città a sud di Bucarest, arrivati qua un anno fa. Gente che si è fatta ben volere subito da chi ha avuto il minimo di curiosità e umanità di avvicinarli. Gente cortese, gentile, che manda tutti i giorni i loro figli a scuola, puliti nei limiti del possibile (non hanno l’acqua corrente), fanno riciclo di rame senza accendere fuochi, ripuliscono le strade e i cassonetti di tutto ciò che i cittadini “normali” hanno di troppo nelle loro case.  Ma naturalmente sono loro a essere considerati di “troppo”. E Alemanno sfrutta le paure per operazioni mediatiche che sono sofferenza umana. Maestre e dirigenti delle scuole vicino vanno a portare solidarietà. I volontari dell’associazione Topica si danno da fare insieme ai compagni e le compagne dei BPM, delle occupazioni delle case, per cercare una soluzione. Nelle strade intorno, a fine mattina, sembra di assistere a una scena di profughi in fuga da zone di guerra. Donne e uomini pieni di fagotti spingono carrelli della spesa, passeggini stracarichi, alcuni a piedi, altri in bicicletta o in vecchi furgoni, mentre camminano perdono una bambola, una bacinella con dei panni, un cuore di peluche. Ma dove vanno? Per il momento dall’altra parte della Casilina, a Villa De Santis, accampati nel giardino pubblico del quartiere. Il delegato del sindaco dice che è garantita “la massima assistenza umanitaria e di carattere sociale”. Ma c’è solo tanta polizia e una proposta inaccettabile: il rimpatrio assistito o la sistemazione di donne e bambini nel circuito dei residence fuori dal raccordo (per gli uomini non si sa). Questa è una comunità che si sta inserendo nel territorio, ha intrecciato relazioni, tra poco escono i bambini di scuola e dove dormiranno stanotte? Dal febbraio scorso l’associazione Topica, chiedeva un tavolo per affrontare la situazione. Nessuna risposta. E’ chiaro che vedendo le foto uno si chiede: come può un bambino vivere in un posto del genere? Ma questa è la realtà di Roma nel 2009. Non c’è bisogno di prendere l’aereo per andare a vedere un altro mondo: è giusto dall’altra parte dei binari. Eppure c’è una grandissima umanità, qui, sembrerà incredibile, non c’è acqua né luce, ma c’è amore, c’è cura, c’è attenzione. Non si può pensare di risolvere le cose con gli sgomberi violenti e improvvisi. Alemanno sa che questa è una partita su cui ha già vinto una volta le elezioni e le opposizioni sono molto incerte a riguardo, perché non c’è cultura per immaginare degli investimenti sull’accoglienza e l’integrazione condivisa. Si spendono molti più soldi con queste operazioni di facciata e di polizia. I cittadini che votano hanno paura del diverso e del povero e la risposta più facile è questa. Nei giorni scorsi i consiglieri municipali del PDL hanno raccolto firme per una lettera al sindaco, perché si dicono delusi dalla mancanza di iniziativa riguardo gli sgomberi. Ed ecco la risposta. Ma non si cancellano così le vite di 500 persone. Dopo la sosta a villa De Santis si decide di occupare uno stabile, l’ex stabilimento dell’Heineken, un palazzone che era già stato occupato a giugno scorso per sollecitare l’invio di bagni chimici e l’acqua nel campo. All’uscita di scuola i piccoli scolari troveranno questa come loro abitazione temporanea. Ancora una volta penseranno di essere di “troppo”, sbattuti da una parte all’altra. Domani vedremo. Per questa notte la polizia dice non interverrà .

Gran casino al Casilino.

A 72 ore dallo sgombero del campo nomadi di via Centocelle a Roma, la situazione è ancora tutta in movimento. Alemanno pensava di cavarsela in fretta, con un’operazione di polizia e via, esercito e telecamere al seguito, distruggendo il campo e spargendo in giro come formiche impazzite i 400 abitanti del campo. Ma si è sbagliato. E’ andato a sbattere contro il muro della realtà, che è molto più complessa delle sue idee postfasciste. Una realtà fatta di donne, uomini e bambini rom che frequentano le scuole vicino e hanno relazioni e affetti con un territorio che sta cercando di proteggerli. Amnesty International è intervenuto per la mancanza di assistenza e soluzioni alternative durante lo sgombero e Alemanno, con una bomba sociale scoppiata tra le mani,  ha accusato i centri sociali di aver boicottato il suo piano di sistemazione nei centri di accoglienza. Ma nella realtà dei fatti il suo piano era una truffa. E in questi tre giorni si è messa in moto una Roma solidale e meticcia che ha combattuto con i rom per costruire e trovare una soluzione. In parte ci siamo riusciti. Associazione Topica, maestre e genitori che conoscono i bambini a uno a uno, occupanti delle case che hanno aperto i loro posti, il sesto municipio cha ha aperto la propria sala consiliare. Una rete di resistenza imprevista e straordinaria. Quasi tutti i componenti della comunità sono ancora nel territorio. Questa mattina alle 07.30, con un’ora di anticipo, quindici piccoli rom erano già davanti la scuola Iqbal Masih, la loro scuola, ad aspettare di entrare in classe, la loro classe. Hanno passato la notte al “Metropolix”, in via Prenestina, uno stabile occupato alcuni mesi fa dai BPM e tornato molto utile per garantire la territorialità e la scolarizzazione avviata. E chi accusa i centri sociali di voler far vivere i rom nelle baracche può ricredersi, perché da ieri avranno un tetto in muratura. Stamattina sono andato nello stabilimento a vedere come stanno e ho trovato una sfida di convivenza. Ci sono marocchini, peruviani, italiani, rom rumeni, ognuno deve mettere da parte un po’ della propria cultura. Gli occupanti hanno parlato chiaro ai nomadi: “Noi abbiamo delle regole e dovete rispettarle. Il cancello deve essere chiuso. Ci deve essere una persona di picchetto ogni due ore. Bisogna tenere pulito. Ognuno deve prepararsi da mangiare e provvedere a se stesso. Non ci deve essere via vai continuo”. Alcuni nomadi non hanno accettato, considerando queste poche norme una costrizione e sono andati via. Chissà dove. La gran parte, quelli con i bambini, hanno detto si. E hanno preso possesso di una parte dello stabile. Contemporaneamente nella sala consiliare del sesto municipio è aperto un tavolo con le associazioni e la Caritas per chi sta dormendo là dentro. In 5 aspettano di uscire da Ponte Galeria, dove sono stati rinchiusi arbitrariamente durante gli sgomberi. In venti sono tornati in Romania, pagandosi il biglietto da soli, dopo essere fuggiti dal pullman del rimpatrio assistito, che era in realtà una truffa e che gli stava portando in un centro di assistenza fuori dal raccordo.

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