Crisi della finanza e crisi ambientale

“Comune economico” e "comune ecologico"

16 / 11 / 2009

Nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 novembre, oltre duecento persone - tra attivisti, docenti e ricercatori, accademici e non - hanno partecipato presso la sede della Venice International University, sull'Isola di San Servolo a Venezia, al seminario della rete Uni.Nomade.

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PRIMA GIORNATA

CRISI DELLA FINANZA E “COMUNE ECONOMICO”

La discussione è stata dedicata, nel pomeriggio di sabato, alla prosecuzione e all'approfondimento dell'analisi della crisi finanziaria e ad una prima descrizione di ciò che s'intende per "comune economico". In particolare, la relazione di Andrea Fumagalli si è soffermata sulla definizione di "beni comuni" in economia e sull'impossibilità per la dicotomia pubblico/privato di cogliere la complessitò del processo di accumulazione "bioeconomica"; quella di Christian Marazzi ha aggiornato puntualmente il "diario della crisi", sottolineando il ruolo delle Banche centrali (cioè degli stati) nel processo di ulteriore finanziarizzazione dell'economia, fino alla creazione di una vera e propria "bolla della sfera pubblica". Per Marazzi siamo di fronte ad una progressiva autonomizzazione del capitalismo finanziario rispetto alla società, in parallelo con il "divenire rendita del capitale", ma ciò significa anche che la rendita produce sempre più rapporti di dipendenza personale e la governance stessa si presenta come gestione della rendita, appropriazione parassitaria di un bene comune che è lo stesso "bios".

Introduzione di Sandro Mezzadra

Andrea Fumagalli

Cristian Marazzi

Trascrizione intervento

Alla discussione hanno partecipato Stefano Micelli (economista di Ca' Foscari e Dean della Venice International University), Federico Chicchi, Marco Passerella e Toni Negri. Per Micelli, anche il pensiero economico mainstream (gli ultimi Nobel a Olstrom e Williamson , così come la Harvard Business School) si sta ormai rendendo conto dell'importanza di quelle "terre di mezzo" tra Stato e mercato, costituite dai commons, beni comuni in quanto competenze territoriali e sociali diffuse, incarnate nelle persone e nelle comunità (reali o virtuali che siano); e sono proprio le comunità che possono ricostruire la presenza del soggetto nel capitalismo industriale. Per Negri, la potenza immateriale del lavoro vivo ha determinato una nuova ontologia della produzione (come dimensione storica di accumulazione) che ha, a sua volta, prodotto un comune cooperativo e intellettivo; è qui che il capitale diventa invece recessivo, deve lottare contro questa realtà, bloccarne lo sviluppo; si tratta perciò di costruire una contemporanea "legge del valore", a partire dal comune come misura del valore d'uso e dai piccoli continui conflitti che sono oggetto della governance.

Steano Micelli

Federico Chicchi

Marco Passarella

Antonio Negri

Repliche di Andrea Fumagalli e Cristian Marazzi

SECONDA GIORNATA

CRISI AMBIENTALE E “COMUNE ECOLOGICO”

Domenica mattina, le relazioni di Beppe Caccia e Gianfranco Bettin hanno aperto il confronto, del tutto inedito per la rete di Uni.Nomade, sulla crisi ambientale e la definizione di un "comune ecologico".

Beppe Caccia ha introdotto le caratteristiche di una crisi ecologica globale, che si presenta come concatenamento sistemico, a partire dalla messa in discussione delle condizioni stesse che hanno finora permesso la riproduzione della vita all’interno della biosfera. La crisi ecologica non può più essere considerata lo “sfondo” o addirittura una “contraddizione seconda” rispetto al conflitto capitale/lavoro, ma richiede strumenti concettuali e analitici nuovi che permettano di coglierne appieno portata ed effetti. Il pensiero di Georgescu-Roegen può essere assunto un punto di partenza utile all'attraversamento critico delle culture politiche che si sono confrontate con le tematiche ambientali e, in particolare, al superamento delle dicotomie che le hanno caratterizzate: la distinzione secca tra "natura" e "artificio" e le coppie "scarsità/ricchezza" e"crescita/conservazione".

Lo stesso schema ciclico lotte-crisi-ristrutturazione-sviluppo, attraverso il quale il marxismo critico ha letto la dialettica sociale tra lavoro vivo e capitale, appare oggi in questione. La differenza, invece, tra risorse materiali esauribili e beni immateriali potenzialmente infiniti, prodotti dalla cooperazione e condivisione sociale, offre la possibilità di pensare e praticare un "comune ecologico", che si presenti come reale alternativa, nella de-crescita dalla dipendenza dai rapporti proprietari capitalistici e nella crescita dell'indipendenza da essi.

Beppe Caccia

Gianfranco Bettin ha sottolineato l'urgenza di un'elaborazione politica adeguata all'accelerazione della crisi ambientale, a partire in particolare dal surriscaldamento globale e dai cambiamenti climatici. C'è una convergenza di tempi e di pratiche nella crisi, che richiede una nuova dimensione dell'ecologia politica, in grado simultaneamente, di "evitare le catastrofi, salvare l'agibilità democratica e sviluppare pratiche alternative." E a tali pratiche devono essere integrati anche i comportamenti individuali. Attraverso tre suggestivi esempi di "tragedie dei commons", locali e globali al tempo stesso (baccalà, vongole e laguna di Venezia), Bettin ha proposto una alleanza tra lavoro vivo e lotta alla dissipazione delle risorse: si tratta di accumulare potenza per spazi di sperimentazione alternativa, utilizzando anche strumenti nuovi, distinguendo il concetto di "crescita" da quello di "sviluppo" e misurandosi con dispositivi scientifici critici quali quello di "analisi emergetica" e "impronta ecologica".

Gianfranco Bettin

Nel pomeriggio - dedicato a "precarietà climatica, questione energetica e Green economy" - Adelino Zanini ha brevemente introdotto la relazione di Ivo Gallimberti e i contributi di Giammarco De Pieri, Luca Tornatore e Alberto Mazzoni. Gli interventi di Luca Casarini e Sandro Mezzadra hanno poi concluso le due giornate seminariali. 

I contenuti della discussione concettuale e politico-culturale del mattino sono stati verificati sul terreno dell’analisi della crisi energetica nella crisi globale. Si è cominciato inquadrando storicamente il rapporto tra a) fonti energetiche e modello di accumulazione capitalistica e b) produzione energetica e forma politica del comando capitalistico.

Nella crisi attuale, il tema dell’energia sembra essere intrecciato con tre aspetti:

a)quello di una generale “crisi ecologica” che ha anticipato, nutrito e accompagnato la crisi finanziaria ed economica, attraverso la crescente consapevolezza dell’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo capitalistico, sostanziata dal nesso tra schiacciante prevalenza dell’impiego dei combustibili fossili, effetto serra, surriscaldamento globale e sue conseguenze climatiche e sociali (vedi anche il periodico, drammatico riproporsi di crisi alimentari su scala planetaria – o anche l’effetto della loro combinazione sui fenomeni migratori di massa);

b) quello, più specifico, di una insufficienza, presente o futura, delle riserve di combustibili fossili a corrispondere alle effettive necessità della macchina produttiva capitalistica globale, e ciò a fronte di una crescente difficoltà a determinare, a mezzo dell’esercizio di comando politico-militare, non solo il quantitativo disponibile, ma anche i prezzi delle materie prime (vedi la fluttuazione, estrema ed imprevedibile, del prezzo del greggio negli ultimi due anni);

c)quello, infine, di natura geopolitica, di fronte alla competizione tra potenze regionali per accaparrarsi l’accesso alle risorse energetiche, combustibili fossili in particolare, in quantità e a prezzi adeguati, ovvero a “valorizzare”, in termini di esercizio di potenza economica e politica, le riserve energetiche o le risorse tecnologiche di cui si dispone.

La discussione è stata poi orientata dal tentativo di rispondere ad alcune questioni.

1) Questa analisi multilivello della crisi energetica ci porta alla questione della ricerca scientifica e dell’applicazione produttiva sulle fonti rinnovabili. Il ricorso alle energie rinnovabili è, insieme al tema della “mobilità sostenibile” e a quello della radicale modificazione degli stili di vita e di consumo nei paesi sviluppati, il cuore di tutti i discorsi intorno alla “green economy”.

Come possono convivere o confliggere, in questa prospettiva, le spinte dal basso ad una radicale messa in discussione dell’attuale modello di sviluppo in crisi (insieme alla domanda di indipendenza energetica, e quindi produttiva e politica) e la ricerca, da parte dei settori più avveduti delle oligarchie capitalistiche, di una possibile via d’uscita dalla crisi ?

2) La “green economy”, e la scelta energetica a favore delle rinnovabili unita ad una profonda ristrutturazione ecologica delle dinamiche produttive, può effettivamente rappresentare, dal punto di vista capitalistico, il volano di una nuova fase espansiva dello sviluppo, in grado di risolvere - per quanto temporaneamente - i problemi posti dalla crisi ?

3) Se all’impiego di determinate fonti energetiche ha sempre corrisposto un preciso modello di divisione internazionale del lavoro  e un’altrettanta precisa definizione del comando politico sulla società, quali scenari possono essere prefigurati da una svolta in direzione delle rinnovabili, fonti per loro natura diffuse e facilmente accessibili ? Possiamo immaginare che il conflitto si ridislochi dal controllo delle risorse al controllo sulle tecnologie e la loro diffusione ? Con quali prospettive per i movimenti ?

Introduzione di Adelino Zanini

Ivo Galimberti

Gianmarco De Pieri

Luca Tornatore

Alberto Mazzoni

Luca Casarini

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Playlist

Sull’energia ed i suoi principi, il lavoro e la crisi dello sviluppo, di Gianmarco De Pieri.