Bologna - 25 novembre: Legge 119-2013 NON IN MIO NOME!

Quello che desideriamo contro la violenza sulle donne non coincide con la punizione di un reato. Desideriamo il diritto all’abitare, al reddito, al sapere, alla salute, alla dignità, all’ autodeterminazione.

Utente: octopussy
21 / 11 / 2013

Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, partecipiamo allo sciopero delle donne, dandoci appuntamento alle 16.30 in piazza Verdi per incontrarci con quant* desiderano raggiungere il corteo che si raduna in piazza XX settembre alle 17.30.

La violenza sulle donne non è un problema emergenziale, ma strutturale. Passando per la casa, le scuole e l’università, le strade e gli ospedali, attraversa il nostro quotidiano.

Eliminare la violenza contro le donne significa portare avanti una lotta politica, sociale, culturale, che non si risolve tra una questura ed un processo, ma riguarda in primis la nostra vita.

Bisogna promuovere progetti di educazione alle differenze di genere nelle scuole, finanziare le case antiviolenza e i centri delle donne, puntare sulla socialità di strade e piazze.

Bisogna puntare sui diritti.

I media si affannano a presentarlo la legge 119 come legge contro il femminicidio. Il governo Letta ci marcia: ma si tratta di strumentalizzazione dei nostri corpi di donne.

Noi non abbiamo mai chiesto più controllo.

Abbiamo sempre chiesto più libertà. Libertà di uscire di sera da sole, di rientrare in casa e fidarci di chi vive con noi, di vestire come vogliamo e parlare con gli sconosciuti senza temere violenze di alcun tipo.

La scelta del governo d’investire solo sulle forze dell’ordine, di inasprire le pene, di eliminare la revoca della querela è una decisione politica che si traduce in stretta securitaria. Definire emergenza il femminicidio è una scusa palese: lo dimostra il fatto che nel seguito del testo si parla di emergenza immigrazione nord Africa e risarcimenti alle imprese delle grandi opere che hanno subito danni da parte di manifestanti (il riferimento alle lotte no Tav e per i beni comuni è evidente).

La Legge 119 è un miscuglio inaccettabile di restrizioni, non presenta alcuna prospettiva di risoluzione dei nostri problemi.

Peggio: aggrava la situazione. Seguendo gli stereotipi del conservatorismo il governo Letta ci ha dipinte come vittime incapaci di ogni decisione, come soggetti vulnerabili da affidare alla protezione statale, cercando di dividerci in donne perbene e donne per male.

Crede davvero questo governo che nessun* capisca il tranello?

Certo, perché dovremmo sentirci più sicure nelle mani dello stato, o in quelle della famiglia. Si dà il caso che le forze dell’ordine siano spesso colpevoli delle stesse violenze, e che questo paese in quanto a Stato e rapporto col corpo delle donne abbia dato il peggio negli ultimi dieci anni.

No. Non ci fidiamo di nessuno di loro. E la parola protezione ci sembra sinonimo di delega. Preferiamo parole come autodeterminazione, partecipazione.

Sin troppo facile l’operazione di Letta ovvero coprire tutto quello di cui il paese ha bisogno e ridurlo ad una sola voce: emergenza.

No. Quello che desideriamo contro la violenza sulle donne non coincide con la punizione di un reato.

Desideriamo il diritto all’abitare, al reddito, al sapere, alla salute, alla dignità, all’ autodeterminazione.

per contatti: xxxxlibera@gmail.com

CS TPO-LàBAS

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