Alla rivoluzione in modulazione di frequenza

Piccolo contributo su radio Kairòs

6 / 1 / 2010

La prima volta che sono entrata in radio pioveva, anzi, diluviava. La mia casa era allagata da quattro giorni e la città era invasa da un oceano d'acqua che non accennava a volersi dirigere altrove. Eppure mi ero messa le scarpe col tacco, insomma, mi ero data un minimo di tono, non volevo fare la figura dell'artista squinternata e naif che arriva coi suoi progetti che più che progetti sono casini pronti a riversarsi ovunque.
Alle spalle avevo diversi anni di militanza in Veneto. Le scarpe col tacco le mettevo anche al cso Pedro e a Radio Sherwood e nonostante tutto non ero riuscita a convincere i compagni e le compagne di non essere naif e un pochino incasinata.

Ma insomma volevo dire qualcosa su radio Kairos. Pensavo di dover trovare un posto dove sentirmi accettata come artista nonostante i miei vestitini da vernissage, i miei neologismi poco opportuni e la mia presenza disordinata, ho trovato invece un luogo dove mi sento accettata proprio per questo.

Radio kairos è una creatura che sta prendendo la sua forma lentamente attraverso la dedizione di persone che hanno storie molto diverse tra di loro, storie diverse vuol dire vissuti diversi e vuol dire approcci diversi, progetti diversi, modi diversi di gestire le collaborazioni e tutto questo un pochino, credo, si vede nel palinsesto. Un palinsesto simile più alla tavolozza usata di un pittore che a un ordinato arcobaleno, alcuni colori si mescolano, altri meno, alcuni lo fanno con grazia, altri fanno venire fuori mescolanze improbabili e un pochino inquietanti, ma il risultato è vera vita.
Questi due anni di Radio Kairos sono stati per me due anni di esperimenti, di molte prove, alcuni errori e qualche passo felice. Due anni di una strada che stiamo percorrendo senza sapere dove porterà ma sicuramente ci rassomiglia e, soprattutto, rassomiglia alla radio come la vorremmo noi.

Forse la mia rivoluzione sta nascosta qui, nell'idea di portare avanti il progetto di una radio come piace a me. Questo sì che oggi può essere un piano davvero sovversivo, una radio che assomigli alle persone che la fanno, persone che hanno esistenze articolate, difficili, lavoratrici e lavoratori precari, migranti, sperimentatori, militanti, femministe, artisti, individui che vengono da situazioni distanti e improbabili e che si incontrano con il sogno (la possiamo ancora usare, questa parola?) di creare un palinsesto che li rappresenti.

E alla base di questo tentativo, che ha un che di prometeico nel mondo della comunicazione radiotelevisiva italiana, c'è la convinzione che, al contrario di quello che qualcuno vorrebbe farci credere, non siamo una sparuta minoranza di squilibrati o di eclettici, non siamo delle bestie rare ma che siamo tanti tanti di più di quello che sembra, e questa radio non è solo per noi che trasmettiamo ma per tutti quelli che una radio come loro ancora non cel'hanno e potrebbero trovarla qui.

Non lo so, forse sono troppo idealista ma ecco, il bello è anche questo, che sono troppo idealista e trasmetto da radio kairòs senza sentirmi un'imbecille o senza sentirmi a disagio, ma allo stesso tempo sapendo che qui non sono tutti come me, che ci sono anche quelli coi piedi per terra, quelli con un piede per terra e uno sulle nuvole, quelli che ancora non sanno dove hanno i piedi, quelli che lo stanno scoprendo adesso.


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