Le mani sulla città

di Antonio Musella

24 / 12 / 2008

Nomi, correnti, lobby dietro lo scandalo Global Service

"Il mondo si divide in due categorie : chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi!
"
Clint Eastwood dal film "Il buono, il brutto, il cattivo"



Lannus horribilis 2008 per la città di Napoli sembra trovare la sua esplicitazione nel mancato miracolo di San Gennaro che non ha avuto luogo proprio alcuni giorni fa nonostante la trepidazione dei fedeli nel Duomo di Napoli. Eppure lo scandalo Global Service che ha colpito nelle fondamenta il sistema di potere politico – imprenditoriale della città, con l'arresto del più importante immobiliarista del paese Alfredo Romeo, di diversi assessori, del sovraintendente alle opere pubbliche in Campania e Molise Mautone, e che vede la richiesta di arresto per i deputati Lusetti e Bocchino, non può essere considerato un caso locale.
La vicenda che gira intorno al Global Service ed all'imprenditore Romeo ciò che viene fuori é un complesso ed intrigato sistema di potere che vede unite in un asse di affari le città di Napoli e di Roma insieme al Vaticano. Si perché anche sotto il Colosseo lo scandalo Global Service fa tremare in tanti, dai vertici del Pd a quelli ecclesiastici, a testimonianza di come gli interessi economici in questo paese trovano un rinnovato interesse da parte della curia. Ma non sarebbe corretto parlare di un sistema gestito dal Partito Democratico, o meglio da un qualsiasi partito. Al di là del rinnovato consociativismo con cui il quadro della rappresentanza istituzionale gestisce il potere sui territori, dimostrato inoltre dal coinvolgimento nelle recenti inchieste sulla corruzione sia di politici di centro sinistra che di centro destra, oggi non possiamo parlare di una forma partito immaginandola come forma di organizzazione di massa e punto di riferimento nella società. I partiti sono finiti, già da un po'. La rappresentanza istituzionale é sulla via del tramonto.
Attraversare i partiti e le amministrazioni pubbliche é diventato un arte di pochi ed un esercizio necessario all'applicazione di interessi lobbistici. Quando parliamo di Alfredo Romeo ad esempio parliamo di un gioco di interessi a più polarità, altrimenti sarebbe stato impossibile per il ricco immobiliarista partenopeo aggiudicarsi gli appalti per il Comune di Roma, di Milano, di Venezia, ed i grandi e lussosi palazzi del potere romano. Ma non solo, perché sempre in Campania Romeo si é aggiudicato anche le gare d'appalto per i servizi di pulizia dell'Università Orientale e dei Centri per l'impiego della Regione Campania.
Quando parliamo del filone riconducibile al Pd che ha garantito a Romeo la gara d'appalto sul Global Service a Napoli (mai aggiudicata tra l'altro) parliamo degli stessi capaci di garantire a Romeo lo stesso appalto al Comune di Roma durante la gestione Rutelli – Veltroni, gli stessi capaci di mettere una parola importante rispetto agli appalti del Vaticano che interessavano Romeo, gli stessi capaci di garantire all'imprenditore anche altre gare d’appalto come quelle per le opere pubbliche e per la refezione scolastica. Fu infatti l'allora sindaco Walter Veltroni che assegnò proprio alla Romeo S.p.a. il Global Service del Comune di Roma.
Veltroni ruppe il suo rapporto elettorale con l'unione dei costruttori romani decidendo appunto di unificare la miriade di contratti per la manutenzione stradale, assegnandola ad un imprenditore venuto da un'altra città. Non più quindi una ragnatela di appalti da assegnare ai costruttori amici dei politici, ma tutto nella mani di Alfredo Romeo. Ed <è proprio con il Comune di Roma che la Romeo si vede aggiudicare anche altri appalti relativi al mercato immobiliare. Alemanno in novembre ha smantellato l'appalto del Global Service ritornando al più "domestico" rapporto con i costruttori romani.
Ma anche a Bari, dove Romeo sembra si sia aggiudicato la gara d'appalto per i servizi di pulizie nelle Asl conoscevano l'eccentrico imprenditore già dal 2006 quando cominiciarono ad indagare su di lui.

Politici certo, dal livello più basso a quello più alto che molto spesso rimane fuori dalle inchieste, i cui nomi, troppo importanti, non compaiono mai. Quando parliamo di Giorgio Nugnes, di Ferdinando Di Mezza di Giuseppe Gambale parliamo di quel gruppo di potere ex Margherita che fa riferimento direttamente alla corrente di Francesco Rutelli, attraverso Renzo Lusetti di cui la procura di Napoli ha chiesto l'arresto per aver favorito Romeo per l'aggiudicazione di appalti per il Comune di Roma. Lo stesso Lusetti della corrente teo–dem già interessata alla gestione della nuova veste del commissariato straordinario all’emergenza rifiuti in Campania. Quelli guidati da Donato Mosella e che hanno come punto di riferimento assoluto lo stesso Rutelli e le gerarchie vaticane. Singolare risulta essere ad esempio il metodo con cui Giuseppe Gambale gestiva i suoi rapporti con la Romeo. Gambale beneficiava di posti di lavori presso ditte riconducibili alla Romeo dove sistemava clienti e persone a lui vicine, ma soprattutto la Romeo versava significative somme di denaro alla fondazione "A voce re criature" guidata da Don Luigi Merola, prete anti camorra del rione Forcella che da sempre é vicino all'ex sottosegretario all'istruzione.
Gambale é considerato molto vicino ad una serie di arciconfraternite e sembra risultare legato al Cardinale Bertone. Questo gli dava la garanzia non soltanto di entrare in maniera organica nel gruppo dei rutelliani, ma di risultare assolutamente affidabile, nonostante la giovane età, per la gestione degli affari.
Gambale nelle intercettazioni telefoniche rese pubbliche definisce al telefono con Romeo il sindaco Iervolino"una scema completa...". Il sindaco infatti esplicita a Gambale la sua intenzione di svolgere una gara per il Global Service "severissima e serissima" chiedendo di inserire anche dei magistrati della commissione che avrebbe dovuto valutare le offerte della gara. La Iervolino con molta probabilità non é "scema" ma preferisce non inserirsi in nessuno degli affari che passano per la sua giunta, lasciandoli gestire agli assessori in cerca di carriere e prebende, pur sapendo benissimo come andavano le cose. L'avere le "mani candide" come ribadisce il sindaco, non significa non avere una responsabilità politica sulle modalità di lavoro della sua giunta.
Un'altro tassello del filone rutelliano del Pd interessato all'affare Romeo é costituito da Pasquale Sommese, consigliere regionale, capace di raccogliere oltre 36 mila preferenze alle regionali del 2005. Un pezzo grosso, vicino agli ambienti della ex Margherita inseriti molto bene nelle aziende ospedaliere e nel mondo della sanità privata e pubblica. Sommese doveva occuparsi del "piano casa" della regione Campania, il suo iter in commissione ed in consiglio per indirizzarlo verso gli interessi della Romeo S.p.a. Sommese non é indagato nell'inchiesta anche perché il piano casa della regione non é andato molto avanti negli ultimi anni, ma i suoi rapporti con Romeo sono evidenziabili non solo dagli incontri in regione avuti per tutto il 2007 ma anche dalle intercettazioni. Sommese é uno dei consiglieri del Pd più potenti grazie anche alla gestione dell’assessore regionale alla sanità Montemarano che ha portato la regione sull'orlo del commisariamento a causa del debito della sanità.
Ma questa é un’altra storia...
Politici, come Italo Bocchino, vero delfino di Gianfranco Fini, editore del quotidiano Il Roma, candidato alle regionali del 2005 contro Antonio Bassolino, capogruppo di Allenza Nazionale alla Camera prima e vice capogruppo del Pdl oggi. L'uomo di Gianfranco Fini in Campania che ha fatto una carriere strabiliante ricomprendo ruoli sempre piu’ prestigiosi. Dal dito medio alzato al fianco di Daniela Santanche’ contro il movimento studentesco del 2005 che assediava il parlamento in occasione dell'approvazione della riforma Moratti, Bocchino divenuto uno degli eredi del presidente della camera Fini considera il sistema di potere costruito insieme a Romeo, come si evince dalle intercettazioni telefoniche :"un sodalizio, un sistema consolidato... una cosa solida...". Bocchino secondo gli inquirenti aveva il compito di "garantire" la linea di Alleanza Nazionale in Comune rispetto alla Romeo, e garantire la linea nazionale del centro destra rispetto agli interessi del gruppo immobiliare. Ma accanto ai politici capaci di costruire lo strumento delle lobby nelle amministrazioni pubbliche ci sono poi personaggi che della lobby sono molto di più che semplici strumenti.
Come il sovraintendente alle opere pubbliche in Campania e Molise Mautone, ancora oggi dirigente del Ministero dei Lavori pubblici, Mautone gestiva a piene mani gli appalti sulle opere pubbliche al Sud, oltre a ricoprire una serie di ruoli e consulenze pagate profumatamente dalle pubbliche amministrazioni come quella al Commissariato Straordinario al sottosuolo del Comune di Napoli. Mautone rifiutò persino di entrare nella prima giunta Iervolino del 2001 dichiarandosi slegato dai partiti. Doveva andare in giunta in quota rutelliana per "i democratici", al suo posto invece ci andò Ferdinando Di Mezza a cui forse il ruolo di strumento si addiceva di più. Lo stesso Alfredo Romeo non era certo un succube dei politici. Già perché la differenza sostanziale tra la tangentopoli anni novanta e quella dei giorni nostri sta proprio nei ruoli. Prima imprenditori costretti a pagare il pizzo ai politici, oggi politici che questuano agli imprenditori denaro e posti di lavoro. Alfredo Romeo ad esempio nella tangentopoli degli anni novanta dovette consegnare soldi un po' a tutti, all'ex sindaco socialista di Napoli Nello Polese, ma soprattutto i 4 miliardi di lire ad Alfredo Vito, il signor 100mila preferenze della Democrazia Cristiana, vicino ai clan della camorra, ed oggi in Forza Italia.
Oggi invece sono i politici ad andare con il cappello in mano dagli imprenditori.
Un'altro polo dello scandalo Romeo é costituito dagli uomini che vengono dal sindacato e che più organicamente sono legati ad Antonio Bassolino. Felice Laudadio ed Enrico Cardillo vengono entrambe dall'esperienza sindacale nella Uil. Il primo più anziano é il mentore del secondo diventato in poco tempo uno degli uomini più potenti della pubblica amministrazione in Campania. Presidente della società partecipata del trasporto pubblico napoletano ANM, Laudadio diventa nel 2006 assessore della seconda giunta Iervolino con delega alle gare d'appalto ed all'edilizia confezionando gare d'appalto su misura. Cardillo, titolare del bilancio comunale controlla anche le partecipate costruendo una fitta serie di clientele utilizzando delegati e funzionari dei sindacati confederali all'interno delle aziende municipalizzate da Anm a Metronapoli, da Napoletanagas ad Arin.
Tre poli di interesse politico i rutelliani del Pd, Bocchino ed Alleanza Nazionale, ed i Bassoliniani, a cui vanno aggiunti una serie di altri attori della politica istituzionale direttamente legati a Romeo. Non e’ difficile scorgerne i volti proprio in occasione dell'inaugurazione del Hotel extralusso che Alfredo Romeo aveva inaugurato proprio il 13 dicembre scorso a Napoli.
Tra gli invitati figurano l'assessore ai grandi eventi del Comune di Napoli Valeria Valente da sempre legata alla Cgil ed a Bassolino, il presidente dell'Unione Industriali Lettieri lanciato da Berlusconi come prossimo candidato del Pdl o alla presidenza della Regione o al Comune di Napoli, e poi l'assessore regionale al turismo Velardi consulente della Romeo S.p.a. fino all'incarico ricevuto pochi mesi fa da Bassolino nel rimpasto di giunta a seguito dell'emergenza rifiuti. Velardi é da sempre legato a Massimo D’Alema, vicino agli ambienti de"Il Riformista" guidato da Polito, si é lanciato in questi mesi in una feroce campagna contro l'amministrazione comunale arrivando a sostenere la necessità di liste civiche da lui guidate per il futuro della città.
I politici come strumenti, che in cambio ricevono quelle che vengono considerate"prebende" ovvero posti di lavoro, promesse di carriere politiche, favori, o meglio ancora"piaceri" come vengono definiti a Napoli. Alcuni si accontentano anche di poco come il sindaco di Pescara D'Alfonso che per gli appalti per la ristrutturazione della stazione ferroviaria della città in favore di Toto del gruppo Air One, si "accontentava" di una macchina con autista personale per tre anni.
Un affare quello del Global Service che vede completamente estranea la sindaca di Napoli Iervolino.
L'appalto Global Service non é mai stato assegnato, in quel caso il sindaco sarebbe stata diretta responsabile della vicenda. Invece nel gennaio del 2008 la vicenda che interessava per 400 milioni di euro la manutenzione delle strade della città venne improvvisamente bloccata dalla giunta comunale. Una fuga di notizie infatti fece allertare i vertici di Palazzo San Giacomo, forse una mano amica che non puo' esaurirsi solo nell'ufficiale della Dia Vincenzo Mazzucco accusato di aver avvertito l'ex assessore suicida Nugnes ed altri indagati dell'inchiesta. La mano dei servizi segreti, sostengono i ben informati, informò i diretti interessati di tutta l'inchiesta e dei risvolti a cui sarebbe giunta. Lo stesso Mazzucco, colonnello della Guardia di Finanza ed in servizio presso la Direzione investigativa antimafia di Napoli, garantì l'affidabilità dello stesso Gambale ad Alfredo Romeo, confermando il legame del ex assessore della Margherita con i vertici ecclesiastici e con il cardinale Bertone. Romeo infatti era interessato anche a diversi appalti legati alla manutenzione di alcuni alloggi intorno al Vaticano. Ovviamente il cardinale Bertone ha dichiarato che "non ha mai sentito il nome di Alfredo Romeo".
Ma il clima costruito dalla Procura somiglia a quello iper giustizialista dell'inizio degli anni '90, dove ogni scusa e buona per far sentire non più il tintinnio delle manette, ma qualcosa di simile. Ne' é un esempio il polverone suscitato dall'inchiesta sull'uso improprio delle auto blu da parte di assessori del Comune in carica ed alcuni ex. Su tutti i giornali questa inchiesta é stata collegata con quella Romeo quando nulla le mette in connessione. Un'inchiesta che fatto salvo per i viaggi di Giuseppe Gambale a Rimini ed a Capo Vaticano con l'auto del Comune, si basa su questioni anche discutibili giudiziariamente. Gli ex assessori Udeur Terracciano e Rizzo D’Abbundo sono accusati di aver utilizzato l'auto del Comune per recarsi alla festa nazionale dell’Udeur a Telese in provincia di Benevento per intervenire ad un dibattito, mentre addirittura all'assessore di Rifondazione Comunista Giulio Riccio é addebitato l'utilizzo dell'auto blu per essersi recato a Cosenza per accompagnare e testimoniare in favore degli imputati al processo del Sud Ribelle. A testimonianza di come uno scontro di poteri sia in atto sulla città. D'altro canto infatti il colonnello Mazzucco ha dichiarato al gip che addirittura il procuratore della Repubblica di Napoli Giandomenico Lepore gli segnalò una persona da dove sistemare tramite Alfredo Romeo. Insomma un intrigo politico – giudiziario ancora tutto da scoprire.
Intanto le carte sul filone romano sono state trasferite alla Procura della capitale sia per addebiti a Renzo Lusetti, sia per alcune questioni di appalti che coinvolgerebbero le giunte di centrosinistra romane. In più a Roma é finito l'incartamento che vede indagati alcuni giudici del tribunale amministrativo che avrebbero favorito Romeo in una sentenza del Tar del Lazio, la "questione di vita o di morte" che Romeo riferisce a Lusetti.
Per il Comune di Napoli resta il dato che ci racconta che tra assessori vecchi, nuovi, dimessi e suicidi gli inquisiti della giunta al Comune di Napoli sono undici.
Nella battaglia navale si direbbe "colpito ed affondato".
Davanti a questo quadro dunque non possiamo parlare di un fenomeno di corruzione che riguarda, seppur con una architettura di interessi complessi, un partito. Siamo davanti ad un sistema che a Napoli é venuto fuori, ma che é lo stesso con cui dal parlamento vengono messe in pratica le attività amministrative necessarie per garantire gli interessi delle lobby. Quanti Di Mezza, Nugnes, Gambale ci sono a Roma, a Milano, a Torino? E come possiamo mai pensare che Rutelli, Veltroni, Fini, Berlusconi, D'Alema, non siano i veri registi di tutti i veri affari?
Molto spesso la spinta della critica radicale che parte dal basso, dai movimenti, dai conflitti, dalle realtà autorganizzate che si interrogano sulle altre città possibili, commette l'errore non marginale di condurre una battaglia senza indicare i nomi ed i cognomi di quelli che sono gli attori principali del sistema di potere.


Vedi anche :
Democrazia morale

Bookmark and Share