Terremoto, eventi sismici, sicurezza, stare bene a scuola.

La sicurezza non è un fatto oggettivo, non è neutra, come non lo è il benessere, lo starbene nella società in generale e nella scuola in particolare.

23 / 10 / 2012

EVENTI SISMICI, SICUREZZA, STARE BENE A SCUOLA.

Alcune note a margine del convegno CESP, tenutosi a Padova, il 22 ottobre, presso la sala municipale Paladin.

Lo sciame sismico, che ha interessato l’Emilia-Romagna e solo marginalmente il Veneto e la Lombardia, non ha provocato lutti negli ambiti scolastici, così come avvenne in Irpinia ed all’Aquila, pur mettendo a repentaglio la conclusione dell’anno scolastico per un’ampia comunità territoriale, ciò non di meno, il ripetersi di scosse sismiche ha messo alla prova sia i piani di evacuazione che la staticità delle strutture scolastiche, mettendo in luce le carenze e il pressapochismo che spesso vengono occultati sotto lo zerbino d’ingresso delle istituzioni scolastiche e non solo.

La percezione del rischio sismico e una conoscenza del come approcciarvisi nella scuola è lontana dall’essere patrimonio comune: questo è quanto emerge da una indagine a campione presentata dall’associazione Cittadinanzattiva e realizzata con l’apporto della Protezione Civile: circa il 60% di studenti e genitori campani e calabresi non è sicuro che la propria scuola possa reggere a un terremoto. I motivi? Perchè si tratta di edifici vecchi o perchè presentano crepe ed infiltrazioni di acqua. Anche la conoscenza del territorio in cui si vive è, nel complesso, deficitaria in oltre due terzi del campione intervistato: solo il 23% degli studenti e il 26% dei genitori è informato sulla zona sismica del proprio Comune; il Piano comunale di emergenza è conosciuto dal 20% dei genitori e dal 32% degli studenti.

Se questo è quanto emerge dalla scuola, la cronaca giudiziaria di questi giorni, che ci arriva dall’Aquila con la condanna degli esperti della Commisione Grandi Rischi, ci conferma la superficialità, la spocchia, il disastro che regna anche nella comunità scentifica in rapporto ai bisogni di sicurezza – che non è Ordine Pubblico - dei cittadini.

La sicurezza non è un fatto oggettivo, non è neutra, come non lo è il benessere, lo starbene nella società in generale e nella scuola in particolare: un edificio posto in sicurezza e con caratteristiche di adeguata strutturazione, finalizzata alla convivenza e alla socializzazione delle conoscenze e dei saperi, fa la differenza anche in termini di efficacia dell’apprendimento e di ‘facilitazione’ dell’apprendimento, di qualità della vita nella scuola. E' una questione di scelte, di opportunità, di politica del territorio e dell’abitare.

Focalizzando l’attenzione sulla scuola, sempre dal X Rapporto di Ciitadinanza attiva emerge che: Le lesioni strutturali sono presenti in gran parte sulla facciata esterna dell’edificio, i crolli di intonaco in corridoi (19%), aule (14%) e bagni (14%); muffe, infiltrazioni e umidità in bagni ed aule (24%), mense (18%), palestre (17%). Il 21% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato, come rivelano gli stessi responsabili del servizio di protezione e prevenzione intervistati.. Nell’87% dei casi hanno richiesto interventi mantenutivi all’ente interessato, ma quest’ultimo, nel 15% delle situazioni, non è mai intervenuto o l’ha fatto con estremo ritardo. Gli interventi di tipo strutturale, che richiedono più soldi e tempo, sono stati richiesti nel 45% delle scuole ma in ben il 58% non hanno ottenuto alcuna risposta da parte dell’enteproprietario. Certificazioni di sicurezza grandi assenti, più che nel passato: il certificato di agibilità statica, quello di agibilità igienico-sanitaria e quello di prevenzione incendi sono presenti solo nel 24% delle scuole.

Nelle aree dell’Emilia Romagna, del Veneto, della Lombardia colpite dal sisma del maggio 2012, ci dicono che le attività scolastiche sono riprese regolarmente, che gli edifici sono stati messi in sicurezza, che tutto vaben madama la marchesa … non ne siamo convinti: ci giungono segnalazioni individuali, spurie, che le cose non stanno così. I comitati, gli insegnanti che operano nelle zone interessate sarebbe utile che si facessero sentire per capire meglio, per segnalare, per denunciare.

E del benessere e dello star bene a scuola vogliamo dire qualcosina? Sembrerebbe impossibile, in relazione al come si vive ed è vissuta la scuola, la situazione è anche peggiorata: le ‘classi pollaio’ dove gli studenti sono stipati – ope legis fino a 33 – a sorbirsi le lezioni sono aumentate esponenzialmente e, nonostante diversi interventi dissuasivi della magistratura – vedi le sentenze del TAR delle Marche e del Moise, specifiche sul sovraffollamento, il Ministero e il Governo hanno fatto orecchio da mercante. Infatti passiando al capitolo dolente del sovraffollamento. 1 classe su 4 del nostro campione – sempre dal X Rapporto di Cittadinanzattiva - ha più di 25 alunni, dunque non è adeguata alla normativa antincendio.

E pur facendo riferimento al pluricontestato art.64 della legge 133/2008, che ha innalzamento il limite di alunni per classe, abbiamo riscontrato ben 60 classi fuorilegge. E' necessario tornare ad essere protagonisti nella nostra diversa veste di docenti, genitori, studenti per poter riuscire a virare dalla pericolosissima – in tutti i sensi – china che ha imboccato la scuola pubblica: le risorse destinate all’istruzione non possono essere considerate un costo da sforbiciare ma un investimento sul futuro, e, ancora una volta, purtroppo, dobbiamo segnalare che nella legge di stabilità, al capitolo scuola troviamo una vera e propria provocazione con il passaggio a 24 ore di insegnamento per le ex medie e superiori, con il taglio di altri 100.000 posti di lavoro [ovvero insegnanti], con la cancellazione tout court della contrattazione e del contratto.

Tornando al nodo sicurezza: Le stesse modifiche apportate alla Costituzione – già nel 2001 ed ancor più oggi - creano una divaricazione nelle competenze tra Stato ed Enti Locali in materia scolastica, tale da minare l’efficacia degli interventi; allo stesso tempo, questa divaricazione funziona da alibi per gli evidenti ritardi e le inadempienze in riferimento alla sicurezza nelle nostre scuole. La prossima scomparsa o il compattamento dell’Ente Provincia porterà al trasferimento di competenze, oneri e responsabilità, ma la disposizione, già oggi, crea attendismo, incertezza, diffidenza. Sottolineiamo questi aspetti perchè riteniamo che la sicurezza, così come lo stare bene a scuola, discendano direttamente dalle scelte di politica economica scolastica e quindi siano precisamente imputabili alle responsabilità di chi ci governa, di chi determina le scelte e le priorità, anche in sede territoriale, di chi le sovraintende nella realizzazione. Oggi come ieri.

Beppi Zambon ADL - cobas scuola.

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