Reggio Emilia alla rovescia: Le voci di dentro

Contributo del Collettivo Eduki

17 / 4 / 2015

Breve storia di un bando territoriale 

Il collettivo Eduki nasce nell’estate 2014 come risposta ad un bando di gara indetto dal comune di Reggio Emilia riguardante i servizi educativi territoriali ed interculturali, e i servizi di integrazione scolastica per il triennio 2014-2017. Si tratta di un appalto che interessa tutta la provincia di Reggio Emilia coinvolgendo numerosi lavoratori dipendenti di più cooperative e operanti in molteplici servizi.

 Da subito è stato possibile osservare e contestare alcune criticità del bando che: 

- non contempla un sufficiente costo del lavoro in riferimento al contratto nazionale,
- la base d’asta risulta essere inferiore al costo complessivo del lavoratore dipendente,
- non tiene conto delle competenze e delle funzioni specifiche del profilo professionale dell’educatore,
- aspetto grave, il bando non richiede le professionalità per i lavoratori impiegati in quei servizi.

 Questi sono solo alcuni dei nodi critici di un bando che gioca al risparmio sulle teste dei lavoratori, mentre allo stesso tempo risulta pesante il deresponsabilizzarsi da parte dell’amministrazione pubblica nel controllare la qualità dei servizi che eroga tramite esternalizzazione a soggetti privati facendo in modo che questi ultimi tamponino le mancanze economiche di tasca propria per assicurarsi punteggi ulteriori nell’assegnazione del bando di gara. Il collettivo Eduki da subito si colloca sulla scena territoriale Reggiana opponendosi con forza all’idea di un servizio privatizzato che ricatta il lavoratore attraverso i meccanismi degli appalti al ribasso, i quali hanno come scopo l’utile e il profitto accantonando dignità del lavoro e la centralità dei servizi alla persona. Eduki pone un forte accento sull’impossibilità di separare qualità dei servizi e qualità del lavoro, questi sono elementi intrecciati che mettono al centro la persona i suoi diritti e la sua dignità. Intanto nella città l’esito del bando di gara modifica notevolmente le geometrie di assegnazione dei servizi, alcune cooperative perdono dei lotti territoriali, molti lavoratori rischiano quindi di perdere il posto di lavoro. In questa situazione Eduki, appena nato, decide di muoversi su due fronti:
Da un lato cerca di organizzare un collettivo di categoria professionale all’interno del quale il singolo possa riconoscersi, così da scardinare il concetto di appartenenza alla “famiglia cooperativa” nella quale l’educatore si è sempre collocato, a favore del concetto di educatore lavoratore che si riconosce in una determinata categoria professionale e che diventa promotore di un confronto pubblico con la cittadinanza.
Dall’altro lato opera un’azione sindacale precisa con l’ausilio della CGIL in modo da salvaguardare tutti quei posti di lavoro che altrimenti sarebbero potuti diventare posti di inoccupati ai quali l’amministrazione comunale avrebbe pensato solo in caso di assegnazione di una continuità “ove ritenuta necessaria” e ovviamente non specificando sul bando i parametri di questa necessari età; tradotto “mantiene il posto di lavoro solo chi è ben visto dal committente”. 
L’azione sindacale porta al tavolo di contrattazione tutte le cooperative che fino a prima del bando in questione gestivano i servizi comunali, l’idea o meglio il diritto che si vuole salvaguardare è quello della continuità degli educatori sul proprio posto di lavoro e nel contratto nazionale cui fanno capo le cooperative c’è un articolo che sancisce questo diritto, ovvero, in caso di cambio del gestore privato che eroga il servizio, il singolo lavoratore ha diritto di mantenere il proprio posto di lavoro per continuità venendo assunto dal privato subentrante e mantenendo le stesse caratteristiche contrattuali che aveva in precedenza. E su questo punto si apre una questione abbastanza impegnativa per la committenza comunale reggiana dato che si palesa una realtà che fino al periodo in questione non era mai stata resa pubblica, molti lavoratori che dovrebbero mantenere il posto di lavoro non sono inquadrati con contratti di lavoro regolari, o meglio per anni hanno lavorato per il comune di Reggio Emilia attraverso le cooperative di appartenenza ma essendo inquadrati con contratti co.co.pro. e co.co.co. mentre nei bandi era sempre stato esplicitato che le figure professionali utilizzate nei servizi dovevano essere quanto meno educatori con contratti di livello D1 (educatore di base). Questa situazione pone almeno alcune questioni sulle quali bisognerebbe riflettere:

1 - se la committenza comunale bandisce delle gare d’appalto che richiedono determinate figure professionali che hanno un determinato costo vincolato dalla tipologia di contratto nazionale con il quale vengono inquadrate ma poi effettivamente nei servizi lavorano educatori con contratti di co.co.co e co.co.pro, che fine hanno fatto i soldi risparmiati su tutti questi contratti di lavoro? Quale la tracciabilità di queste risorse che sono pubbliche?
2 - se l’amministrazione pubblica deve essere garante di servizi di qualità alla persona, ma per garantire quei servizi chiude più di un occhio sui diritti dei lavoratori che erogano quei servizi perché inquadrati con contratti di lavoro che non tutelano le loro professionalità, chi è che doveva controllare e garantire trasparenza e qualità nel lavoro? Dovremmo forse controllare il controllore?

Intanto la trattativa sindacale si chiude con successo e tutti gli educatori mantengono il proprio posto di lavoro e le cooperative che non usavano le contrattazioni richieste dai bandi sono costrette ad inquadrare i propri lavoratori quanto meno con il livello D1, che comunque rimane il livello di educatore di base e sicuramente non corrispondente alle richieste di professionalità che poi effettivamente esige la committenza comunale. Sono da segnalare anche i passaggi sempre per continuità come livello D2 (educatore professionale) che solo una delle cooperativa che lavora per il comune utilizzava di propria e virtuosa iniziativa e che sono stati tutti mantenuti . Il collettivo Eduki ha continuato la propria azione nel corso dei mesi successivi alle assegnazioni del bando di gara in questione, organizzando assemblee pubbliche e cercando di tessere una rete di rapporti anche con le realtà educative presenti in provincia, ha segnalato più volte il paradosso di fondo che avvolge la città educante di Reggio Emilia che non tutela come dovrebbe i lavoratori del settore socio educativo nel quale ha sempre dichiarato di detenere un’eccellenza, la città educante ha finora  dichiarato di voler incontrare e accogliere le richieste dei suoi lavoratori ma più volte ha tergiversato o glissato le richieste di confronto. Il gruppo Eduki crede sia necessario ridefinire totalmente il sistema degli appalti pubblici e non solo per prevenire il dumping contrattuale, lo sfruttamento di mano d’opera e il demansionamento ma per fare in modo che le amministrazioni siano responsabili e garanti della qualità dei servizi e che ciò non può prescindere dalla qualità del lavoro e dal riconoscimento delle professionalità che si spendono all’interno dei servizi stessi. La peculiarità di una comunità educante deve essere quella di porre al centro la persona, i suoi diritti e la sua dignità, è per questo che il gruppo Eduki vuole fortemente mantenere concreto il confronto sui temi legati al welfare e al futuro del sistema educativo del nostro territorio. Compendio per un pensiero sociale Eduki è un collettivo che nasce dall’esigenza di operatrici e operatori del settore educativo di pensare e realizzare proposte culturali, educative alternative e quindi politiche. Nella collettività e nella condivisione ricerchiamo le energie e gli immaginari necessari per ripensare la figura dell’educatore e del contesto in cui opera. Ci siamo quindi ritrovati a riflette su quella che è la nostra professione partendo dalle nostre diverse realtà lavorative, e questo è diventato il punto di partenza del nostro immaginario.
Pensiamo che un educatore:

• sia un professionista che lavora in ambito educativo con la piena consapevolezza del suo ruolo e delle sue mansioni, riconoscendone potenzialità e limiti;
• lavori a parità di diritti e di doveri con altri professionisti, con i quali condivide progetti e intenti, rispettando e facendo rispettare il suo ruolo all’interno dei diversi contesti lavorativi;
• conosca potenzialità e limiti dei contesti in cui opera, e in essi deve svolgere il suo lavoro con la libertà di scelta e non accettando incondizionatamente obblighi, spesso frutto di squilibri di potere;
• l’educatore che ci immaginiamo riconosce la sua professionalità e di conseguenza vuole conoscere il contesto lavorativo in cui opera, influenzandone attivamente le progettualità.

 Il collettivo che ci immaginiamo è:

• un gruppo di cittadini, donne, uomini, genitori, educatori, insegnanti, che vogliono condividere pubblicamente le proprie esperienze e riflessioni, per creare spazi di confronto.
• un laboratorio di formazione professionale attraverso corsi, incontri di progettazione di attività sociale e politica
• una risposta concreta agli squilibri di potere dei contesti lavorativi che impediscono l’affermazione e la legittimazione dei diritti e dei doveri della figura professionale dell’educatore;
• un luogo in cui la collettività elabora strategie per mettere in relazione persone idee ed energie, con la finalità di consolidare un movimento sociale forte, che è in relazione con le altre realtà sociali del territorio e che rappresenta un interlocutore per i lavoratori del settore, per i cittadini, e per le amministrazioni politiche, pubbliche e private.

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