Gli autonomi, vol. X - Primo volume della serie dedicata all’Autonomia Operaia meridionale

Deriveapprodi Editore, Roma 2022.

1 / 2 / 2022

Il giorno 7 Aprile 1979 un’imponente iniziativa giudiziaria mette alla sbarra decine di dirigenti e militanti di un’organizzazione rivoluzionaria contro la quale opinionisti, dirigenti di partito, intellettuali e sindacalisti avevano utilizzato decine di termini dispregiativi, tra cui violenti, terroristi e squadristi, evitando di chiamarli per quello che erano. Autonomi. Il tribunale del linguaggio aveva emesso la sua sentenza attraverso la demonizzazione mediatica prima della criminalizzazione giudiziaria. 

È anche per questo che la ricostruzione delle vicende legate all'Autonomia operaia  messa in atto dagli autori nella collana “Gli autonomi”, è da considerarsi un'impresa.

Gli autonomi sono stati protagonisti di una stagione controversa e gioiosa del decennio rivoluzionario italiano aperto dal Biennio Rosso.

“Vogliamo tutto” è stato il loro programma politico semplice e tragico.

Nel Sud Italia della falsa industrializzazione, povero, dissanguato dall’emigrazione e dalla ristrutturazione economica del Dopoguerra, l’autonomia è stata una stagione politica intensa, che ha preso forma in un mosaico di movimenti spontanei che hanno scompaginato i vecchi equilibri della politica partitica, lenta e bigotta.

Questa ricerca che penetra nell’epicentro di quelle battaglie sociali estraendone biografie e personaggi, per portare alla luce la storia sconosciuta e inedita degli anni Settanta al Sud, un insieme di condotte, modi di pensare, pratiche, comportamenti che, con tutti i limiti, hanno provato a farla finita con la “questione meridionale”, e le sue narrazioni assistenzialistiche e parassitarie.

In quel Mezzogiorno che si voleva narcotizzato sorsero così collettivi autonomi che diedero vita a lotte e rivendicazioni che hanno segnato un’intera generazione raccolte per la prima volta in questa ricerca per comporre una cartografia di quegli anni, senza la pretesa di essere un «manuale», anzi il fondamento di questo lavoro è proprio la frammentarietà della materia in oggetto e tutti i suoi limiti rappresentano spiragli attraverso i quali guardare a quelle esperienze provando a ridefinirne i contorni. 

Questo primo volume, acquistabile in tutte le librerie o direttamente dall'editore è il primo di una serie da tre libri dedicata al meridione. Nelle sue pagine si ricostruisce la vicenda storica dell’autonomia a Napoli, dalle lotte operaie del Biennio Rosso alla nascita dei Comitati di Quartiere, esperienza centrale nelle lotte per la casa, le autoriduzioni dei consumi contro il carovita. Il lavoro di ricostruzione storica ricostruisce la nascita e lo sviluppo dei movimenti dei disoccupati, fino allo snodo degli anni Ottanta, segnati dalla repressione giudiziaria e dal terremoto. 

ANTONIO BOVE è nato nel 1975 a Napoli, dove vive e lavora come medico. Incontra i movimenti napoletani nel 1994, durante il Movimento Sabotax cui partecipa con il Collettivo di Medicina. Ha fatto parte del collettivo politico del CSOA Officina 99. È tra i fondatori dell’Istituto Italiano per gli Studi Europei di Giugliano (NA) ed ha fatto parte del collettivo redazionale di Metrovie, supplemento napoletano del Manifesto. Suoi articoli sono apparsi su: Il Manifesto, Limes – rivista di geopolitica italiana, Liberazione, Napoli Monitor, Dinamopress. Ha pubblicato “Vai Mo. Storie di rap a Napoli e dintorni.” (Monitor ed., Napoli 2016)

FRANCESCO ANTONIO FESTA, lucano, vive in Irpinia insieme a tre figli e una compagna e si occupa di marketing. Durante gli anni universitari ha scoperto la mlitanza grazie all’attivo politico di Officina99/SKA di Napoli, ha partecipato attivamente al movimento NoGlobal. Ha dato vita ai progetti “Orizzonti Meridiani” ed “Euronomade”. Di formazione storica, ha curato con altri il volume “Briganti o emigranti. Sud e movimenti fra conricerca e studi subalterni”. Ha scritto numerosi articoli sulla storia del Sud Italia, sui movimenti sociali e sui dispositivi di razzializzazione. Scrive sulle pagine culturali de il Manifesto.

Bookmark and Share