#OccupyGezi - Qui c'è odore di democrazia

Il racconto con parole e immagini della giornata e della notte di lunedì 3 giugno a Istanbul. A Gezi Park una grande festa, autorganizzazione e solidarietà. Intanto continuano violentissimi scontri. Gli altri reportage di Serena Tarabini da Istanbul qui e qui

4 / 6 / 2013

 A Istanbul la giornata è iniziata senza l’odore dei lacrimogeni ma con quello della democrazia. Dopo 3 giorni di mobilitazione permanente e nonostante l’inizio della settimana lavorativa, Gezi Park trabocca di gente fin dal mattino, piazza Taksim è ancora punteggiata di bandiere e striscioni, gli slogan e i cori si sollevano da più punti. Questa è stata anche la giornata dei giovanissimi, gli studenti medi, che dopo essersi presentati a scuola in tantissimi vestiti di nero in solidarietà con le proteste, suonata la campanella si sono riversati fuori sfilando in cortei colorati e rumorosi fra le vetrine spaccate il giorno prima su via Istiklal.

Fa un effetto particolare vedere questi continui ed enormi cortei spontanei, in una strada dove di solito le manifestazioni non riescono a superare qualche centinaio di partecipanti, marcati a vista dal doppio di forze di polizia in tenuta antisommossa se non fortemente repressi com'era avvenuto nell’ultimo mese, dopo i fatti del primo maggio. Fa anche effetto sentire espliciti slogan anti governativi e contro Erdogan, in un luogo dove fino a pochi giorni fa dovevi stare attento a quello che dicevi per non rischiare di essere arrestato. Continuando a guardarci intorno, a ricordarci la posta in gioco sono le strutture rimaste distrutte durate le cariche, le barricate che ancora chiudono diverse vie di accesso a Taksim. Nel corso della mattinata si sono susseguite notizie, non confermate, di una ripresa degli scontri in questo o quel quartiere, più o meno lontano da qui, ma sta di fatto che le forze di polizia sostanzialmente sono sparite.

Nel frattempo è in corso un’altra guerra, quella coi i mezzi di informazione locali e nazionali, che continuano a nascondere o minimizzare la portata della protesta, a non fare interviste, a non mandare immagini di quello che avviene ormai da tre giorni. Per quanto a volte incontrollabili e fonti di notizie non vere o fraintese, i social network continuano ad essere fondamentali per la diffusione delle informazioni, e per la circolazione delle indicazioni, all’interno di un contesto totalmente spontaneo, dove non c’è organizzazione leader, dove le persone si organizzano da sole, dove se parte un corteo, o un turno di pulizia di massa, o un concerto, non è perché qualcuno lo ha deciso, ma perché qualcuno si è messo semplicemente a farlo.

L’adunata della sera è una grande festa, c’è sempre più gente, il parco scoppia, Taksim è un tappeto ininterrotto di persone che raggiuge anche i tetti degli edifici e deborda nelle strade e nei quartieri limitrofi, l’atmosfera è gioiosa, capannelli di persone intonano canti o marce o danze, sui mezzi delle forze di polizia sequestrati e demoliti nei giorni prima vengono pesi biglietti colorati con frasi libere, s’improvvisano spettacoli, una situazione che ha più le caratteristiche dell’happening che dell’appuntamento di lotta, se non fosse che le sue estremità si intrecciano con gli scontri durissimi che tornano a verificarsi a Besiktas, inaccessibile, da dove le persone vengono ricacciate inseguite dai lacrimogeni che a sera arrivano fino a Taksim. Torna quell’odore acre, tornano le maschere a gas, ormai le indossano tutti, dai bambini agli anziani, tornano a volteggiare gli elicotteri, le barricate per strada si fanno ancora più alte.

Ma non è sufficiente a smontare questa atmosfera di rivincita sbattuta sul muso duro di Erdogan. Forse momentanea, ma pur sempre una rivincita.

Istanbul, 04-06-2013


Le foto di Serena Tarabini che raccontanto la vita quotidiana nella città autorganizzata di Gezi Park:

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