Indonesia - Proteste di massa contro la nuova Legge Omnibus

20 / 11 / 2020

Lo scorso mese di ottobre passerà alla storia come un momento di grandi proteste e mobilitazione sociale in Indonesia contro la Omnibus Law. La legge è stata approvata dal parlamento indonesiano, ed ha messo in atto una serie di pesanti provvedimenti relativi alla legislazione sul lavoro e sull'ambiente, spianando la strada alle multinazionali per estrarre le risorse naturali del paese e rendere ancora più precarie le condizioni dei lavoratori del paese del sud-est asiatico. Abbiamo parlato di questo con Abu, attivista e scrittore di saggi sulla condizione dei lavoratori in Indonesia, e Hermawan, leader sindacale del sindacato  Konfederasi Serikat National. 

Quali sono stati i motivi che hanno portato così tante persone a protestare in queste settimane? Quale sono stati i maggiori slogan e claims delle proteste? Quale l’importanza storica di questa mobilitazione nella storia dei diritti dei lavoratori in Indonesia? 

La legge Omnibus fa parte dell'ambizione del governo indonesiano di attirare maggiori investimenti stranieri, cercando allo stesso tempo di cancellare i diritti dei lavoratori e di eliminare i vincoli ambientali. La legge Omnibus serve a privatizzare beni e servizi pubblici, come ad esempio il servizio elettrico e l'istruzione. La legge avrà chiaramente un impatto devastante sulle persone e sui nuclei familiari, in quanto le disposizioni mirano a tagliare i salari, elimineranno importanti disposizioni sui congedi per malattia e altre protezioni sociali, e mineranno la sicurezza del lavoro.

Dal punto di vista dei lavoratori, la legge Omnibus fornisce fondamentalmente una base giuridica più forte ai datori di lavoro per garantire un'occupazione flessibile: assunzione facile, licenziamento facile. 

La precedente legge indonesiana sul lavoro n.13 del 2003 aveva introdotto la flessibilità lavorativa consentendo l'occupazione a breve termine, mentre il precedente regolamento sui salari - il regolamento del governo n.78 del 2015 - aveva già smantellato la partecipazione sindacale nel determinare l'aumento annuale dei salari. In generale, la legge Omnibus allenta le tutele pubbliche per i lavoratori e le garanzie per un lavoro dignitoso. 

In breve, la legge Omnibus porterà una maggiore flessibilità occupazionale a favore degli investimenti di capitale e del profitto dell'industria, fornendo manodopera a basso costo e facile da disciplinare, attraverso alcuni meccanismi di punizione, come il sistema del "no work no pay". 

La legge Omnibus potrebbe anche essere vista come una strategia antisindacale del capitalismo. Laddove il tasso di turn-over dei lavoratori sarà aumentato con la crescente copertura di contratti a breve termine, sarà più difficile per il lavoratori organizzarsi sindacalmente sui luoghi di lavoro. La legge Omnibus infatti permette ai datori di lavoro di punire o sanzionare più facilmente chi si organizza in forma sindacale. 

Sarà anche più difficile per il sindacato organizzare uno sciopero o un'azione di protesta, perché sono previsti alcuni requisiti rigorosi che il sindacato deve soddisfare, ad esempio l'invio di una notifica che permetta all'azienda di anticipare o sospendere lo sciopero stesso.

I lavoratori si erano già resi conto era già in atto un tentativo di smantellare i loro diritti e il potere contrattuale sindacale. Molto prima della legge Omnibus, ci sono stati diversi sforzi per riformare la legge sul lavoro, almeno dal 2006. Nel 2019, quando il governo aveva proposto una riforma molto simile a quella della legge Omnibus – ci sono state in tutto il Paese numerose mobilitazioni sindacali che hanno bloccato questo tentativo..

In breve, il movimento sindacale ha rifiutato la riforma regressiva del diritto del lavoro, che oggi si esprime con lo slogan "Rifiuta la Legge Omnibus", e allo stesso tempo rivolge accuse alla democrazia corrotta che fa gli interessi dei capitalisti e della loro idea di sviluppo neoliberale.

Il movimento sindacale, tuttavia, è ancora piuttosto limitato per trovare una migliore prospettiva. Nonostante questo, le richieste concrete e la forma di unità politica, hanno favorito un’ampia partecipazione all’interno delle attuali ondate di mobilitazione popolare. 

Elemento interessante di questa ondata di proteste – che inizia a partire dalla metà del 2019, se si considera il tentativo precedente di rivedere la legge sul lavoro – è che ci sono stati numerosi manifestanti che tradizionalmente non vengono organizzati e reclutati dal sindacato. Uno dei segmenti degni di nota dei manifestanti è quello degli studenti delle scuole tecniche (Sekolah Teknik Menenengah). Sono letteralmente l'"esercito dei lavoratori di riserva" che saranno costretti a competere l'uno contro l'altro per un lavoro non sicuro in fabbrica. 

Questo tipo di protesta riflette una nuova generazione di forza lavoro che sperimenterà una maggiore insicurezza, che purtroppo non è mai stata considerata altrettanto importante per essere organizzata dal sindacato. Non fino a poco tempo fa.

Quali sono state le maggiori proteste nel periodo post-autoritario in Indonesia? Quali quelle più importanti registrate negli ultimi dieci anni di crisi economica internazionale? 

Penso che dopo la ripresa dalla dittatura del regime di Suharto (1967 - 1998) ogni ondata di proteste operaie nell’Indonesia post-autoritarie abbia avuto suo contesto specifico. Nel 1998-2003, nella prima fase della libertà di associazione che molti sindacati alternativi avevano appena iniziato a percorrere, ci sono state mobilitazioni in alcune città industriali.

Nel 2001 il ministero Manpower voleva approvare un decreto che cancellasse l'obbligo delle aziende di pagare il trattamento di fine rapporto ai lavoratori licenziati. Migliaia di lavoratori sono scesi in strada per lo più spontaneamente, sono entratianche nel palazzo del governo locale della provincia o della città, bloccando le strade, bruciando le auto, e la rivolta è durata pochi giorni fino alla revoca del decreto. 

Dal 1998 al 2013 le mobilitazioni sindacali hanno coinvolto circa 6,3 milioni di lavoratori (vedi Panimbang e Mufakhir, 2018). Ma organizzare una protesta coordinata a livello nazionale ,con una crescente frammentazione e un diverso orientamento politico dei sindacati, è molto difficile.

Dopo il fallimento di molti progetti di unificazione tra le forze progressiste, qualcosa di sorprendente è successo nel biennio 2011-2013. Abbiamo avuto il primo e il secondo sciopero generale nella storia nel 2012 e nel 2013. Solo in un anno sono stati organizzati due scioperi generali a livello nazionale a cui hanno partecipato rispettivamente 2 milioni e 3 milioni di lavoratori (ibidem, 2018). I lavoratori hanno chiesto uno stipendio dignitoso, uno status occupazionale regolare e protezioni sociali. In termini di aumento del salario minimo, gli scioperi sono stati un grande successo, come dimostra l'aumento medio fino al 48% in molte città industriali dell'Indonesia.  

Quindi, per me, la più grande protesta o sciopero nel periodo post-autoritario, non solo in termini di numero di lavoratori coinvolti, ma anche in termini di diffusione geografica, è avvenuta nel 2012 e nel 2013. Questa enorme mobilitazione ha incluso anche una manifestazione per revocare il piano del governo di aumentare i prezzi del carburante, all'inizio del 2012. Per la prima volta nella storia, il piano è stato sospeso a causa della forte opposizione della popolazione, in cui il movimento operaio ha avuto un ruolo di primo piano.

Qual è l’attuale condizione sociale dell’Indonesia, in generale? 

Negli ultimi anni la crescita economica dell'Indonesia è stata in costante aumento e il Paese si sta lentamente affermando come uno dei più importanti attori economici mondiali. Tuttavia, solo un numero limitato di persone può godere di questa crescita economica, poiché la disuguaglianza sta aumentando con 25 milioni di persone che lavorano nel paese e che vivono ancora con meno di 1 dollaro al giorno. 

Anche la Banca asiatica di sviluppo (ADB) ha rivelato nel suo recente rapporto che 22 milioni di indonesiani hanno sofferto la fame nel periodo 2016-2018. La disuguaglianza in Indonesia è aumentata dal 2000 al 2016, come dimostra l'aumento del coefficiente di Gini. 

Allo stesso tempo, la disoccupazione continua ad aumentare, fino ad arrivare a 17 milioni di persone quest'anno, anche a causa della pandemia COVID-19; inoltre 2,9 milioni di nuovi lavoratori continuano a inondare ogni anno il mercato del lavoro del Paese. 

Sotto l'attuale presidente, dal 2014 l'Indonesia ha prodotto diverse normative per attrarre più investimenti stranieri, tra cui le norme sul paradiso fiscale e gli incentivi per le imprese. Il diritto del lavoro e la regolamentazione dei salari minimi, d'altra parte, sono sempre più flessibili. Uno dei regolamenti più importanti è il quello governativo n.78/2015 che ha posto fine alla revisione annuale del salario minimo, dove i lavoratori e i sindacati non sono più in grado di negoziare.

Quali sono state le reazioni dei media mainstream nei confronti della protesta dei lavoratori? Quali le politiche repressive dei partiti istituzionali? 

In generale, tutti i principali partiti politici sono stati consolidati nell'amministrazione Jokowi. Non c'è dubbio che ci sia un'opposizione politica dell'attuale governo. Anche se non tutti i partiti politici hanno le stesse argomentazioni per quanto riguarda la legge Omnibus, fondamentalmente sono a favore della riforma della legge. 

Lo Stato sembra consolidare con successo anche la propria influenza sui media mainstream. La maggior parte dei mezzi di comunicazione sono controllati e appartengono alle élite del paese, e solo pochi sono relativamente critici nei confronti del governo. Specialmente nelle ultime mobilitazioni, dove c’è stata un’enorme repressione, non c'è stato quasi un solo media mainstream che abbia evidenziato la brutalità della polizia. La mobilitazione è stata invece dipinta come un disturbo dell'ordine pubblico ed un atto di distruzione delle strutture pubbliche. 

Il recente rapporto sui media mostra che i questi hanno fornito ampio spazio di sostegno alla legge Omnibus, favorendo voci governative e imprenditoriali e silenziando coloro che sono stati critici come sindacalisti, i gruppi ambientalisti e società civile. 

I media mainstream amplificano anche la narrazione fatta dal governo. Il governo ha spesso fatto alcune dichiarazioni per negare ogni accusa fatta dalla popolazione e dal sindacato, dicendo che non ci sono cambiamenti dannosi nella Legge Omnibus. 

Il governo ha anche detto che i manifestanti sono stati "vittime di una truffa" fatta da "certi cervelloni" che "pagano i manifestanti per andare in strada". Spesso alcuni manifestanti sono descritti come "provocatori che non sanno nulla della Legge Omnibus e non hanno letto la bozza del disegno di legge".

L'alleanza del movimento sociale e sindacale ha cercato di spiegare alla popolazione l'impatto della Legge Omnibus. Questo include lo sforzo di rivelare il conflitto di interessi all'interno del disegno di legge stesso, dove la maggior parte dei sostenitori della Legge Omnibus sono uomini d'affari e politici. Tuttavia, una verità così importante non ha mai realmente trovato posto nei media.

Il fatto che i media mainstream servano chiaramente l'interesse del governo è anche rafforzato dalle prove fornite da diversi giornalisti sull'inquadramento dei media e l'autocensura all'interno della stampa. Ai giornalisti viene detto specificamente di coprire solo la cattiva immagine della mobilitazione, piuttosto che le rivendicazioni popolari che stanno dietro la stessa. 

D'altra parte, anche i social media, utilizzati come piattaforma di comunicazione pubblica alternativa dal movimento sociale, sono ora seriamente minacciati. Ci sono stati alcuni arresti sulla base dei semplici stati di Facebook o Twitter. Ci sono stati anche alcuni tentativi di hacking nei confronti di alcune figure di spicco del movimento. Il governo è noto per aver stanziato una quantità significativa di budget statale per finanziare influencer che in qualche modo orientassero guidare l'opinione pubblica. 

Nel complesso, la situazione in Indonesia è piuttosto difficile per l’ambito sindacale, ambientalista e filo-democratico. La legge Omnibus ha infatti portato un'ampia gamma di gruppi a unirsi contro un nemico comune. Tuttavia, ci sono ancora alcune enormi sfide, che partono dal declino dell'adesione al sindacato, fino alla formulazione di rivendicazioni più concrete, alla ricerca di unità politica, alla mancanza di prospettive politiche generali.

Ad ogni modo la risposta dello Stato è stata repressiva. La repressione contro i manifestanti è stata molto forte. Per esempio, una forza congiunta di 9.332 poliziotti, soldati e funzionari dell'Agenzia per l'ordine pubblico è stata dispiegata nella sola Giacarta il giorno successivo all'entrata in vigore della legge per far rispettare la sicurezza e frenare i manifestanti. La protesta ha avuto luogo in molte città di 18 province. Più di 5000 manifestanti sono stati arrestati e accusati di aver istigato la manifestazione; molti di loro hanno subito abusi fisici, tra cui diversi giornalisti che hanno dato copertura alla protesta. La repressione contro le proteste è stata in realtà una norma negli ultimi anni, in un paese lodato come il nuovo modello di democrazia nel Sudest asiatico e addirittura come la terza più grande democrazia del mondo.

È stato difficile per il movimento sindacale e sociale combattere contro questa legge. In Indonesia stiamo assistendo a un aumento del ruolo militare e di polizia. Gruppi paramilitari sono emersi e sono stati alimentati dallo Stato per frenare le voci democratiche. Pertanto, è un momento difficile, ma stiamo ancora e sempre lottando contro l'autoritarismo.

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