Ende Gelände - Come uno squarcio nel cielo sporco

3 / 12 / 2019

Quando sono le nuvole stesse a dar prova dell'insostenibilità dell'energia fossile non servono ulteriori spiegazioni della nostra presa di posizione. Nei giorni appena trascorsi migliaia di persone si sono mobilitate per la campagna di Ende Gelënde, che si schiera da anni contro l'estrazione e l'utilizzo del carbon fossile e contro la devastazione di vasti territori in Germania.

Dopo anni di azioni e blocchi contro la miniera a cielo aperto di Hambach, situata Nord Reno-Westfalia (la più grande miniera di lignite europea), gli attivisti spostano le loro proteste nelle aree della Lusazia e Lipsia, altro importante bacino minerario dell’Europa centrale. Quattro diversi blocchi volevano attanagliare quei mostri che imperterriti continuano a estrarre materia da dare in pasto alle fabbriche. Carbone e acciaio: i pilastri della “locomotiva” d’Europa che da un po’ di tempo ha smesso di andare così forte. Chissà, forse la terra si sarà stancata di essere continuamente scempiata per un “progresso” che, qui come altrove, è solo per pochi.

Come da tradizione, i blocchi hanno dei colori vivaci e ognuno di loro ha un compito preciso e curato nei minimi dettagli. Il green finger ha occupato la miniera di  Welzow-Süd mentre l'orange e il purple finger si concentravano sui binari collegati al sito d'estrazione; il red e il gold finger invece occupavano nella zona di Jänschwalde.

La delegazione italiana dei centri sociali del Nord Est salita in Germania per l’occasione – e anche questa è ormai tradizione - ha preso parte alla formazione di quest'ultimo. 

Le condizioni del terreno e i tentativi di ostacolare l'iniziativa da parte della polizia non hanno impedito infine la buona riuscita dell'operazione, che ha visto più di quattromila attivisti riversarsi sulla desolazione degli scavi. Il fango nero e pesante del sito di estrazione confinava con campi di coltivazioni e boscaglia, a poca distanza da un centro abitato. Gli enormi macchinari e gli impianti si ergevano prepotenti disegnando una triste silhouette su un azzurro altrettanto deprimente, ingrigito e accerchiato dalle emissioni della centrale di combustione.

Un cielo che giorno dopo giorno viene oscurato dai fumi del capitalismo. Quando tornerà l’azzurro qui? Ci chiedevamo mentre sventolavamo i vessilli delle nostre lotte, stremati ma felici di aver almeno per un giorno interrotto quel tran tran di fumi e bruttezza, come uno squarcio nel cielo sporco. E pensavamo anche che, in confronto alla visione che la popolazione del luogo vive e respira ogni giorno, la nostra rabbia e la stanchezza non sono altrettanto pesanti da sopportare.

*** Ph. Credit Ende Galënde

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