TransEuropaExpress

Dopo le elezioni le socialdemocrazie rivendicano il ruolo di garante dell’ordine e della sicurezza

31 / 5 / 2014

Spento il clamore dei risultati delle elezioni europee altre grida e rumori si sono innalzati per le strade e le piazze del vecchio continente. Con una reazione rabbiosa e violenta da animale ferito le democrazie di stampo socialista/riformista tracciano immediatamente il segno delle politiche europee post austerità: ordine e sicurezza per garantire e tranquillizzare i possibili protagonisti dei futuri processi europei. Azioni dure e violente che immediatamente parlano di un ineludibile livello di conflitto tra governace europea e movimenti.

Mentre i leader dei partiti aderenti al PSE, vincenti o sconfitti, si riunivano a Bruxelles, polizia antisommossa, nei territori dove socialdemocratici di varia fatta e natura sono governo, traduceva a chi ancora non avesse ben compreso i termini delle politiche istituzionali sull’Europa, da quelle sulle frontiere e sull’accoglienza di rifugiati e migranti a quelle sociali sottolineando, nelle metropoli come sui confini, con la violenza poliziesca i criteri dei futuri indirizzi.

Una comunicazione chiara e netta che afferma inequivocabilmente quale sia l’unico diritto alla accoglienza possibile come l' idea di diritto alla città praticabile solo sotto l'egida del manganello dell'ordine e dello scudo della sicurezza messi a servizio del profitto della rendita e della speculazione; un messaggio rivolto in primis contro chi resiste, dissente o richiede diritti, con la forza e la potenza dirompente di una locomotiva che vuole dimostrare di aver ripreso la sua corsa verso l'uscita dalla crisi e dall'austerità.

E quindi lo sgombero e la distruzione delle tendopoli dei migranti Eritrei, Sudanesi, Afgani e Siriani che a Calais avevano costruito due campi temporanei per poter dormire e mangiare in attesa di emigrare in Inghilterra attraversando la Manica, quello del centro sociale Can Vies a Barcellona dopo diciassette anni di occupazione e costruzione di modelli di integrazione nel quartiere di Sants e non ultimo quello delle case popolari occupate a Milano, simbolo del resto delle migliaia in tutta Italia sotto l’attacco del “Pianocasa “ approvato dal governo Renzi, sono una vera e propria chiamata di parte dell’Europa istituzionale e socialdemocratica contro quei movimenti che in tutta Europa dal basso reclamano democrazia, diritti e pratiche di solidarietà e ne taccia la strada sui binari di uno scontro che non sembra avere spazi di dialogo ma solo di conflitto e come terreno inevitabile l'Europa tutta.

E’ un treno ad altà velocità in corsa che non pare far fermate se non da capitale a capitale da centro economico a centro economico e attraversa territori differenti come la Catalogna governata dai socialisti indipendentisti che ribadiscono la loro vocazione a diventare guida di un nuovo modello di sviluppo politico ed economico su base regionale/europea compatibile e di riferimento nelle politiche di allargamento a paesi difficili e territorialmente divisi. Come la Francia uscita sconvolta dall’esito del voto con l’affermazione del Front National dove la necessità del governo socialista è quella di riconquistare non sola la fiducia di un ceto medio ma di ricollocare un intera società mantenendo la capacità di rassicurare gli altri paesi sulle proprie attitudini e scelte. Come l'Italia del governo Renzi forte di un risultato elettorale senza precedenti a cui si chiedono risposte interne e assunzioni di responsabilità a livello europeo nel semestre di presidenza per garantire la costruzione del processo di uscita dall'austerità.

Un treno che si contrappone a quella pianura - in fiamme - di un Europa transnazionale fatta di movimenti solidali e di coalizioni che negli ultimi mesi dalla Carta di Lampedusa al May of Solidarity ha saputo immaginare percorsi differenti basati sulla democrazia, i diritti, la solidarietà.

Un Europa fatta di pratiche di lotta, resistenza e conflitto che hanno imparato a conoscersi e cooperare e che vedono ora negli appuntamenti sulla rottura dei confini interni ed esterni per migranti e rifugiati, nei vertici europei del prossimo semestre, Torino 11 luglio sulla disoccupazione giovanile, nell'assedio dei palazzi simbolo della Troika, Francoforte inaugurazione del nuovo palazzo della BCE, ma soprattutto nella continua difesa e riconquista nei propri territori da Atene a Berlino di spazi sociali, case, reddito e vita degna l'affermazione non solo di un diritto alla città per tutti contro esclusione e precarietà ma la possibilità concreta della costruzione di una Comune d'Europa alternativa possibile all'unione europea politico economica a servizio del capitale della crisi e dell'austerità …

… Stop that train: I'm leavin'– today!/Stop that train: I'm leavin' – anyway!/Stop that train: I'm leavin'. And I said:/It won't be too long whether I'm right or wrong;/I said, it won't be too long whether I'm right or wrong ...

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