Red Land - Una lettura fascista della storia dell’Istria

5 / 2 / 2019

Il 5 febbraio verrà proiettato al cinema Astra a Trento “Red Land”, un film revisionista applaudito da Casa Pound. La proiezione è organizzata da Anvdg con la partecipazione della Fondazione Museo storico e del sindaco di Trento.

Prima di entrare in argomento una doverosa premessa: ricordiamo che la storia del confine orientale è stata ricostruita nelle sue linee generali in un testo agile e funzionale al grande pubblico già nel 2000 dalla relazione frutto del lavoro della commissione storico-culturale italo-slovena intitolata «Relazioni italo slovene 1880-1956». In merito stime degli uccisi nelle foibe o in generale dai partigiani jugoslavi e italiani ormai vi è un ampio consenso di massima. Nel loro libro «Foibe» Raoul Pupo e Roberto Spazzali stimavano a circa 5.000 il numero degli uccisi. Nella raccolta di interviste curata da Nicoletta Bourbaki «La storia intorno alle foibe» Jože Pirjevec parlava di 400-500 vittime in Istria subito dopo l'8 settembre e di poco più di 2.600 nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra. Pochi giorni fa il professor Pupo in un'intervista rilasciata al Gazzettino Veneto del 30 gennaio 2019 parla di 5-600 uccisi in Istria nel periodo successivo all'8 settembre e di 3-4.000 (con «forse qualcosa di più») vittime dopo la cacciata dei nazifascisti, affermando che a suo parere stime esatte sono molto difficili.

Insomma i fatti e la loro dimensione in linea di massima sono appurati, permane, come è ovvio e giusto che sia, il dibattito interpretativo, che lasciamo ad altri contesti perché ciò di cui ci preme parlare qui è l'uso politico di quella storia che quest'anno si arricchisce di un nuovo capitolo grazie al film «Red Land – Rosso Istria», che sarà proiettato a Trento al cinema Astra la sera del 5 febbraio in un evento che sarà introdotto da ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia), Fondazione Museo storico e sindaco di Trento.

Il film è liberamente ispirato ad un fatto reale: l'uccisione della studentessa Norma Cossetto ad opera di insorti nel settembre-ottobre 1943, il suo corpo fu rinvenuto nella foiba di Surani, vicino ad Antignana/Tinjan nell’Istria centrale, assieme ad altri 25 cadaveri. Era figlia del Podestà di Visinada Giuseppe Cossetto, che morì in combattimento in quei giorni dopo essersi aggregato al 134° battaglione camice nere, impegnato al fianco dei tedeschi nella riconquista dell'Istria.

Il problema è che il contesto mostrato dal film, ovvero l'Istria del 1943, è completamente falsato. Appena accennate (ed edulcorate) le politiche di snazionalizzazione della popolazione slovena e croata messe in atto dal fascismo, mai mostrati i crimini di guerra commessi dal Regio Esercito Italiano nei vicini territori Jugoslavi.

In «Red Land» la placida quiete dell'Istria viene d'improvviso prima interrotta dalla notizia dell'armistizio l'8 settembre e poi dall'arrivo di un manipolo di sadici «titini», che grazie alla complicità degli antifascisti italiani impongono il proprio regno del terrore.

Peccato che un rapporto di fine ottobre 1943 della stessa resistenza Jugoslava pubblicato in «Foibe» da Raoul Pupo e Roberto Spazzali affermi che l'8 settembre 1943 non vi erano in Istria reparti partigiani organizzati. Si era trattato di un'insurrezione di elementi locali ed i vertici Jugoslavi lamentavano proprio lo spontaneismo della cosa, con la sua disorganizzazione e le sue uccisioni a casaccio.

Infatti nel giro di un mese l'Istria venne riconquistata dai nazifascisti che ammazzarono qualcosa come 2.800 persone nel corso della repressione e ne deportarono altre 2.500. Le uccisioni e gli infoibamenti da parte degli insorti in molti casi avvennero proprio nel corso della riconquista tedesca, come risposta al fatto che erano spesso i fascisti locali ad indicare ai tedeschi chi fucilare, come accadde a Kanfanar/Canfanaro (dove vennero fucilate 26 persone dopo che gli insorti avevano liberato i soldati italiani che stavano venendo deportati dai nazisti) e a Nova Nas/Villanova del Quieto. Ovviamente stiamo parlando della violenza in Istria nel settembre-ottobre 1943, altre sono le dinamiche di ciò che accadde nel maggio 1945 nel quadro di costruzione del regime Jugoslavo.

Nel film per di più i «titini» se la filano senza neanche provare ad affrontare i tedeschi, dopo aver ucciso o abbandonato i propri complici italiani. In realtà la riconquista dell'Istria durò quasi un mese e ci furono duri scontri come a Tican/Tizzano, dove caddero in 84 tra partigiani e civili.

Ma non troverete nulla di tutto questo nel film «Red Land». I partigiani Jugoslavi uccidono, torturano e stuprano senza altra motivazione che puro sadismo, non esiste il contesto, non esiste un pregresso. Gli slavi ammazzano e stuprano perché son slavi, punto. Ancora più inspiegabile è l'atteggiamento degli antifascisti italiani che benché apertamente disprezzati e minacciati dagli Jugoslavi si fanno loro complici fino ad essere ammazzati tutti da loro o dai tedeschi che arrivano a salvare la situazione.

Come ha scritto il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki nella sua recensione del film «Rosso Istria è il primo film del dopoguerra in cui i nazisti fanno un ingresso alla “arrivano i nostri”» . Del resto non vi si accenna neppure di sfuggita al fatto che i «salvatori» nazisti di lì a poco nella risiera di Trieste avrebbero aperto un campo di concentramento in cui morirono 5.000 persone, vi transitarono 20.000 deportati (di cui solo 1.500 sopravvissero).

Normale che un film del genere piaccia a Casa Pound (che scommettiamo sarà presente con tutti i suoi iscritti) e che il loro gerarchetto accoltellatore millanti il merito di aver resa possibile la proiezione del film anche Trento. Una volta tanto ha ragione, quella mostrata nel film è la lettura fascista dei fatti, una lettura secondo cui solo il dolore e le sofferenze degli «italiani» contano.

Del resto «Red Land» è un film fortemente condizionato dal contesto politico in cui è stato prodotto e da chi lo ha voluto e finanziato (si vedano in proposito i i due articolo dedicati al film dal gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki). Non a caso lo stesso Salvini ha “sponsorizzato” a spada tratta il film: non è difficile vedere nella rappresentazione simil-zingaresca che viene fatta degli “slavi” l’immagine dell’altro da sé, dell’immigrato criminale “per natura” e negli antifascisti italiani “i buonisti” complici della “sostituzione etnica” del proprio popolo. Di fatto siamo di fronte al primo film di propaganda del nazionalismo salviniano e solo degli ingenui (o degli ipocriti) possono pensare che si possa stemperare la palese carica ideologica del film con qualche discorsetto di contestualizzazione storica o di generica condanna della violenza.

Anvgd, Fondazione Museo storico e sindaco di Trento avrebbero potuto presentare un'opera storiografica o un documentario, hanno preferito invece un film del genere (del resto ricco di scene parecchio splatter), e di fatto hanno scelto di avallare la narrazione fascista dei fatti. Qualunque cosa possano dire introducendo la visione la ascolteranno solo loro e sarà solo un modo per provare a pulirsi la coscienza. Di fatto hanno scelto di legittimare l'uso politico del passato a vantaggio di uno spirito nazionalista solo utile al razzismo e al neofascismo odierni.

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