Alternative per Roma

Questa è una città per giovani

Precarietà giovanile e democrazia tumultuosa

2 / 8 / 2011

Quando diciamo che un fatto nuovo si afferma o che c'è nell'aria un vento di cambiamento, dobbiamo interrogarci sulle cause profonde e confrontarci fino in fondo con le direzioni che quel vento ci indica. E crediamo sia utile soffermarsi su quei vettori, su quelle lotte, che, insieme a molte altre cose, hanno causato le temperie come un differenziale di pressione.

Le lotte degli studenti e dei precari, il coraggio degli operai, il dato delle amministrative, la vittoria dei referendum, la rivolta in Valsusa come a Napoli: questi fenomeni mettono in luce un profondo disagio sociale, destinato peraltro ad acuirsi nei prossimi mesi, e insieme mostrano l'attivazione di canali di organizzazione ed espressione nuovi e potenti, la speranza di spezzare la morsa della crisi come dato aprioristico, permanente, violento.

Il movimento degli studenti e dei precari non ha contestato solamente la riforma dell'università, ma ha rivendicato un diverso modello di sviluppo e proprio per questo ha parlato un linguaggio comune a tanti, che ha, di volta in volta, colmato il vuoto tra crisi della rappresentanza e espressione democratica di massa. Quale futuro per un paese che non investe sulla cultura, sui giovani, sulla loro vita in tutti gli aspetti? Per produrre, lavorare, qualificare, coltivare progetti, servono case, servono servizi, si deve poter viaggiare in modo efficiente ed accessibile. Non una battaglia corporativa, ma l'indicazione di una necessità, che è una possibilità di avanzamento comune.

La “questione giovanile” è tornata di moda dopo i mesi caldi del movimento studentesco, tanto che è sulla bocca di tutti, anche della Confindustria, anche delle destre in crisi di consenso. Nella città di Roma, ad esempio, alcuni pezzi del governo della città e della Regione si sono mostrati aperti a discutere con gli studenti della Sapienza di welfare giovanile, di diritto alla casa, affitti in nero, servizi. Apertura tattica, che ci indica però una necessità: quella di rendere l'alternativa a questo governo non più un'evocazione, ma un percorso reale. Abbiamo l'urgenza di aprire un confronto serrato su proposte concrete da avanzare rispetto alla lotta alla rendita e alla creazione di un nuovo sistema di welfare, di un nuovo modello di sviluppo. Un progetto di autogoverno al di là delle segreterie di partito, un rinnovamento che passa per le strade e i tumulti ed esprime una nuova forma di democrazia dal basso.

Per questo rilanciamo la sfida dell'appello di "un'alternativa per Roma": perchè se vogliamo che il vento non si fermi dobbiamo cominciare a metterci in gioco da subito, tutti quanti.

Guardiamoci attorno. Nella città di Roma la vita per un giovane è insopportabile, tra affitti a costi faraonici e a nero, senza controllo e diritti, mezzi pubblici scadenti, offerta culturale modesta e/o troppo costosa.

 Ad esempio: ci sono migliaia di stabili abbandonati nel centro di Roma, perchè non restituirne una parte all'uso e alla gestione di chi vive, lavora e produce in quelle zone, ad un canone sociale?

Le esperienze di studentati occupati come Puzzle e Point Break ci mostrano come edifici abbandonati possano rivalutarsi, offrire servizi al quartiere come sportelli di assistenza gratuita sugli  affitti, che potrebbero a loro volta funzionare come strumenti di tutela e di censimento contro il mercato nero, di gestione del diritto alla casa.

Dobbiamo immaginare insieme una nuova “gestione del comune”, che passa per rotture radicali con il passato di questa città, di destra e di sinistra: rivedere il calmieraggio dei prezzi degli affitti, requisire gli stabili abbandonati alla speculazione e trasformarli in spazi abitabili che diano risposte all'emergenza abitativa giovanile, estendere la riduzione dell'abbonamento ai mezzi pubblici anche ai non residenti, fornire sconti per cinema e teatri, prevedere dei sostegni alla continuità di reddito, immaginare più in generale la possibilità per i precari di vivere bene dentro Roma.

 “Se vuoi andare veloce, cammina da solo. Se vuoi andare lontano, cammina in molti” dice un vecchio proverbio africano.
Noi dobbiamo andare lontano, ma molto in fretta.


* Studentato Autogestito "Puzzle - welfare in progress"
** Studentato Occupato "PointBreak"

 

Bookmark and Share