Lettera aperta alla città di Bologna sul corteo “Respingiamo Maroni”

Utente: cayest
7 / 10 / 2009

Apprendiamo, con un certo stupore, che sulle pagine del “Resto del Carlino” si dibatte sulla richiesta di più sicurezza (?) per i reparti di polizia durante le manifestazioni e cortei che si svolgono a Bologna

I sindacati di polizia protestano e chiedono più garanzie e tutele per l' incolumità dei loro “assistiti”.

Il questore si affretta a tranquillizzare e rassicurare gli animi.

Per quanto ci riguarda, questo dibattito assume dei tratti paradossali e , allo stesso tempo, ci sembra che i toni ed i modi di questa “protesta” siano molto pericolosi.

Ma veniamo ai fatti:

Lunedì 28 settembre, muniti di pericolosissimi gommoni e materassini (da mare...), volevamo entrare nell'aula Absidale dell'Università di Bologna per manifestare la nostra rabbia e indignazione contro la presenza del Ministro Maroni, questo personaggio razzista e xenofobo che rivendica politicamente le morti di rifugiati che tentano di attraversare il Mediterraneo per sbarcare in Italia.

- Muniti di gommoni, dicevamo, siamo stati caricati dalla polizia in maniera violenta e sproporzionata. Siamo stati manganellati e feriti. Noi!

Dai numerosi video che documentano i momenti di tensione avvenuti quel giorno in via S. Stefano è chiaro che la carica è stata guidata da un “efficiente” capo-reparto che già abbiamo incontrato nelle Nostre Piazze.

Quest'uomo si era già distinto per la sua “fermezza”, il 2 Aprile 2008 durante la “Cacciata di Giuliano Ferrara da Piazza Maggiore” (la rete è piena di video e foto al riguardo!) nel colpire una manifestante ad un occhio (usando il manganello al contrario e colpendola cioè con l'impugnatura rigida!) e nel provocare costantemente i manifestanti a suon di manganello alzato!

- A nostro avviso, è preoccupante l'ennesima presenza in piazza di un poliziotto dal manganello facile.

E' grave, inoltre, che la carica sia partita non come reazione alla nostra “pressione”, fatta di materassini (da mare..) premuti contro il cordone di polizia , ma per la deliberata e scellerata azione di un singolo componente delle forze dell'ordine che, infuriato ed imbizzarrito, si è scaraventato su un manifestante assolutamente disarmato (a parte un pericolosissimo megafono nella mano che ovviamente era utilizzato per fini comunicativi e fortunatamente è stato ottimo scudo contro il Manganellatore Folle!!!)

- Proprio il concetto di democrazia dovrebbe comprendere l'esercizio del dissenso.

Esercizio che più volte le forze di polizia e gli organi politico-amministrativi di questa città vorrebbero negarci. Come ci hanno negato, con la forza e la violenza che li caratterizza, l'accesso a quell'aula Universitaria.

- Last but not least!!! Tra le righe del Resto del Carlino parafrasiamo così le dichiarazioni dei sindacati di polizia “Lasciateci menare e fare il culo a questi pericolosissimi manifestanti”.

Pensiamo che sia mofoto di eddiedangerouslto grave che un corpo di polizia prenda parola per avere libertà di gestione e di violenza nelle piazze di Bologna, che voglia assicurata una “immunità” sulle proprie azioni e reazioni durante le manifestazioni di piazza, che voglia avere le mani libere per agire a suo piacimento.

- Le mani libere le hanno già e, a nostro avviso,ne abusano già abbastanza.

E' di questi giorni la deposizione delle motivazioni sulla sentenza “omicidio Aldrovandi”, che ha condannato 4 agenti della polizia a 3 anni e 7 mesi. Una sentenza che esplicita chiaramente una cosa: Aldro e' morto, ucciso dagli abusi di potere di 4 poliziotti, morto senza una ragione a meno di 20 anni.

Eppure, i giudici pur riconoscendo la difficoltà' incontrata nelle indagini, le reticenze da parte dei “colleghi” e anche le minacce subite dai testimoni non sono andati oltre una condanna di facciata, una condanna che non impedisce ai colpevoli di omicidio di continuare a fare il proprio lavoro e di continuare la loro vita per quelle strade dove Aldro e' morto.

E, allo stesso modo, oggi veniamo a conoscenza della sentenza di primo grado sui fatti della Scuola Diaz, nei giorni della “macelleria messicana” di Genova 2001. Assolti per "non aver commesso il fatto" l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci.

Due storie diverse che parlano la stessa lingua: abuso di potere e immunità garantita, violenza immotivata e sotterfugi, minacce e azioni “poco chiare” atte a nascondere la verità e le “malefatte” delle forze dell'ordine.

Noi torneremo ancora e sempre in piazza e per le strade della nostra città a dissentire e protestare, a recuperare e riprodurre le pratiche e le istanze democratiche che dovrebbero appartenere alla nostra società.

Non ci fermeranno i manganelli o più poliziotti, non ci fermeranno i divieti e il vuoto di diritti che invece dovrebbero esserci garantiti.

Ci basta sapere che, tornati, a casa, dopo un'altra giornata di lotta...abbiamo strappato anche oggi un'altra porzione di libertà!!!

La libertà è la nostra sicurezza!

Bologna 07-10-2009

 TPO

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