La Francia, le colonie, lo sfruttamento

1 / 7 / 2009

Nella drammatica storia dei sans papier cacciati dalla Bourse du Travail e « accampati » sul marciapiede vicino alla sede della CGT emergono storie, testimonianze che mostrano tutta la complessità e l’innegabile legame che pervade la questione del « permesso di soggiorno » in relazione allo sfruttamento economico e bio-politico di corpi, risorse, relazioni.

Francia, Unione europea, Mondo.                                                      

Il paese che ha sancito e sviluppato i diritti fondamentali dell’individuo é ancora, visto da vicino,  una stato-nazione che sfrutta le sue (ex)-colonie tramite un modello non solo illegale e parassitario, ma al contempo nuovo ed elaborato.

Il « mercato dell’immigrazione » é cosa assai nota, ma i meccanismi di sfruttamento « in terra francese » si moltiplicano e si integrano nei modelli classici di precarizzazione del lavoro che hanno costituito l’ossatura principale in materia di politiche del lavoro nelle cosiddette democrazie neoliberali occidentali (Italia, Francia, Germania, ecc…)

Mohamed Diakité, sans papier ed occupante della Bourse du Travail, ha lavorato per più di 5 anni presso l’agenzia di collocamento temporaneo Adecco.

Ha lavorato in nero e sotto falso nome, come da consiglio e conditio sine qua non imposta dal direttore dell’agenzia.

Come Mohamed, altri 24 uomini hanno lavorato alle stesse condizioni, presso l’Adecco.

La promessa: dopo aver superato le 910 ore di lavoro, l’agenzia si sarebbe impegnata a gestire le pratiche per la regolarizzazione dei lavoratori, affinché ottenessero il permesso di soggiorno.

Mohamed racconta che hanno lavorato come animali, sottopagati e con orari di lavoro insostenibili, ma al momento della regolarizzazione la Prefettura gli negava il permesso di soggiorno.

Un numero improponibile di documenti e fogli da compilare gli venivano puntualmente inviati dall’Ufficio regolarizzazioni, ma nulla si sblocca fino a quando la situazione non si chiarifica : impossibile regolarizzare una persona a cui coincidono due nomi diversi (quello ufficiale e quello che veniva utilizzato per lavorare all’Adecco).

L’Adecco forniva costantemente alla Prefettura il nome falso e di conseguenza il gioco era fatto : nessuna regolarizzazione, sfruttamento prolungato, nessun diritto per i lavoratori che non possono nemmeno accedere al servizio sanitario pubblico dello Stato Francese perché non in regola.

Un giochino che dimostra chiaramente le responsabilità dei dirigenti Adecco, la loro complicità nello sfruttamento di lavoratori migranti, sans papier.

Uomini sfruttati due volte : dall’Adecco e dallo Stato ( che da legge può tranquillamente accettare contributi, tasse e versamenti da persone anonime o non riconoscibili, quindi dai lavoratori sotto falso nome). 

***

Situazioni di sfruttamento all’ennesima potenza per le quali Prefettura e Magistratura non hanno mai pensato di aprire indagini e/o accertare responsabilità. I lavoratori, per protesta hanno occupato l’agenzia Adecco presso cui lavoravano e dopo numerose denunce pubbliche sono riusciti ad ottenere la riesaminazione delle loro pratiche e la quasi completa regolarizzazione di tutti loro.

Quasi, perché, la Prefettura utilizzando il criterio del « caso per caso » tiene in sospeso le pratiche di coloro che fanno parte del coordinamento che ha occupato la Bourse du Travail.

Un « caso » come quello di Mohamed.

Gli apparati statali e giudiziari, a quanto pare, non si sono posti il problema  di scoprire cosa succede nelle agenzie Adecco, non riuscendo peró a nascondere un certo imbarazzo per le responsabilità e le complicità tra Stato e Adecco che emergono da questa vicenda.

Tutti quei proclami sulla lotta all’illegalità, all’ordine ed il controllo di cui organi e strutture dello Stato Democratico si fanno portatori svelano, in sostanza, una tendenza ancora più reale e pericolosa : il ricorso se non l’abitudine  a pratiche illegali di Stato volte alla sopravvivenza e rideclinazione dello sfruttamento economico-sociale di soggettività particolarmente deboli e ricattabili come i sans papier.

Nelle parole di una donna, Mahi, occupante della Bourse du Travail, si percepisce, in egual misura, tutta la rabbia dei sans papier, tutta la voglia di resistere e lottare per una vita dignitosa e di scardinare i meccanismi di controllo e repressione di uno Stato-nazione che sfrutta ancora le sue (ex)-colonie :

 «  Là, su tutti quei materassi, tutto intorno a noi, ci sono tutte le antiche colonie francesi. Ci sono in effetti solo le colonie francesi. I nostri genitori hanno dato tutto per la Francia, dovremmo essere accolti a braccia aperte, al contrario ci respingono e ci danno la caccia. Ma anche se i francesi costruiranno delle mura fino al cielo, noi arriveremo, niente ci può fermare. Perché noi veniamo per fuggire la miseria e per lavorare. E la miseria che ci spinge, non la povertà. La miseria, in Africa, è terribile, niente a che vedere con la povertà. Noi abbiamo il diritto, in Francia, di lavorare in regola. Essere sans papier non è lavoro, è schiavitù.

 Liberté, égalité, fraternité... non sono che parole scritte. In Francia, gli animali sono più considerati, hanno più diritti di noi. Sarebbe meglio essere un cane piuttosto che un uomo o una donna sans papier nel paese dei diritti umani. E per tenerci in schiavitù che non ci danno il permesso di soggiorno. E' ancora peggio della schiavitù. Tutti i lavori sporchi sono per noi. I lavori sporchi, i piccoli lavori precari e sottopagati. Si approfittano della miseria dei nostri paesi, senza questa miseria noi non saremmo qui. » (Estratto da “La voce delle donne”, comunicato del CPS 75 Coordinamento Sans Papier-Parigi)

di Gabriele Simmini

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