Il carcere è ridotto a contenitore di tutti i disagi sociali, dai tossicodipendenti, agli immigrati, ai malati fisici e psichici.

Appello per una mobilitazione del volontariato della giustizia

Un appello a tutto il volontariato per una mobilitazione che realizzi strategie e forme di pacifica manifestazione fino all’autosospensione dal servizio da porre in atto per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare il Governo e le istituzioni preposte a trovare le adeguate soluzioni al problema entro l’ estate.

23 / 6 / 2010

La cifra della detenzione ha superato la quota 67000 presenze. Numeri giganteschi impossibili ormai da contenere, se si considera che ad ogni numero corrisponde una persona.

Questo carcere è ridotto a contenitore di tutti i disagi sociali, dai tossicodipendenti, agli immigrati, ai malati fisici e psichici.

Il sovraffollamento crea grossi problemi di gestione degli istituti di pena, rendendo pressoché invivibile il carcere non solo per i detenuti, ma anche per gli stessi operatori penitenziari. In questa situazione è quasi impossibile assolvere alla funzione assegnata dalla Costituzione: la rieducazione dei detenuti.

Questo carcere peggiora la condizione di marginalità ed esclusione delle persone che vi entrano. Il piano di edilizia penitenziaria, prevedendo il contributo di soggetti privati, apre la strada alla privatizzazione della gestione delle carceri. Inoltre la costruzione di nuovi padiglioni negli istituti esistenti significherà sottrarre luoghi alle attività trattamentali, già ridotte al minimo, diminuendo gli spazi destinati alle relazioni esterne ( incontri con le famiglie, ecc) già fortemente ridotti, con un aggravio per la salute mentale della persona detenuta e l’allentamento della sua rete affettiva esterna.

Non va dimenticato infatti il drammatico record dello scorso anno di detenuti suicidi nelle carceri italiane: e dall’inizio di quest’anno sono stati registrati già 22 suicidi.

Di questa situazione va sicuramente imputata la responsabilità alla legislazione in materia di droghe, di recidiva e di immigrazione, alle nuove leggi orientate alla logica della "tolleranza zero", ma anche alla mancata applicazione di quelle in vigore ( regolamento penitenziario del 2000, leggi Smuraglia, Gozzini, sulle detenute madri, difficoltà del passaggio dalla sanità penitenziaria al SSN).

Se le proposte sulla messa alla prova e sulla detenzione domiciliare del Ministro Alfano diventeranno legge, i risultati deflattivi saranno comunque inferiori alle aspettative promesse. Sarebbe quindi necessario costituire immediatamente un “Piano sociale straordinario per le carceri” di sostegno al reinserimento sociale per coloro che escono o che potrebbero uscire dal carcere, attraverso la formazione, il sostegno lavorativo, l’attivazione del terzo settore e dell’associazionismo.

Deve quindi realizzarsi una nuova e diversa attenzione delle istituzioni centrali e territoriali, per sostenere e finanziare questo Piano, che dovrebbe chiamare in causa anche gli Enti Locali. Il Piano diverrebbe un investimento per garantire, allo stesso tempo, maggiore sicurezza ai cittadini e concrete opportunità per i detenuti. Sulla scorta di queste considerazioni, la Conferenza Nazionale del Volontariato della Giustizia auspica un pronto ed efficace intervento da parte del Governo Italiano e di tutte le istituzioni per affrontare la grave situazione e proclama lo stato di mobilitazione nazionale del volontariato impegnato nella giustizia.

Rivolgiamo quindi a tutto il volontariato un appello per una mobilitazione che realizzi strategie e forme di pacifica manifestazione fino all’autosospensione dal servizio da porre in atto per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare il Governo e le istituzioni preposte a trovare le adeguate soluzioni al problema entro l’ estate.

Il presidente

Elisabetta Laganà

tratto da Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia

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