Da "Il Manifesto" del 7 luglio 2009

9 luglio, Ancona Città Aperta

di Sergio Sinigaglia

13 / 7 / 2009

Predrag Matvejevic lo ha definito “mare dell’intimità”. Nel 2000 quando ad Ancona si tenne la Conferenza Internazionale sull’Adriatico, “Maggio 2000”, una rete che aggregava una trentina di associazioni e gruppi di base marchigiani, promosse un controvertice (il primo in Italia molto prima della stagione dei social forum e di Genova) con lo slogan “Adriatico , un mare di diritti”. Invece dopo nove anni è ormai diventato il mare della disperazione. Quella che muove centinaia di uomini, donne e anche adolescenti, in fuga da Afghanistan, Iraq, Darfur, dalle guerre globali che insanguinano terre povere e martoriate. Storie di sofferenze e sfruttamento.

Arrivano da Patrasso nel porto anconetano e sbattono contro il nuovo muro creato dalle autorità internazionali, nazionali e locali. Abbiamo già raccontato in una specifica inchiesta come in pochi anni lo scalo dorico sia diventato una grande zona rossa, blindata, con una orrenda rete metallica, simile a un check point stile Gaza. E la città ha subito questa violenza senza che nessuno, a parte i bar e i ristoranti della zona portuale, amministrazione comunale, partiti e lo stesso associazionismo cittadino (a parte qualche flebile voce), reagisse con autorevolezza e decisione di fronte alla brutale separazione fra il luogo simbolo della memoria storica locale e il resto della città.

Il 9 luglio questa situazione verrà finalmente messa in discussione e, in qualche modo, violata, grazie alla Comunità Resistenti delle Marche, l’Ambasciata dei Diritti e Ya Basta Marche. “Una giornata senza frontiere” questa la parola d’ordine della mobilitazione che partirà da Piazza Roma alle 19 e si muoverà verso il porto per entrarvi dentro. L’iniziativa è stata presentata ieri nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta all’aperto proprio a pochi metri dalla sbarra che delimita l’ingresso dell’area portuale. Area che, con la sospensione del Trattato di Schengen, sta vivendo giornate di caos indescrivibile, con file interminabili di auto e tir. La manifestazione di giovedì si inserisce nel quadro delle iniziative contro il G8. Dopo Vicenza, l’Aquila, dunque toccherà Ancona, nel quadro di una mobilitazione che avrà carattere regionale.

“Ogni giorno – è stato detto durante la presentazione dell’appuntamento – qui a pochi passi dal centro arrivano esseri umani che chiedono asilo perché in fuga da situazioni terribili. Rischiano la loro vita, e come è noto si sono verificati casi drammatici di ragazzi morti sotto la pancia di un camion dove si erano nascosti. Per le associazioni e i soggetti incaricati di accogliere le loro richieste non c’è tempo materiale per parlare con loro. Molte volte non c’è neanche la possibilità di dare loro un primo soccorso, visto che arrivano in condizioni al limite della sopravvivenza, ma vengono inesorabilmente rispediti indietro”. Tra l’altro, proprio per monitorare il comportamento delle autorità portuali, da alcune settimane l’Ambasciata dei Diritti ha creato un osservatorio specifico che renderà noti i risultati in autunno.

Tornando alla manifestazione del 9, Enza Amici, figura storica dei movimenti sociali marchigiani, ha messo in evidenza la differenza tra questo G8 e le relative contestazioni con il 2001 genovese. “Allora si trattava di denunciare e delegittimare un organismo internazionale portatore di una globalizzazione neoliberista. Genova fu probabilmente il momento più alto di quella stagione di lotte. Oggi dopo due guerre e una crisi economica mondiale specchio del fallimento del modello sociale imposto in questi decenni, il G8 si è praticamente autodelegittimato. In questa situazione sono le comunità locali, dentro i territori, che diventano il centro delle mobilitazioni rivendicando sovranità, indipendenza, a Vicenza come all’Aquila. Noi siamo dentro questo percorso”. Un processo reticolare che crea relazioni orizzontali e si autorappresenta (e autogoverna). Ciò  che sembra una “democrazia insorgente” sempre più lontana dalla asfittica democrazia istituzionale.

E dalla conferenza stampa viene un forte appello a tutta la città perché scenda in piazza.  “Chiediamo a tutti i cittadini di essere con noi per rivendicare libertà e diritti”.

La manifestazione, è stato sottolineato dalle tre organizzazioni, sarà anche un’occasione per protestare contro l’osceno “pacchetto sicurezza” varato in questi giorni dal governo. A questo proposito ricordiamo che venerdì 26 giugno si era tenuto un partecipato sit-in dei sindacati e della “Rete dei migranti”. Domenica il segretario regionale dell’Anpi Nazareno Re, dalle colonne dei giornali locali, si è appellato ai sindaci marchigiani affinché vietino le ronde.

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