Federico, Aldo e Stefano uccisi da leggi proibizioniste

Polizia di Stato o Stato di polizia?

di Davide Brignola *

28 / 10 / 2009

"...se ti vogliono far male loro possono farlo,
è l'abuso del potere che ormai è legalizzato
non sai mai come finisce quando sei in commissariato..."
Aban feat. Jack la furia: Lettera ad uno sbirro

Federico, Aldo, Stefano non sono solo nomi. Forse qualcuno non conosce le loro storie; eppure questi sono i nomi di alcune vittime innocenti, vittime di leggi proibizioniste.

Federico aveva 18 anni, fu fermato da una pattuglia di servizio quella notte del 25 Settembre 2005, dopo qualche minuto arrivò il 118 che lo trovò morto, con le manette ai polsi. Qualcosa o qualcuno ha causato l'arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore del ragazzo che camminava da solo, disarmato, che era incensurato, non stava compiendo alcun reato quella notte e non aveva mai fatto male a nessuno.

Aldo aveva 54 anni, il 13 Ottobre 2007 fu portato in carcere in seguito al ritrovamento di due piante di marijuana nella sua abitazione per uso personale. Nessuna traccia apparente di violenza sul suo corpo, ma «lesioni compatibili con l'omicidio» disse l'autopsia, che rivelò quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte. I segni di un pestaggio.

Stefano aveva 31 anni, il 16 Ottobre 2009 fu arrestato per 20 grammi di sostanze stupefacenti, condannato per direttissima, dopo pochi giorni morì. Sul suo corpo si notarono evidenti segni di percosse, segni che sicuramente non si provocò da solo.

Sono solo tre storie, tre storie che hanno fatto notizia, che sono riuscite a rompere il muro dell'omertà, il muro del silenzio dei giornali. Ce ne sarebbero tante da scrivere, storie di violenze, di pestaggi, di assasini in celle, storie di migranti, storie che forse non riusciremo a scoprire mai. Storie che forse ci fa comodo non scoprire o non sapere. Storie che a qualcuno fa comodo non farci sapere, qualcuno che da sempre oscura l'informazione. Storie che a non sapere ci rendono più leggeri. Storie che servono a far riflettere.
Tre storie apparentemente diverse, ma tre storie uguali, tre storie di vittime di uno stato di polizia. Vittime di leggi proibizioniste che continuano a riempire le carceri italiane, la cui unica colpa è quella di aver scelto liberamente di utilizzare una sostanza. Vittime di un sistema giudiziario ingiusto. Vittime di una legge sulle droghe, secondo la quale da consumatori siamo diventati tutti pericolosi spacciatori.
Fa rabbia la sentenza per quanto riguarda gli assassini di Federico, fa rabbia l'omertà degli agenti di polizia penitenziaria, del personale sanitario, fa rabbia sentire che un'altra volta ci troviamo di fronte ad una vittima ingiusta e che forse i colpevoli di questo omicidio non verranno mai condannati.
Ma la cosa che fa più rabbia, è sapere che tutti gli sforzi che verranno fatti, che tutte le sentenze che verranno proclamate, che tutti i risarcimenti che verranno effettuati non potranno mai colmare il vuoto che provoca un'altra vittima di uno stato di polizia!

* Laboratorio Occupato Insurgencia - Napoli

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