Il Politecnico di Torino e l’accordo con Frontex

Su Melting Pot l'intervista a Luca Rondi, autore dell’inchiesta pubblicata da Altreconomia

6 / 11 / 2021

Il 14 luglio scorso con un comunicato stampa [1], il Politecnico di Torino ha annunciato la vittoria di un bando da parte di un consorzio composto dall’Associazione Ithaca [2] - centro di ricerca “dedicato al supporto di attività umanitarie in risposta a disastri naturali” -, il Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico - il cosiddetto DIST - e da Ithaca Srl.

Il bando era stato pubblicato da Frontex, Agenzia istituita dall’Unione Europea per la guardia di frontiera e costiera, e prevede la produzione di cartografia digitale, mappe di infografica e map book utili all’attività dell’Agenzia. Il contratto ha una durata di 24 mesi, rinnovabile sino a un massimo di altri 24 mesi, con un budget totale di 4 milioni di euro. Nel dettaglio, Frontex richiede diverse tipologie di cartografia, per un totale di una ventina di carte in formato A0, in cui vengano segnalati i confini amministrativi, i nomi dei luoghi e le principali caratteristiche fisiche del territorio - strade, ferrovie, linee costiere, fiumi e laghi - a cui vengono aggiunte caratteristiche topografiche, geologiche e climatiche: in sostanza, delle carte che illustrano non soltanto caratteristiche topologiche o geologiche, ma anche la distribuzione di migrazioni e criminalità, di ricerca e soccorso e di altre operazioni lungo i confini esterni dell’Unione Europea.

Questo accordo, passato in sordina nei mesi estivi, è balzato all’attenzione mediatica il 20 ottobre, quando Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, ha reso pubblico quanto accaduto in un suo articolo [3].

Il 24 ottobre, Michele Lancione, accademico del DIST, ha pubblicato una lettera [4] in cui si dissocia pubblicamente dall’accordo siglato dal suo Dipartimento, Ithaca Srl e Frontex; questi interventi hanno mosso l’opinione pubblica raccolta attorno all’appello: “Mai con Frontex!”.

Melting Pot Europa ha avuto la possibilità di intervistare Luca Rondi in merito alla vicenda.

Luca, grazie per questa opportunità di confronto. L’accordo di Frontex con un Dipartimento del Politecnico e dell’Università degli Studi di Torino solleva delle riflessioni sul rapporto tra politica e informazione, e sulla presunta neutralità dei dati usati dal Politecnico per questo progetto con Frontex. Tutto questo dovrebbe interessare tutti, ma soprattutto chi come te lavora con le informazioni e nella sua vita fa giornalismo. Come sei venuto a conoscenza di questo accordo e qual è stata la reazione?

Faccio un passo indietro. Nonostante io viva a Torino, sono venuto a conoscenza di questo bando di Frontex non tramite il comunicato stampa del Politecnico di Torino, ma dal mio lavoro di analisi dei bandi pubblicati da Frontex. Già questo elemento forse è rilevante: in qualche modo la vittoria del Politecnico di questo bando era passata in sordina; il comunicato stampa era stato ripreso da alcuni giornali locali, ma da nessuna testata nazionale; e la ripresa da parte dei quotidiani locali non aveva una lettura critica, perché il ruolo dell’Agenzia passava in secondo piano e l’elemento centrale della narrazione della vicenda era l’eccellenza italiana al servizio delle autorità europee. È chiaro che se poi si va ad analizzare nello specifico la strategia e l’attività di Frontex, allora la notizia di un bando da quattro milioni di euro vinto da PoliTo assume tutt’altra rilevanza e tutt’altra connotazione.

Quando la notizia dell’accordo è diventata di pubblico dominio, tutti gli attori coinvolti - dal presidente di Ithaca Srl Piero Boccardo al direttore del DIST Andrea Bocco - hanno riportato l’entusiasmo “verso una nuova sfida che ci rende orgogliosi di una serie di collaborazioni con le maggiori organizzazioni internazionali”, o per “la piena integrazione tra le attività di ricerca e quelle di trasferimento tecnologico”; la collaborazione con Frontex è stata quindi presentata come un obiettivo strategico del Dipartimento, ovvero lo sviluppo di un laboratorio capace di gestire temi di grande complessità. Nessuna di queste affermazioni fa davvero menzione degli scopi di questa collaborazione. Fino a che punto si era consapevoli delle implicazioni di questa collaborazione con Frontex?

Non voglio entrare nel campo delle suggestioni. Dai fatti che sono noti e che emergono dalla lettera scritta dal professor Lancione su Altreconomia emerge chiaramente che il DIST è stato messo di fronte alla non-neutralità di questa scelta: Lancione racconta sia del passaggio di questa notizia al consiglio di Dipartimento sia del fatto che il comitato etico interno al politecnico di Torino non è stato interpellato perché per la tipologia di bando la sua valutazione non era necessaria. Non è segreto il fatto che l’Agenzia è sotto processo alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per vari casi singoli, tra cui quello legato a una famiglia siriana [5] , rimpatriata su un aereo di Frontex anche se aveva fatto richiesta di asilo. Ma non sono solo i singoli casi ad essere rilevanti; le modalità con cui l’Agenzia sta utilizzando il suo budget dimostra quale sia la sua priorità e quindi, indirettamente, la strategia della Commissione Europea che la finanzia. La collaborazione del Politecnico è rilevante sotto diversi aspetti. Anche ammesso che i dati utilizzati siano open source - non è così - il lavoro di mappatura di un territorio, nel momento in cui è finalizzato a pianificare delle operazioni, non è mai neutro. Per diversi motivi.

Ad esempio, Henk van Houtum, professore di Geografia Politica alla Radboud University, in uno studio [6] ha dimostrato come le mappe sull’immigrazione cosiddetta irregolare usate da Frontex abbiano una valenza fortemente politica perché descrivono il fenomeno con una specifica chiave di lettura, inserendolo in una narrazione di invasione da parte di pericolosi nemici che giungono dal di fuori delle nostre frontiere. Già nel 2017, poi, Frontex aveva creato un Master sulla gestione dei confini europei in collaborazione con sei istituzioni accademiche europee [7]; bandi e collaborazioni di questo tipo legittimano l’Agenzia nelle sue operazioni, e la vicenda del Politecnico di Torino rientra in questa strategia di clean washing dell’Agenzia, che usa l’approvazione di enti di eccellenza scientifica e tecnologica, presumibilmente neutrali o apolitici, per generare una certa immagine pubblica del suo operato.

Esiste una materia che regolamenta questo tipo di collaborazioni?

Un bando risponde alla regolamentazione europea specifica sugli appalti pubblici. L’agenzia è chiamata a rispondere sul piano giudiziario nel momento in cui c’è una violazione dei diritti specifica su un gruppo di persone oppure su un singolo - si veda proprio la questione della famiglia siriana. Sono possibili vincoli interni al contraente, come un’eventuale commissione etica, che decide se è consono partecipare al bando di gara. Di certo non esiste una regolamentazione “etica” specifica. Del resto, l’attività di Frontex è considerata legittima da parte delle istituzioni europee.

È esattamente questo il punto. Formalmente è tutto pulito: è pulita Frontex perché perfettamente legittimata a pubblicare un bando di collaborazione cartografica, è pulito il Politecnico nel concorrere. Ma allora su chi ricade la scelta di dissociarsi? Sui singoli?

Il Politecnico di Torino ha preso un impegno con Frontex a nome di tutti i professori e i ricercatori, esce come un fronte compatto prima dell’intervento di Lancione su Altreconomia, e inoltre il comunicato stampa fa delle dichiarazioni molto forti riguardo a questa collaborazione; tra le altre cose, si afferma che dal 2016 Frontex è impegnata anche in operazioni di soccorso e salvataggio. Sappiamo che queste dichiarazioni sono state concordate con l’Agenzia prima di essere state pubblicate, mentre i fatti descrivono una realtà diversa. A partire dagli investimenti di Frontex: dal 2015 sono stati stanziati cento milioni di euro per l’acquisizione di mezzi aerei da impiegare nelle loro operazioni, a cui si sommano tutti i finanziamenti da parte dei singoli stati membri. Per essere precisi, nel 2016 la percentuale della spesa coperta dagli stati membri nei soli mezzi aerei ammontava al 48% del totale, nel 2017 al 73% e nel 2018 al 71%.

Dal 2016 ad oggi, invece, l’Agenzia non ha sottoscritto nessun contratto di leasing per mezzi marittimi. La strategia che emerge da una simile razionalizzazione della spesa è chiara: si dà priorità al controllo e al monitoraggio dall’alto dei flussi, non al soccorso diretto. A proposito poi del soccorso, se in Libia gli agenti di Frontex si rivolgono alla cosiddetta guardia costiera libica per le operazioni di soccorso, nel mar Egeo ci sono prove di veri e propri coinvolgimenti degli agenti di Frontex nelle operazioni di respingimento dei migranti.

Nel quadro descritto sono rilevanti gli inefficienti meccanismi di responsabilità interni all’Agenzia. I primi procedimenti giudiziari nascono ora, ma da anni le inchieste giornalistiche denunciano le criticità dell’attività dell’Agenzia. Chiamare in causa Frontex è molto complesso e spesso le persone che subiscono la violazione dei loro diritti vivono in una condizione di vulnerabilità, non sempre hanno l’assistenza legale necessaria per intentare una causa.

L’impegno preso del Politecnico, da UniTo e da Ithaca si inserisce nel quadro descritto. Non penso stia a me indicare su chi deve ricadere la scelta di dissociarsi. Certamente, da cittadino è mio diritto chiedere “conto” a un’istituzione pubblica delle scelte che fa e delle collaborazioni che mette in atto. Soprattutto in casi come questo in cui l’attività rischia di incidere - direttamente o indirettamente - sul rispetto dei diritti umani.

Note

[1] "Politecnico e Ithaca insieme per la produzione di cartografia per l’Agenzia Europea Frontex", Politecnico di Torino Magazine - 14 luglio 2021

[2https://www.ithacaweb.org

[3] "Il Politecnico di Torino a fianco di Frontex. Sul rispetto dei diritti umani, intanto, cade il silenzio", Luca Rondi - Altreconomia 20 ottobre 2021

[4] “Non a fianco di Frontex”. Chi si dissocia dall’accordo del Politecnico di Torino, Michele Lancione - Altreconomia 24 Ottobre 2021

[5] "Syrian family sue EU border agency over removal from Greece", Helena Smith - The Guardian 20 ottobre 2021

[6] "This map cries out: we are being threatened", Radboud University - 7 febbraio 2020 del 2018

[7] "European joint master’s in strategic border management"

Tratto da:

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