Nota sulle elezioni “primarie” di Giovanni Dursi, Docente M.I.U.R. di Scienze sociali

E il Gattopardo disse: Much ado about nothing !

Gesta mediatiche ed ipocrite affabulazioni spacciate per leadership politica e candido rito democratico

23 / 11 / 2012

Le abusate metafore non solo letterarie “Much ado about nothing” e “Il gattopardo”, d'ispirazione shakespeariana e di riferimento all'opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sono i poli di contenimento del giro d'una giostra impazzita: le cosiddette elezioni primarie. Non volendo riesumare l'ideologia politica di Tomasi di Lampedusa, oggi però è inevitabile notarne la sua struggente attualità riassumibile e semplificabile, come scriveva Pampaloni (Comunità, 1959), nella terza parte de “Il gattopardo”— «senza vento l’aria sarebbe stata uno stagno putrido, ma anche le ventate risanatrici trascinavano con sé tante porcherie» —, nel discorso di Tancredi e nella sua celebre frase che descrive la situazione storica della Sicilia del 1860: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»; aggiungiamo, infine, in riferimento alla concezione di Lampedusa della storia umana, l’espressione di don Fabrizio: «e dopo sarà diverso, ma peggiore». Nel titolo della commedia in cinque atti e nelle riflessioni presenti nel “Macbeth” del grande inglese la vita appare «solo un'ombra che cammina», una «breve candela» sul punto di spegnersi; oppure «una favola narrata da un idiota, piena di strepito e furore e senza significato alcuno». Insomma, utilizzando occhiali culturali per leggere l'andamento delle cose pubbliche, la condizione sociale, culturale, quindi, politica del Paese risulta manifestamente legata ad una certa vacuità caratterizzata, peraltro, dal trambusto e dall'agitazione, problema che già si poneva filosoficamente Shakespeare. A dar voce al suo dilemma era il perfido Macbeth, messo di fronte alla notizia della morte della moglie e al presagio dell'ormai imminente sconfitta. Seguendo le gesta mediatiche, le affabulazioni stilisticamente variegate, la tenzone per l'affermazione di tutti gli attori protagonisti della “primarie” ci si rende conto che la realtà quotidiana dei circa sessanta milioni di italiani non è affatto rappresentata, né compresa né rispettata nella sua cogente drammaticità da parte di chi si ostina a guardarsi allo specchio e cogliere come necessaria solo un'operazione di chirurgia estetica (riduzione dei parlamentari, delle spese di rappresentanza, delle auto blu e via elargendo benefit al sistema-paese !). Innanzitutto, un'autentica leadership politica, non coercitiva come viceversa risulta essere nella sovraesposizione mediatica (per quanto essersi relegati nella “nicchia” televisiva Sky sia già testimonianza di un barlume di consapevolezza circa l'inefficacia persuasiva della retorica e dell'immagine con conseguente timore rispetto alle opinioni dei cittadini elettori e telespettatori delle reti del servizio pubblico), deve saper esercitare egemonia, capacità di direzione a partire dal “saper fare” politico-amministrativo e dal problem solving, piuttosto che usare il linguaggio analitico-esortativo e degli auspici. In secondo luogo, il leader di coalizione che assume la responsabilità di governo, tecnicamente – ciò palesa fragorosa contraddizione teorico-politica – , non può essere designato in questa forma plebiscitaria zoppa, come se fosse scontato che sia una persona militante di un'organizzazione politica a dover guidare in futuro la compagine governativa nonostante un precario consenso “interno”. Tra i competitori nelle elezioni “primarie” del centro-sinistra, ad esempio, non c'è nessun rappresentante della società civile, essendo tutti iscritti ad un partito e tutti portatori di interessi consociativamente componibili. Infine, la governance democratica (esigenza di nuove istituzioni popolari, piuttosto che correttivi legislativi bizantini e discriminatori) e il rafforzamento delle capacità della società civile di essere protagonista della vita pubblica e di redigere l'agenda politica, non possono essere – e non lo sono stati - oggetti di interesse per chi ha una “vita da politico” da salvaguardare e trova sulla giostra impazzita mossa dalla logica della rappresentanza e da leggi elettorali ad personam unico motivo di impegno nella vita pubblica. Probabilmente, è la poliarchia (l'insieme di processi e istituzioni specifici di democrazie rappresentative su larga scala sviluppatosi nel XX secolo), ordinamento contraddistinto dalla presenza di istituzioni politiche ormai sclerotizzate che va riconsiderata per poter effettivamente avviare un processo di rinnovamento della democrazia ed estensione della “cittadinanza” mediante: revisione delle forme di controllo popolare sulle decisioni politiche del governo; libere ed eque elezioni ove tutte e tutti possano partecipare; revisione del suffragio universale con diritto di elezione esteso ai giovani sedicenni ed ai cittadini stranieri residenti; diritto di concorrere agli uffici e alle cariche pubbliche connesso alla revocabilità degli incarichi; libertà di espressione non vincolata al censo ed alle appartenenze; accesso e messa in valore delle informazione alternative; diritto di associazione unito all'autoresponsabilizzazione sociale.

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