Sguardi di movimento, per i movimenti

I dibattiti del second stage a Sherwood Festival 2019

5 / 6 / 2019

Come ogni anno, lo spazio dibattiti del Festival di Sherwood sarà ricco di contenuti e spunti (leggi qui il programma sempre aggiornato di tutti gli appuntamenti). Esperienze, confronti, riflessioni, approfondimenti teorici: tutto quello che ci serve per riempire ancora di più la nostra “cassetta degli attrezzi”.

Veniamo da una stagione intensa - a livello nazionale e internazionale - segnata da una ripresa generalizzata del conflitto sociale, dall’intreccio strategico di diversi assi politici, dalla nascita di movimenti inediti. Per questo è importante trovare il tempo e il modo di soffermarsi sulle cose accadute, di analizzarle in profondità e cogliere quei dettagli che talvolta sono capaci di colmare dei vuoti. Uno sguardo di movimento, mai prolisso ed autocentrato, ma volto ad aprire nuove sfide e nuove intersezioni.

Dalle lotte transfemministe ai movimenti climatici, dallo scontro in atto sulle questioni migratorie ai gilets jaunes: il conflitto tra vita e capitale emerge in forme e sfaccettature talvolta diverse tra loro, altre volte interconnesse. Di certo, la strada tracciata è quella di attaccare in maniera complessiva l’ordine sovrano – che è allo stesso tempo patriarcale, razzista, neoliberale, estrattivista – e agire nella direzione del potere costituente, quello che solo i movimenti totali possono ambire a creare.

Di seguito l’elenco dei 4 dibattiti che, come da tradizione, si terranno nel second stage del Festival.

Sherwood Festival 2019

Lunedì 10 giugno alle 21,00: "Decolonize this place! Sguardi, parole e pratiche transfemministe"

Ospiti:

Selam Tesfai (attivista di Non Una Di Meno Milano)

Wissal Houbabi (slammer, scrittrice, femminista intersezionale)

Intergrace - Interdisciplinary Research Group on Race and Racism (gruppo di ricerca interdisciplinare su razze e razzismi)

Modera: Gaia Righetto (Cso Django Treviso)

Abstract:
Il colonialismo detta ancora le regole delle relazioni di potere attuali, disegna confini e città, e istituisce frontiere materiali. La potenzialità della contemporanea ondata di femminismo è proprio quella di intersecare la lotta contro il patriarcato senza tralasciare la necessità di decolonizzare le nostre vite, i nostri corpi, le nostre relazioni ma aprendo spazi - mai scontati - a immaginari, linguaggi e pratiche che decostruiscano la narrazione dominante.

A dialogare con noi ci sarà Selam Tesfai, attivista di Non Una di Meno Milano, con cui interloquiremo anche a partire dall'azione alla statua di Indro Montanelli - attuata dal movimento femminista durante la giornata di sciopero dell'8 marzo - che ha avuto il pregio di svelare la violenza dei simboli del colonialismo italiano e di portare negli spazi di movimento una riflessione su questo. Ci sarà anche Wissal Houbabi (slammer, scrittrice, femminista intersezionale) che ci aiuterà ad orientarci intorno all’importanza della presa di parola - nelle diverse forme che può assumere - dei soggetti direttamente impegnati nelle pratiche decoloniali. Infine grazie al contributo di InterGrace, un gruppo di ricerca interdisciplinare su razza e razzismi, andremo a comprendere cos’è il nostro passato coloniale, e quanto pesa la rimozione di esso nel linguaggio politico attuale.

Sherwood Festival 2019

Lunedì 17 giugno alle 21,00: "La sfida dei movimenti climatici. Dalle lotte per la climate justice alla battaglia contro le grandi opere".

Ospiti: 
Stefania Barca (ricercatrice senior presso il Centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra)

Guido Viale (saggista e sociologo)

Luca Chianca (giornalista di Report)

Tommaso Cacciari (Comitato No Grandi Navi)

Un attivista diFridays for Future

video-contributo di Re:Common

Modera: Marco Baravalle (Sale Docks)

Abstract:

Negli ultimi anni, la spinta dei movimenti che i battono per la giustizia climatica sta cambiando la scena pubblica e politica internazionale. L’esplosione planetaria di Fridays For Future, oltre ad aver imposto in agenda l’urgenza della crisi climatica, si inserisce in un contesto di movimentazione sociale che ha assunto il rapporto capitale-ambiente come elemento centrale nei processi di lotta.

Quando si parla di climate justice si indica la necessità di identificare i diversi gradi di responsabilità nel disastro attuale e riconoscere che gli effetti della crisi climatica colpiscono in maniera diseguale. La violenza del capitalismo estrattivo in alcune aree del pianeta, che identifica un vero e proprio contesto neocoloniale, si intreccia con le migrazioni forzate, ma anche con un sistema patriarcale di sfruttamento e subordinazione di genere. Per queste ragioni la giustizia climatica si basa su tre pilastri: la giustizia ambientale, quella sociale e quella transfemminista. 

I movimenti climatici si stanno trasformando rapidamente: si stanno massificando, politicizzando e radicalizzando, con pratiche e discorsi che sono sempre meno cooptabili da parte della green governance, che da anni sta cercando di rendere “verbo” il simulacro di un capitalismo sostenibile. Il capitalismo è, invece, la radice del problema: «system change not climate change» non a caso sta diventando uno slogan sempre più maggioritario.

La sfida posta da questi movimenti è solo all’inizio e passa innanzitutto per l’intreccio tra un piano di mobilitazione che si posiziona su un livello d'astrazione inedito ("la sopravvivenza del pianeta") con la materialità di lotte territoriali contro grandi opere, fabbriche di veleni, centrali fossili e tutti i principali simboli di un modello di sviluppo basato sulla cementificazione, sul consumo di suolo, sull’impegno di enormi capitali pubblici, sull'interesse delle lobby.

In Italia, lo scorso 23 marzo questo connubio si è manifestato nella sua interezza e potenzialità con la “Marcia per il clima e contro le grandi opere”, frutto di un percorso che in otto mesi è riuscito a mettere insieme centinaia di comitati, movimenti e realtà di tutto il Paese. Questa giornata, i due scioperi globali per il clima del 15 marzo e 24 maggio, la miriade di mobilitazioni che costelleranno il globo nei prossimi mesi ci indicano che la strada si sta tracciando. C’è ancora molto da fare, in termini di processi organizzativi e messa in comune di strumenti politico-teorici. 

Il prossimo 17 giugno queste tematiche verranno affrontate in uno dei 4 dibattiti dello Sherwood Festival, che da questa edizione darà il proprio contributo a queste battaglie attraverso la campagna “Sherwood Forest for Climate Justice".

Sherwood Festival 2019

Domenica 23 giugno alle 21,00: "Il moltiplicarsi dei confini tra attacco ai diritti e razzismo".

Ospiti:
Sandro Mezzadra (saggista e docente Universitario)

Annalisa Camilli (scrittrice e giornalista di Internazionale)

Paolo Cognini (avvocato, esperto in diritto dell’immigrazione e dell’asilo- Associazione Studi Giuridici Immigrazione)

Duccio Facchini (direttore e giornalista di Altreconomia)

Modera: Stefano Bleggi (Melting Pot Europa)

Abstract:

Probabilmente mai prima d'ora è stato visibile un così marcato campo di battaglia attorno alle migrazioni e alla molteplici forme di solidarietà e resistenza a supporto dei migranti e per la libertà di movimento. Tanto nel Mediterraneo centrale, quanto lungo i confini delle principali rotte migratorie, finanche negli anfratti delle nostre città, lo scontro in atto delinea il portato razzista, discriminatorio e di attacco ai diritti fondamentali della sequela di accordi, decreti e direttive prodotti negli ultimi anni.

I patti con milizie e paesi del nord Africa, il moltiplicarsi di muri e barriere materiali ed immateriali, il chiudere gli occhi di fronte ad abusi e torture sui confini - solo per citare alcuni esempi - sono la rappresentazione più evidente di quanto è ampio questo scontro. 

Non è solo l'Italia ad implementare la sua postura autoritaria e di contrazione generale dei diritti con il governo MoVimento 5 Stelle - Lega, bensì tutti i governi e le istituzioni europee stanno consolidando politiche di esternalizzazione dei confini e prassi che determinano oggettive forme di respingimento razziale ed esclusione sociale o tutt'al più di inclusione differenziale.

Tuttavia quello che ieri sembrava solo sperimentato sulla pelle dei migranti, oggi si trasla in modalità diverse attaccando coloro che collettivamente si oppongono a questa deriva: la realpolitik populista ha abbandonato qualsiasi miraggio di libertà, diritti e solidarietà, mostrando tutto il suo portato criminale di disumanità e cinismo.

Sherwood Festival 2019

Lunedì 1 luglio alle 21,00: "I gilets jaunes. Lotta, organizzazione e narrazioni di un movimento non congiunturale".

Ospiti: 

Ali (Collectif Gilets jaunes Rungis Île-de-France)

Bilele (Collectif Gilets jaunes Rungis Île-de-France)

Marco Assennato (EuroNomade)

Francesco Brancaccio (Plateforme d'Enquêtes Militantes)

Modera: Antonio Pio Lancellotti (Globalproject.info)

Abstract:
Chi sono quelle persone che dal novembre del 2018 sono in piazza ogni sabato in tutta la Francia con indosso un gilet giallo? Quali sono le loro rivendicazioni? Com’è possibile che ci sia un movimento di così ampia durata e seguito nel cuore dell’Europa contemporanea?

Fin dai suoi albori, la rivolta dei gilet gialli ha fatto emergere un carattere inedito, probabilmente non paragonabile a nessuno dei movimenti sociali apparsi sulla scena europea negli ultimi anni, forse decenni. Dai primi rond-points alle “assemblee delle assemblee”, dai blocchi stradali alle insurrezioni moltitudinarie, dalla protesta contro la “carbon tax” a una piattaforma che tiene insieme giustizia sociale e giustizia climatica. Dietro quello slogan diventato quasi ossessivo - «Macron demission» - si cela una composizione eterogenea che ha saputo organizzarsi e dare vita a un assemblaggio politico senza precedenti, in cui è sempre viva la dialettica tra conflitto e organizzazione.

Un movimento “non congiunturale” è stato definito in più di un’occasione, che scuote la Francia, ma che si muove lungo il bordo di una crisi politica e sociale europea “de longue durée”. E non sarà certo la repressione o il continuo screditamento mediatico a metterlo in difficoltà. Ci ha provato Emmanuel Macron con la farsa del “Grand Débat”, ci ha provato il ministro dell’Interno Christophe Castaner con i nuovi dispositivi di polizia, in atto dopo l’Atto XVII del 16 marzo, ci ha provato Marine Le Pen con le strumentalizzazioni elettorali, stroncate sul nascere. I gilets jaunes non si fermano, non fermano quella voglia di cambiamento radicale che parte da lontano e vuole arrivare lontano, puntando al cuore dell’ordine sovrano.

Un movimento complesso e complessivo, che si va consolidando sempre di più, che diventa contropotere settimana dopo settimana, di rotonda in rotonda, città in città. Un movimento che va letto con uno sguardo in grado di scardinare i lessici tradizionali della politica, anche quella di movimento. Il palco di Sherwood sarà un’ottima occasione per approfondire i tanti nodi aperti ed entrare nel merito di eventi e processi che stanno ribaltando la storia francese, ma che guardano anche oltre la Francia.

Ne parleremo con Alì e Bilele, due protagonisti del Collectif Gilets jaunes Rungis Île-de-France, con Francesco Brancaccio, attivista della Plateforme d'enquêtes militantes, e Marco Assennato, membro del collettivo Euronomade e co-autore del libro “Gilets Jaunes”, pubblicato nel gennaio 2019 su Manifestolibri.

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