Setacciare olio e resistenza

Liberia, 2015: la tenacia delle comunità rurali nel difendere le proprie terre dall’accaparramento da parte delle compagnie straniere produttrici di olio di palma.

19 / 11 / 2020

Esistono migliaia di storie individuali di esperienze collettive che ignoriamo quasi completamente. Esistono protagonisti senza nome sparsi in diverse parti del mondo, seminati in diversi momenti storici, tutti però accumunati dal vivere sulla propria pelle oppressioni e lotte che noi in genere ascoltiamo o leggiamo distrattamente sui media, ma che per loro sono realtà concretissime. Questa serie di racconti brevi ci trascina nel mondo quotidiano di queste persone e, attraverso i loro ricordi, frammentati e incompleti come quelli di tutti, ci permette di ricostruire la loro storia e di approfondire contesti lontani dalla nostra conoscenza diretta. L'ottava puntata della rubrica "Suture"- che uscirà ogni giovedì alle 12.30, a cura di Valeria Andreolli.

Immergi le braccia fino al gomito nella profonda tinozza colma di liquido giallo, le muovi, tasti il fondo e ne estrai delle fibre legnose che riponi in un’altra tinozza, più piccola, alla tua destra. Ti piace questo lavoro, ti piace agitare le mani dentro l’olio giallissimo rilasciato dal frutto della palma dopo essere stato pestato ed annacquato con acqua bollente.

È un gesto che ti piace così tanto, che ti dà una tale sensazione di leggerezza, che non riesci a capire come si possa pensare di rimpiazzarlo con il lavoro asettico ed impersonale di un macchinario. In realtà non riesci a capire come tutto il processo, come questo muovere mani, piedi, teste, occhi e corde vocali di donne e uomini possa essere sostituito da ingranaggi e meccanica. Non ti interessa neppure capirlo, quello che ti basterebbe è che nessuno ti impedisse di continuare a far parte di questo rituale che inizia nel silenzio della foresta, sulle cime di palme tanto alte da toccare il cielo, e finisce, con forme e colori diversi, in mercati affollatissimi campionari dei rumori più svariati.

Invece qualcuno che ci prova, a interrompere questo rito, c’è. Sono compagnie straniere con nomi familiari, Palm Oil Corporation, Tropical Agriculture Group, che prima si presentano come i vostri nuovi vicini, sorridenti, cordiali e amici. Poi tornano accompagnati dalla scorta di guardie private con i longimetri e altri strumenti mai visti prima a prendere misure, a calcolare, a macchinare. E tu, voi, tutti, una comunità intera, abbandonate quello che state facendo, lasciate le pentole a bollire sul fuoco e andate nella foresta a chiedere spiegazioni, ad informare i signori col metro che quella terra è vostra, non da ieri, non dall’altro ieri, ma da generazioni e generazioni, l’avete difesa e protetta durante le guerre civili che hanno esasperato il vostro Paese, l’avete curata e abbeverata durante i periodi di siccità. Ma questi signori col metro appartengono ad un altro mondo, dicono di voler parlare solo con i capi villaggio. Così mandate i capi villaggio, che sono gente fidata, che mangiano insieme a tutti il riso che cucini tu, che cucinate tutte. Ma quelli tornano con gli occhi bassi, tristi, si siedono con voi e dicono che i signori col metro, che ora hanno altre facce ma la stessa pelle, sono stati gentili, hanno ascoltato le vostre ragioni, poi hanno detto “convincete la comunità a lasciarci fare e sarete ricchi”, e non intendevano voi che raccogliete i frutti delle palme, che li bollite e li pestate, voi che cucinate per tutti, voi che coltivate riso, manioca e platani da sempre, ma quelli di voi che avete delegato a trattare con loro. Quando hai sentito queste parole, sei rimasta spiazzata e hai pensato “vogliono dividerci”, lo avete pensato tutti, lo avete urlato tutti con una sola voce, manifestazione lampante del fallimento di una strategia che solo nelle teste di persone abituate a pensare in termini di guadagno, concorrenza e interesse personale poteva funzionare.

Un’altra donna della comunità si avvicina a te con una botte tenuta salda sul capo con l’ausilio di una mano e rovescia il liquido in essa contenuto dentro la tinozza in cui hai immerse le mani. Sale il livello dell’olio giallo, aumenta la fibra e cresce il tuo lavoro. Le tue mani si muovono e incontrano nuovo materiale da scartare. Non da scartare veramente, solo in questa fase. Questa sera gli uomini del villaggio verranno a prenderlo e lo porteranno nei terreni vicini al fiume, e là questa fibra avrà nuova vita, aiuterà a contrastare il lavoro di erosione lento ma costante dell’acqua.

Voi sì che sapete come far respirare e allietare la foresta, a differenza di questi signori con il metro che sono degli estranei, non la conoscono e vogliono dominarla, martoriarla piantando distese infinite di palme e, dopo averla dissanguata, abbandonarla. Quello che provi è una grande rabbia, ti chiedi “chi dà il permesso a questa gente di venire e stuprare le mie terre?”, la risposta la sai, la sapete tutti, sapete che nella capitale, dentro palazzi corazzati, in stanze luminose, su tavoli di ebano, si firmano contratti a dieci zeri che stabiliscono che tu non immergerai più le mani nella tinozza di olio come stai facendo ora, si tracciano righe e cerchi sulle mappe ignorando deliberatamente che sotto quella grafite rossa ci sono palme che sono state seminate, allevate e custodite dal tuo bisnonno.

E, dal momento che lo sai, sai anche cosa devi fare. Sai che innanzitutto devi resistere alle intimidazioni delle guardie assoldate dai signori col metro che vengono di notte nel villaggio a svegliarti con il rombo delle loro motociclette, con la luce dei loro lampeggianti e con i loro insulti, che tagliano i tuoi alberi davanti ai tuoi occhi nella tua foresta, che ti colpiscono con un pugno nello stomaco quando vai, con tutta la comunità, a implorarli di ritirarsi e lasciare che torniate alle vostre vite, alle vostre terre, al vostro olio giallissimo. Ma sai anche che non ha senso rispondere a queste violenze con altra violenza e quindi sai che c’è un’altra strada che si può percorrere e lo sai perché nella capitale ci sono anche persone che vogliono aiutarvi e poi perché altre comunità l’hanno intrapresa e ne sono uscite vittoriose. Sai che setacciare l’olio di palma alla ricerca di fibra non basta, devi imparare altre cose: quali sono i tuoi diritti, come funziona un GPS, quali parole usare di fronte ai signori col metro, quali usare invece per convincere persone che non vivono nella foresta a sostenere la vostra causa. Sai che potete vincere.

Ormai nella tua tinozza non c’è più fibra. La sollevi e ti avvii verso il fuoco. È giunto il momento di far bollire il liquido rimasto e gustare finalmente l’olio.

Link Utili:

When our land is free, we’re all free, Silas Kpanan’Ayoung Siakor e Jacinta Fay

The Jogbahn Clan, the source project

Power of the people: how a liberian clan took on an international palm oil company—and won, Carolyn Ziv

‘We come from the earth’: Q&A with Goldman Prize winner Alfred Brownell, Ashoka Mukpo

** Pic Credit: Tommy E Trenchard - Alamy Stock Photo

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