Ritorno a Macondo

In ricordo di Gabriel Garcia Marquez

18 / 4 / 2014

 

Gabriel Garcìa Màrquez con il romanzo Cent’anni di solitudine è stato l’autore di una generazione. Si è spento a Citta del Messico dopo una dura battaglia contro un tumore linfatico, per intervenute complicazioni polmonari.

Màrquez è stato il più rappresentativo di una generazione di autori latinoamericani, almeno di quanti a fianco di una ricca produzione letteraria hanno saputo coltivare, chi con la militanza politica e chi solamente con la coerenza dei propri comportamenti, un riconosciuto impegno sociale a favore di quel continente, propagandando gli aneliti di libertà degli oppressi, gli sforzi dei movimenti politici e sociali per l’affrancamento dalle egemonie economiche, politiche e militari del potente vicino nordamericano, le istanze di eguaglianza e i diritti delle società meticce. Senza essere stato un esponente politico della società colombiana e latinoamericana, Màrquez è riuscito a rimanere sempre coerente con questo impegno allo stesso tempo culturale e sociale.

Con i suoi libri, in particolare con Cent’anni di solitudine che gli diede un successo mondiale non solo ha ottenuto il meritato riconoscimento del Premio Nobel per la letteratura nel 1983 ma ha anche favorito la diffusione in tutto il mondo della ricca produzione letterario sociale latinoamericana. Non avremmo forse conosciuto pienamente quella numerosa e virtuosa generazione di autori senza il successo di Cent’anni di solitudine. Forse il mercato letterario europeo e quello italiano in particolare, con le sue leggi mercantilistiche, avrebbe evitato o ritardato la pubblicazione di autori come il Manuel Scorza della quadrilogia di Rulli di tamburo per Rancas, o il Juan Carlos Onetti de Il cantiere; o il Juan Rulfo del Pedro Paramo; o il Guillermo Cabrera Infante di Tre tristi tigri, o il Manuel Puig di Fattaccio a Buenos Aires e tanti altri.

La letteratura latinoamericana è stata ed è ricca tutt’oggi di grandi autori che insieme a Màrquez ci hanno fatto conoscere meglio quel continente ricco di contraddizioni, di lotte sociali e di repressioni bestiali, di poesia e di speranze. Pensiamo solo a Jorge Amado, José Marìa Arguedas, Augusto Roas Bastos, Julio Cortàzar ma nessuno come Màrquez ha saputo toccare le corde dei sentimenti di una generazione di lettori. E’ stato così sicuramente in Italia nel pieno degli anni 70 (l’editore Feltrinelli lo aveva pubblicato 1968). Le gesta del colonnello Aureliano Buendìa e le vicende della generazione dei Buendìa che ripercorre la storia della Colombia – ma potrebbe essere quella di un qualsiasi altro paese di quel continente – hanno scavato nel profondo dei sentimenti di una generazione di giovani lettrici e lettori.

Una generazione che sperava in un mondo diverso da quello attuale; giovani che in quegli anni “davano l’assalto al cielo”, che nel quotidiano e nel sociale cercavano di cambiare le relazioni e i ruoli di una società che contestavano, hanno fortemente amato quel testo e la poesia di quella fantastica narrazione. Non so quali corde intime sarebbe in grado di toccare oggi la lettura di Cent’anni di solitudine –varrebbe sicuramente la pena rileggerlo – per l’attuale generazione di giovani alle prese con la realtà della globalizzazione ma ho l’impressione, se non la certezza, che si sia di fronte a qualcosa di “immortale”, cioè capace di fornire sensazioni forti e spunti positivi tanto quanto un tempo.

Ma Màrquez, dicevamo, non è stato semplicemente un grande scrittore. Ha saputo dare coerenza al suo pensiero culturale difendendo a suo modo, senza essere un militante politico, la dignità delle genti latinoamericane, il patrimonio di meticciato e i loro diritti di fronte alle dittature militari e al prepotente abbraccio economico, politico e militare nordamericano. L’amicizia con Fidel Castro, l’amore per Cuba e la difesa della sua indipendenza dal criminale e brutale boicottaggio Usa, le critiche alla politica prepotente degli Usa nel centro e sud america gli sono certo costate l’ostracismo del mercato letterario statunitense, i moniti e le condanne morali di molti circoli politici e culturali, ma ha di contro significato una coerenza che ha fatto da esempio per altri personaggio della cultura latinoamericana e gli guadagnato il rispetto di milioni di lettori dalla mente libera ed indipendente dai condizionamenti ideologici della cultura dominante.

Che dire infine? Ciao Gabo riposati un po’ ora insieme ai tuoi tanti immortali personaggi!

 

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