Revolutionary Road

Una via “rivoluzionaria” per una esistenza rinchiusa nel perbenismo del sogno americano degli anni 50 nella magistrale scrittura di un autore che ha anticipato il realismo di Raymond Carver

1 / 8 / 2014

Richard Ford, a quarant’anni dalla pubblicazione di Revolutionary Road, scriveva nel 2001 nella prefazione al libro che “fa uno strano effetto immaginare lettori che lo aprano oggi per la prima volta”. Effettivamente appena s’inizia a scorrere questo libro si capisce perfettamente l’incredulità espressa nella prefazione da questo grande scrittore contemporaneo statunitense: la bellezza della scrittura di Richard Yates ti prende immediatamente, ti ammalia e ti rapisce sino alla fine della narrazione. Basterebbe questo al lettore che si accinge a leggere Revolutionary Road per capire che ha appena fatto una buona scelta ma non è solo lo stile della scrittura a colpire, bensì è la profondità degli argomenti che la storia affronta a dare la misura esatta della qualità di questo libro.  Anche se, apparentemente, potrebbe apparire un romanzo come tanti, semplice e costellato da una serie di banali eventi che coinvolgono nelle oltre 400 pagine del libro una famiglia della classe media americana della fine degli anni 50 e agli albori degli anni 60.

Per chi abbia letto il classico studio sociologico sulla classe media americana di Charles Wright Mills – Colletti bianchi – cimentarsi con il libro di Yates è come leggerne la declinazione in chiave letteraria. Ma Revolutionary Road non parla solo di questo: il destino dei suoi personaggi, le loro ansie e frustrazioni, le loro aspettative e speranze, il loro conformismo e le loro ipocrisie, la loro ricerca di unicità che sfocia a volte in snobbismo, la loro ricerca della felicità e, allo stesso tempo, il loro comune ancorarsi alle norme non scritte della corretta convivenza in una società ordinata e normata, descrivono una condizione che, pur con differenze legate alle particolarità dei singoli Stati, fu comune alla classe media di tutto il mondo occidentale capitalistico. Yates affronta la crisi esistenziale di questa classe, dove la frustrazione cozzava con la ricerca di un’esistenza migliore in una società che, nel periodo in cui scriveva Revolutionary Road poggiava ancora sul peso, la forza, l’inventiva e la fedeltà del ceto medio ad un sistema che gli offriva benessere, opportunità, posizione sociale. Non della crisi attuale della classe media, quindi, scrive Yates e non lo avrebbe certo potuto fare visto che scrisse Revolutionary Road nel 1961, nel pieno dispiegarsi del sogno americano, ma del rapporto profondo tra realtà apparente e condizione intima che contraddistingueva in quegli anni quel particolare strato sociale nel Paese guida del sistema capitalistico.

Frank e April Wheeler, i protagonisti della storia, i loro amici-conoscenti, i coniugi Campbell, Milly e Shep, la signora Givings e i colleghi di lavoro di Frank, sono i principali interlocutori dei Wheeler nel racconto e compongono un microcosmo dalle diverse sfaccettature della comunità borghese della costa occidentale degli Stati Uniti. Tutti rosi da insoddisfazione e, allo stesso tempo, rivestiti di una corazza ipocrita volta a farli apparire di fronte agli altri appagati dal raggiunto successo negli affetti e nella vita lavorativa; conformisti, apparentemente realizzati e felici, finiranno per inciampare nelle proprie non risolte aspirazioni e frustrazioni sino alla crisi finale, irreversibile e dalle tragiche conseguenze, dei due protagonisti della storia. Un senso di tragedia imminente, per altro, percorre tutto il romanzo sin dalle prime pagine che descrivono magistralmente il fallimento corale e personale dei partecipanti alla rappresentazione teatrale messa in scena dalla Compagnia dell’Alloro, costituita da attori dilettanti, fra cui April, allo scopo di fornire alla comunità di Revolutionary Hill, sobborgo residenziale borghese e impiegatizio di New York, un’opportunità di elevazione culturale. Un esperimento un po’ snob che nasconde, soprattutto per April, la frustrazione per un’esistenza priva di sussulti, costretta al ruolo di casalinga madre di due figli che vive come ostacolo allo svilupparsi delle sue più intime aspirazioni e illusioni artistiche e professionali. Il racconto di questo banale episodio e la crisi coniugale conseguente al fallimento della rappresentazione teatrale, squarcia il velo di conformismo progressista che maschera l’esistenza “felice” di di Frank, April, Milly e Shep, per penetrare nel profondo della loro vita quotidiana, consentendo in tal modo a Yates di tinteggiare magistralmente uno spaccato autentico delle regole non scritte, delle convenzioni non visibili, delle norme consuetudinarie che presiedevano l’esistenza della classe media americana di quegli anni.

In apparenza la trama del libro sembra molto semplice, banale quasi. In realtà non è così e il lettore se ne rende conto subito sia seguendo il modo utilizzato da Yates per raccontare ciò che avviene e il punto di vista diverso dei personaggi sui singoli fatti narrati, sia penetrando nei loro sentimenti e nei loro stati d’animo che, con leggerezza ma con profondità, l’autore a poco a poco fa conoscere e mette a confronto con la realtà di ciò che gli accade.

Richard Yates non ha goduto della fama e del successo che meritava. L’essere stato riconosciuto come un autore che piace agli scrittori ha, in qualche modo, chiuso alle sue opere la porta alla loro diffusione ad un pubblico più ampio e di massa. Anche il suo carattere spigoloso e la dipendenza dall’alcool non hanno aiutato in tal senso, nonostante che dai suoi corsi universitari di scrittura siano usciti allievi divenuti poi grandi e affermati scrittori. Progressista dichiarato – scriveva discorsi politici per Robert Kennedy – è stato più volte reclutato dal cinema per scrivere sceneggiature che accettava solo per garantirsi il reddito necessario a scrivere racconti e storie, le uniche passioni della scrittura che gli interessavano. In questi ultimi anni, solo parzialmente la riduzione cinematografica di Revolutionary Road, conLeonardo Di Caprio nel ruolo di Frank e di Kate Winslet in quello di April, lo ha fatto riscoprire soprattutto in Europa e altrettanto da pochi anniMillennium fax sta pubblicando in Italia tutta la sua opera – romanzi e racconti – e questa scelta consente anche a noi di apprezzare pienamente questo importante autore americano, che ha anticipato il realismo di Raymond Carver e Richard Ford e che è stato punto di riferimento per molti autori attuali come Andrè Dubus, John Casey, Mary Robinson e altri ancora.

 

Richard Yates

Revolutionary Road

Millennium fax editore 2003

 

hunknown

 

30 luglio 2014

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