Proteggere l'acqua sputando veleno

Riserva indiana di Standing Rock, North Dakota, USA, 2016: la lotta dei Sioux contro la costruzione dell'oleodotto Dakota Access in difesa della sacralità delle loro terre.

26 / 11 / 2020

Esistono migliaia di storie individuali di esperienze collettive che ignoriamo quasi completamente. Esistono protagonisti senza nome sparsi in diverse parti del mondo, seminati in diversi momenti storici, tutti però accumunati dal vivere sulla propria pelle oppressioni e lotte che noi in genere ascoltiamo o leggiamo distrattamente sui media, ma che per loro sono realtà concretissime. Questa serie di racconti brevi ci trascina nel mondo quotidiano di queste persone e, attraverso i loro ricordi, frammentati e incompleti come quelli di tutti, ci permette di ricostruire la loro storia e di approfondire contesti lontani dalla nostra conoscenza diretta. La nona puntata della rubrica "Suture"- che uscirà ogni giovedì alle 12.30, a cura di Valeria Andreolli.

Sei seduto sulle rive del Missouri a contemplare il movimento lento e regolare dell’acqua che scorre. Intorno a te solo il vento che soffia e il vociare soffocato che viene dall’accampamento. Quante giornate hai speso a giocare con i tuoi fratelli e i tuoi cugini in quelle acque. Quante volte sei tornato a casa fradicio perché volevi portare un po’ di fiume con te, per rendere più dolce il vostro arrivederci.

Ma ora hai paura che questo amico sempre disponibile ed accogliente ti venga portato via. Succedeva ogni tanto che i tuoi genitori e i tuoi zii si dilungassero in discussioni in cui ricorreva la parola petrolio, ma tu non ci davi molto peso, erano preoccupazioni da grandi, che non avevano niente a che vedere con la tua vita quotidiana fatta di corse nei campi e bagni nel fiume. Invece evidentemente non era così. Da qualche mese petrolio era diventata una parola sempre più ricorrente e non solo a casa tua, ma in tutta la comunità. E più questa nuova parola si faceva frequente ed ingombrante in ogni conversazione, più un’altra gli si affiancava: acqua. È stato allora che ti sei reso conto che forse quei discorsi fatti nella semioscurità tra i tuoi genitori prima di andare a dormire potevano riguardare anche te. Perché “mni Wiconi”, l’acqua è vita, lo sai da sempre, ti è stato insegnato come un mantra sin da quando eri piccolissimo e non sapevi ancora parlare, né in lakota, né in inglese.

Un gabbiano vola sopra il fiume e sopra la tua testa. Ripensi al momento esatto in cui ti sei vestito di questa nuova consapevolezza, quando hai capito che ci sarebbe stato bisogno anche di te in questa lotta, perché anche a te si voleva fare un torto. Da allora hai cominciato ad informati, hai scoperto che solo negli ultimi tre anni in quello che altri hanno deciso essere il tuo Stato, il North Dakota, ci sono state 300 fuoriuscite di petrolio causate da perdite o cedimenti di oleodotti. Hai cominciato ad imparare tutti i numeri: 2.047, i chilometri proposti come lunghezza per l’oleodotto Dakota Access; 470mila, i barili di greggio che passeranno sotto alle acque del Missouri ogni giorno; 3,78 miliardi, i dollari che costerà quest’opera lunghissima e invadentissima. Hai cominciato a partecipare alle riunioni. Parecchi tra i tuoi amici hanno fatto lo stesso, tanto che ad un certo punto avete pensato fosse opportuno organizzarvi in modo autonomo, avete fondato la Standing Rock Youth. Vi siete riuniti nei teepee e avete parlato, avete parlato per ore ed ore di quanto sia alta la possibilità che l’oleodotto abbia delle fuoriuscite, del danno irreparabile che verrà inflitto alla sacralità dei vostri luoghi.

Una macchia nera che piano piano sale in superficie, cresce, si gonfia, riempie l’intero letto del fiume e poi sale lungo gli argini, si mangia la terra, arriva agli accampamenti e si mangia anche voi. È una scena che ti ha tormentato troppe notti, impedendoti di prendere sonno e facendoti dimenare e sudare come fossi febbricitante.

L’acqua è vita, perché senza acqua non c’è vita. Quante volte lo avete ripetuto, quante volte l’avete gridato a squarciagola di fronte dalle divise della Guardia Nazionale che hanno risposto con lo spray al peperoncino, che vi hanno tirato proiettili di gomma. Tu ancora non riesci a spiegarti come un concetto così semplice e lineare possa non essere condivisibile. Per questo di fronte a simili reazioni, di fronte alla violenza, ti senti spiazzato, ti sale la paura e corri a ritirarti perché non capisci, non riesci e non puoi capire. Vi siete auto-definiti i protettori dell’acqua, perché voi lo sapete quanto l’acqua sia importante e perché è bene che tutti, anche coloro che vi lanciano lo spray negli occhi e i proiettili sulle gambe, lo capiscano, perché forse vedendo con quanto ardore lottate per difendere l’inviolabilità dei luoghi in cui vivete, anche loro capiranno qual è la parte giusta da cui stare.

O forse no.

In ogni caso tu sai che sei fortunatissimo ad essere nato nel cuore di Standing Rock, perché qui puoi goderti i tramonti sul Missouri, perché hai il solenne e fondamentale compito di difendere la Madre Terra da chi vuole depredarla e perché sei il depositario di tradizioni secolari che i più possono solo invidiarti.

Senti una voce di donna urlare in lontananza che è ora di cena. Ti alzi lentamente da terra e ti avvii verso l’accampamento dove cominciano ad accendersi le prime luci e dove ti aspetta un piatto caldo a base di pollo, mais e peperoni, che mangerai circondato da gente proveniente dalle aree più dimenticate degli Stati Uniti, con persone che hanno nasi, bocche, occhi con colori e tagli tutti diversi, ma che sanno, tutti, che l’acqua è vita.

** Liberamente tratto dalla petizione Stop the Dakota Access Pipeline della Standing Rock Youth, I sioux lottano per difendere le loro terre da un oleodotto, Internazionale, 7 novembre 2016, e A Timeline of the Year of Resistance at Standing Rock, Carla Javier, Splinter, 14 dicembre 2016.

** Pic Credit: Standing Rock Youth. Sara Lafleur Vetter

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