Dai proletari scozzesi di Glasgow ai ruvidi marinai delle isole del nord della Scozia: dai racconti di Denise Mina e William Mcilvanney alla trilogia dell’isola di Lewis di Peter May

L’isola della mattanza nell’estremo nord della Scozia

15 / 12 / 2013

 

Peter May, da Glasgow, vive in Francia, scrive romanzi e serie televisive. Autore molto apprezzato in Inghilterra e in Francia, è stato insignito del prestigioso Prix Le Ancres Noir. Il suo primo romanzo, tradotto nel 2012 per Einaudi in Italia, fa parte di una trilogia ambientata nella piccola ed estrema isola Lewis, del gruppo delle Ebridi, ad occidente della Scozia ed è titolato Blackhouse o L’isola dei cacciatori di uccelli (tra l’altro è appena uscito sempre per Einaudi il secondo episodio della trilogia dal titolo L’uomo di Lewis).

La Scozia che racconta May è costituita da uomini un po’ “primitivi” che si ostinano a vivere in piccole isole inospitali al largo della Scozia, ostinati, burberi, selvaggi come l’oceano e il clima che li circonda o li sovrasta. May a mio parere è l’ultima piacevole sorpresa che arriva dall’estremo nord dell’Inghilterra. La nostra editoria non ha mai rivolto molta attenzione agli autori noir scozzesi nonostante abbia pubblicato più di un autore e autrice molto interessante. Ne ricordo solo due in particolare perché mi hanno colpito più di altri: Denise Mina e William Mcilvanney.

Denise Mina, anch’essa di Glasgow, con la vicenda della proletaria Maureen O’Donell, assolutamente non politically correct, dedita a sbronze periodiche, dal sesso facile e dai rapporti difficili con l’altro sesso, ci proietta nella Scozia urbana proletaria, fatta di gente che si arrabatta tra assegno di disoccupazione e lavoretti precari. La storia di Maureen O’Donell si sviluppa anch’essa in tre romanzi dalle atmosfere noir – La donna di Glasgow, Nubi di pioggia e La fine del gioco – dove scopriamo un mondo sordido di violenza domestica, di abusi sui minori, di lercia piccola criminalità, di sopravvivenza nella dipendenza dall’alcool e dalle droghe – per lo più eroina – ma anche l’esistenza di forme di solidarietà fra un proletariato povero, dalle poche pretese, alla ricerca di una vita felice a cui basta poco per realizzarsi. Una solidarietà soprattutto fra donne che emerge a poco a poco nelle storie che la Mina racconta. Maureen, donna allo stesso tempo fragile e forte, dura come l’acciaio quando serve, che appare a volte sciatta, sfatta e piegata dal peso delle vicende che la coinvolgono e, in altre occasioni, improvvisamente bella, sensuale e affascinante, piena di calore, cerca di uscire dalla melma in cui è costretta a vivere lottando con tutte le sue forze. La vicenda criminale che fa da contorno alla sua storia, che è la storia sociale di tante donne singol proletarie urbane scozzesi, cadenza i suo cambi repentini di umore e di atteggiamento, mentre per tutta la trilogia incomba la inevitabile resa dei conti con i segreti del suo passato che in qualche modo dovrà affrontare.

Diversa è invece la lente di osservazione della società scozzese che utilizza William Mcilvanney nei suoi romanzi che ricordano più la tradizione della crime story che il noir ma che non mancano di originalità e realismo. Al centro della scena spesso troviamo Jack Laidlaw, ispettore di Glasgow, un tipo tosto, intransigente ma non reazionario. Le sue indagini, che si sviluppano nei tre romanzi editi da Tranchida – Indagine a Glasgow, Le carte di Tony Veitch, The Big Mann – pur mantenendo l’andamento tipico dell’indagine di polizia rappresentano uno spaccato impietoso della società scozzese. Laidlaw s’immerge in un mondo criminale ben diverso da quello più conosciuto statunitense ma non meno violento, brutale. Bische clandestine, gioco d’azzardo, strozzinaggio, contrabbando, furti sono per lo più gli elementi che fanno da sfondo della Glasgow di Mcilvanney, di quella Glasgow che non esce alla luce del sole. Mentre l’indagine svolge il suo corso, i personaggi che Laidlaw incontra in questa parte della città offrono uno sguardo al lettore ad un mondo dedito al crimine ma, allo stesso tempo, posto ai margini della società che solo nell’infrangere continuamente le regole, nel delinquere in vari modi, trova l’alimento per stare a galla.

Parte da Glasgow anche Peter May con il suo L’isola dei cacciatori di uccelli per proiettarsi subito nell’ecosistema bellissimo e selvaggio dell’isola di Lewis. Di Glasgow, delle atmosfere metropolitane e della vita nella Scozia “continentale”, nulla più ci racconta, se non che l’ispettore Fin Macleod ha appena perso un figlio e chiuso un rapporto familiare già fragile e ora frantumato da questa tragedia. Fin è anch’esso un abitante di Lewis, uno dei pochi ad aver lasciato negli anni l’isola per cercare una vita diversa, un futuro con più possibilità che non quello a cui sono stati destinati per anni gli abitanti dell’isola. Vi arriva per verificare l’analogia tra un omicidio avvenuto a Glasgow e uno appena scoperto a Lewis. Dopo di che la storia che potrebbe apparire come una delle tante storie d’indagini, arricchite dal fatto di essere ambientata in un luogo insolito come un’isoletta del nord della Scozia, cambia del tutto registro e diventa un grande racconto della vita di questa gente in un ambiente bellissimo, selvaggio e, allo stesso tempo, terribile, frustrante e crudele.

Lewis è l’isola dei cacciatori di uccelli proprio perché ogni anno in uno scoglio inospitale nel nulla dell’oceano si consuma un rito antico, una mattanza di uccelli che è una sorta di iniziazione alla maturità per gli uomini di Lewis. Uomini che quando si abbracciano e questo avviene in una sola occasione, lo fanno rompendo una tradizione e una consuetudine di durezza nei rapporti e nelle relazioni e nei ruoli di genere che la loro storia sull’isola ha cementato nel tempo.

Le descrizioni dell’isola, dell’alternarsi continuo, rapido, di sole, nuvole, pioggia e la costante presenza del vento che sferza dall’oceano questo lembo di terra, sono una parte importante e molto bella del romanzo. Sono la colonna sonora della storia.

Altrettanto bello è il ricorso al passato di Fin nell’isola che si alterna e si sovrappone a volte al presente dell’indagine. Mozzafiato è infine la cronaca del terribile e crudele rito della mattanza sullo scoglio: misto d’iniziazione virile maschile e retaggio del passato, dove la caccia agli uccelli rappresentava la vita per una popolazione dedita alla pesca solo quando il burrascoso oceano lo permetteva; una popolazione, compreso Fin, che nella quasi totalità non sa nuotare e il cui rapporto con il mare è di rispetto ma anche di reciproca ostilità.

La soluzione della storia arriverà in un crescendo di ansia che l’autore sa coltivare e far esplodere a poco a poco guidandoci sino alle ultime parole del libro con il desiderio di ritornare ancora sull’isola di Lewis a scoprire quali altri segreti questo mondo chiuso, solidale ma allo stesso tempo conflittuale, cela al suo interno.

 

Info:

 

Peter May

L’Isola dei cacciatori di uccelli

Einaudi 2012

L’uomo di Lewis

Einaudi 2013

 

Denise Mina

La donna di Glasgow

Guanda 2000

Nubi di pioggia

Guanda 2002

La fine del gioco

Guanda 2004

 

William Mcilvanney

Indagine a Glasgow

Trinachia 1977

Le carte di Tony Veitch

Trinachia 1983

The Big Mann

Trinachia 2003

(*) si possono trovare anche in un unico volume sempre della Trinachia. Il primo romanzo è uscito anche con il titolo Come cerchi nell’acqua, Feltrinelli 2013

 

unknown

15 dicembre 2013

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