L’Assemblea delle Assemblee: una modalità di organizzazione, azione e strategia nella Francia dei Gilets Jaunes

Intervista a Francesco Brancaccio (Plateforme d'Enquêtes Militantes)

23 / 7 / 2019

Lunedì 1 luglio si è tenuto allo Sherwood Festival il dibattito “I Gilets Jaunes: lotta, organizzazione e narrazioni di un movimento non congiunturale”. Tra gli ospiti c’era Francesco Brancaccio, della Plateforme d'Enquêtes Militantes, che era stato tra i delegati della terza Assemblea delle Assemblee, tenutasi a Montceau-les-Mines. Con lui abbiamo conversato delle origini e del funzionamento di una delle esperienze organizzative più interessanti sviluppatesi in questi 8 mesi di mobilitazione permanente in Francia.

Com’è nata l’idea dell’Assemblea delle Assemblee?

La prima Assemblea delle Assemblee si è tenuta a Commercy, che è una piccola cittadina di poche migliaia di abitanti (nella regione del “Grand Est”), a fine gennaio. È stata un’assemblea che ha presentato un’ipotesi di lavoro e una proposta organizzativa, a circa due mesi dalla nascita del movimento dei gilet jaunes, il 17 novembre dello scorso anno.

L’assemblea di Commercy è nata su proposta del comitato della città di Commercy, e da questo punto di vista emerge già un primo elemento importante: è il comitato locale o l’assemblea di base che di volta in volta si fa carico della proposta di Assemblea delle Assemblee. E’ un principio importante, perché riflette una logica associativa e federativa. Commercy ha quindi proposto all’insieme del movimento dei gilets jaunes di riunirsi a fine gennaio per cominciare innanzitutto a scambiarsi esperienze, saperi, esperienze di lotta e saperi politici, per riflettere sullo sviluppo e sul consolidamento del movimento stesso.

Bisogna considerare che Commercy nasce in una fase nella quale il movimento dei gilets jaunes era altamente mediatizzato e c’era quindi anche la necessità di proporre un’assemblea per mettere in discussione, mettere in crisi, la macchina della selezione dei leader dall’alto. Quindi uno degli elementi che caratterizza Commercy è quello del rifiuto delle forme di rappresentanza e di rappresentazione che i media in primo luogo tentavano di imporre al movimento, selezionando arbitrariamente dei leader.

Io credo che sia stato un elemento di estrema importanza la presa di parola pubblica e mediatica dei gilet jaunes, quindi non sto facendo un discorso contro l’uso dei media, ma bisogna riconoscere che tale uso è sempre ambivalente, e che i media funzionano come una macchina di selezione di rappresentati del movimento.

Commercy costituisce perciò una proposta alternativa e soprattutto si presenta come un’ipotesi di lavoro per consolidare il movimento. Partecipano settanta comitati dall’insieme della Francia, e già lì, per quanto il numero fosse ridotto rispetto alle due successive assemblee, si vedeva chiaramente l’estensione del movimento dei gilet jaunes nell’insieme del paese. A Commercy c’è stata, infatti, una partecipazione sia dei comitati nati originariamente nelle rotonde, nell’occupazione delle rotonde nelle zone rurali e soprattutto nelle aree periurbane, sia dei cosiddetti comitati urbani, cioè di quei comitati che sono nati nelle grandi città. Ad esempio nel caso di Parigi, che è la situazione che conosco meglio, ci sono decine di comitati sia nella città di Parigi, sia nella regione dell’ Île-de-France, perché Parigi, come tante altre città francesi, non possiamo restringerla ai suoi perimetri amministrativi; è una grande metropoli, che coincide praticamente con l’Île-de-France.

La proposta di Commercy è stata una proposta innanzitutto organizzativa, nei termini in cui l’Assemblea delle Assemblee si è data una continuità, si è data una prospettiva, si è riconvocata dopo due mesi e mezzo a Saint-Nazaire (nella regione dei Paesi della Loira), che è una città dove è presente un’industria navale, una città più grande rispetto a Commency e dove c’è un radicamento dei comitati locali delle rotonde significativo, nonché dove era stata occupata la prima “Maison du Peuple”.

La terza Assemblea delle Assemblee si è svolta una settimana fa lo scorso week end a Montceau-les-Mines (l’ultimo week end di giugno, ndr), nel centro della Francia (nella regione della Borgogna), in una cittadina operaia, nella quale fin dal 17 novembre c’è stata una presenza dei gilets jaunes importante nelle rotonde e nella città; presenza nei termini di un’iniziativa quotidiana - questo va sottolineato - perché ci rivolgiamo all’Italia, dove si è parlato soprattutto delle manifestazioni del sabato, ma bisogna considerare che accanto alle manifestazioni del sabato la dimensione espressiva del movimento dei gilet jaunes è molto più ampia. Le assemblee, le capanne (ispirate a volte dalla ZAD di Notre-Dame-Des-Landes), costruite nelle rotonde, hanno rappresentato l’infrastruttura del movimento, e ancora oggi rappresentano in parte l’infrastruttura del movimento, per quanto bisogna sapere che alcune rotonde sono state violentemente sgomberate tra gennaio e marzo. C’è quindi da considerare che il presidio della rotonda non è qualcosa di pacifico per il potere costituito. C’è stata una violenza nelle manifestazioni del sabato, ma anche rispetto a queste istituzioni autonome che il movimento sta creando e sta inventando.

Commency si fa carico di una proposta organizzativa, fondata su un principio di democrazia diretta. Questo è molto importante da sottolineare, la democrazia diretta è sia un “nome comune” attorno al quale i comitati di base, le assemblee di base si riconoscono, ma anche una “pratica organizzativa”, perché la democrazia diretta si sperimenta e si costruisce concretamente in queste Assemblee delle Assemblee, così come anche all’interno dei singoli comitati che compongono le Assemblee delle Assemblee. E in terzo luogo la democrazia diretta è anche una “forma di lotta” in un contesto come quello odierno francese, con una forma di governo autoritaria.

C’è da considerare che il carattere “mostruoso” dei gilet jaunes probabilmente deriva da questo suo elemento strutturale che si riferisce alla democrazia diretta, cioè dal fatto che non ci siano leader e forme di rappresentanza, che sia un movimento orizzontale, che sia un movimento che si estende per cerchi concentrici. Un movimento che discute, discute, discute ma che nello stesso tempo non può essere ridotto a una sorta di assemblearismo “debole”. Questo aspetto va sottolineato anche nella differenza che possiamo delineare con l’esperienza della Nuit Debout, dove l’assemblea era in qualche modo una modalità d’azione, esauriva il raggio dell’azione politica: in questo caso l’assemblea è una modalità d’organizzazione, è una pratica progettuale, a volte anche una modalità d’azione. Bisogna sempre considerare il movimento dei gilet jaunes nella sua articolazione, nell’insieme delle pratiche che ha trovato e che ha inventato.

2 Qual è la piattaforma e le proposte che vengono dalla terza Assemblea delle assemblee?

De questo punto di vista, Commency ha avuto un seguito a Saint-Nazaire e Montceau-les-Mines. I  comitati che hanno partecipato all’assemblea di Saint-Nazaire erano circa 200 e a Montceau-les-Mines 250. Anche se c’è stata, nella fase estiva, una riduzione dei numeri in piazza il sabato (ma il 14 luglio c’è stata una nuova importante giornata di lotta, ndr.), si riscontra invece una crescita a livello dei comitati, che si ritrovano attorno alla proposta delle Assemblee delle Assemblee.

I comitati che partecipano all’ADA non esauriscono l’insieme delle componenti e delle forme molecolari che compongono il movimento dei gilets jaunes. L’ADA è una proposta di lavoro accanto ad altri percorsi. Si è appena concluso il cosiddetto Vrai Débat, una piattaforma che alcuni gilets jaunes hanno proposto in alternativa al Gran Dèbat National del  governo. Il Vrai Débat ha proposto una piattaforma digitale nella quale c’è stata una partecipazione importante (centinaia di migliaia di contributi) e dalla quale sono emerse delle rivendicazioni che si articolano su più livelli: cambio radicale del sistema politico; giustizia sociale e fiscale; campagna contro la repressione, anche sul piano internazionale; iniziativa sul terreno ecologico. Queste proposte vengono racchiuse attorno a ciò che viene chiamato “socle commun” (zoccolo comune).

Per quanto riguarda l’ADA è anche importante sottolineare come “funziona”. L’assemblea si compone di comitati di base che sono nominati con una forma di “mandato imperativo” (elemento fondamentale per pensare la democrazia diretta). Ogni assemblea di base discute dei temi che l’ADA propone, nei termini di interrogativi aperti e di proposte di “assi progettuali”. Ogni comitato di base ne discute e nomina una delegazione, sulla base del sorteggio o tramite votazione, e secondo il principio della parità di genere.

Ogni delegazione partecipa all’ADA sulla base di questo mandato definito dall’assemblea di base, e poi ovviamente ci si confronta col contesto dinamico dell’assemblea.

Da questo punto di vista è importante sottolineare come sia sempre il comitato che ospita che si fa carico dell’organizzazione (anche se c’è una trasmissione di esperienze, per esempio Commercy ha partecipato all’organizzazione di Saint-Nazaire, e Commercy e Saint-Nazaire hanno partecipato all’organizzazione di Monteceau-les-Mines). Le tre assemblee [finora svolte ndr] hanno stabilito delle “regole comuni” (inerenti la composizione dell’assemblea, l’organizzazione delle discussioni, e le modalità della decisione collettiva) che sono state discusse da ciascun comitato, ed è importante sottolineare che si tratta di regole sempre emendabili, che si modificano in corso d’opera sulla base dei risultati prodotti.

Non stiamo parlando di una sorta di “modello” fissato una volta per tutte e che non può essere cambiato. Ci sono cose che funzionano, altre un po’ meno, è del tutto normale che un’assemblea con 250 delegazioni e dunque con circa 800 persone, sia un’assemblea che deve discutere molto ma che di volta in volta deve mettere a verifica i risultati che si producono nel corso della discussione. Da questo punto di vista va sottolineato come la democrazia diretta sia un vero terreno di sperimentazione, non un feticcio o un modello fissato una volta per tutte.

A Montceau-les-Mines sono stati proposti sei “assi di lavoro”.

Il primo asse riguardava il RIP (référendum d’initiative partagée) “referendum di iniziativa condivisa”, proposto da un mese a questa parte e relativo alla privatizzazione dell’Aereoporto Charles de Gaulle (privatizzato dal governo proprio alla vigilia del 16 marzo), a riguardo è partita una campagna referendaria e una procedura parlamentare, per il semplice fatto che per attivare una campagna referendaria in Francia c’è bisogno anche dell’intervento dei parlamentari. I gilets jaunes hanno discusso dell’opportunità di partecipare alla campagna referendaria.

Per cogliere la “verticalità” del sistema della V Repubblica basti pensare che per presentare un referendum servono 5 milioni di firme, potete immaginare la complessità di questa campagna referendaria. I gilets jaunes hanno deciso di assumere questa campagna referendaria (nelle rotonde si raccolgono già le firme, si è a quasi 500mila in un mese e c’è tempo fino a dicembre) ma cogliendone anche i rischi: in primis non schiacciarsi sul referendum e soprattutto fare attenzione a non essere piegati sull’iniziativa che anche alcuni partiti politici condurranno sul referendum.

La seconda discussione partiva da una domanda: «Bisogna uscire dal capitalismo?». Questa tematica era già presente, in forma affermativa, alla fine dell’Appello dell’ADA di Saint Nazaire, e nonostante fosse stata approvata, aveva suscitato dei dibattiti. La discussione a Montceau-les-Mines, nonostante la domanda posta così sia un po’ astratta, è stata l’occasione, oltre che per tornare a discutere delle rivendicazioni dei gilets jaunes, che ormai sono state fissate con chiarezza, anche per discutere di ulteriori elementi che riguardano una sperimentazione concreta che nei singoli territori e città accompagna le iniziative di lotta (nelle rotonde cominciano a costituirsi delle vere e proprie forme di mutualismo e di auto-produzione, in primis sull’agroalimentare); In questo asse si è anche maggiormente sviluppata la discussione sulla tematica ecologica. La critica al modo di produzione capitalistico, la critica ai rapporti di produzione capitalistici oggi risulta indissociabile dalla tematica ecologica, come si è sottolineato nei tre “cerchi” della discussione.

Sono emersi diversi elementi di riflessione e di programma che sono stati sintetizzati e pubblicati sulla piattaforma di Montceau-les-Mines (https://montceau.assembleesdesgiletsjaunes.fr). Quel che si produce infatti viene rinviato ai comitati locali che approvano, emendano o rifiutano.

È di fatto un movimento di andata e ritorno tra: i comitati locali, l’ADA e nuovamente i comitati locali. È un aspetto essenziale che caratterizza l’ADA.

L’ADA ha ovviamente dei pregi e dei difetti, è un processo faticoso, lento, perché tutto deve essere discusso e ridiscusso, però questa esperienza ci mette di fronte ad un terreno di riflessione che riguarda il rapporto tra la discussione assembleare e le modalità della decisione collettiva.

Da questo punto di vista credo che il processo stia funzionando. In qualche maniera non si separa l’assemblea dalla decisione collettiva (e dall’”esecuzione” della decisione), ma si costruisce una sorta di infrastruttura circolare che permette di avanzare sul terreno delle rivendicazioni, del “programma”, delle iniziative e anche sul terreno della soggettivazione politica dei singoli comitati.

3 Ipotesi per l’autunno, prospettive dell’Assemblea delle assemblee e possibili convergenze.

In tal senso, si è discusso di “occupare il terreno”, cioè di quali iniziative si possono sviluppare a livello locale in un quadro di federazione, o a livello nazionale, a partire dalle azioni durante il Tour de France, la giornata del 14 luglio a Parigi, il 20 luglio a Beaumont-sur-Oise con il comitato Adama, il “village jaune” durante il G7 di Biarritz, etc.

Si è poi si discusso dello “statuto” dell’ADA e questo è un altro elemento da sottolineare: ad ogni Assemblea delle Assemblee un’asse di lavoro è dedicato all’ADA stessa, cioè come l’ADA deve apprendere da ciò che non funziona e come invece deve valorizzare le cose che funzionano. Per esempio: l’ADA deve comporsi a partire dai comitati di base o a partire da assemblee regionali? In alcuni territori si sono costituite delle assemblee regionali, in altri luoghi invece ci sono dei comitati di base, ma non delle assemblee regionali. Io credo che da questo punto di vista sia interessante la discussione e credo che vada preservato questo principio federalista e municipalista per cui l’ADA si compone a partire dai comitati di base. Anche se poi ovviamente i singoli comitati di base necessitano di assemblee regionali nei loro luoghi per coordinarsi, scambiarsi saperi, pratiche, esperienze.

Si è poi discusso della necessità di costruire delle “assemblee cittadine e popolari” permanenti investite della tematica municipalista, assemblee che siano in grado di controllare dall’esterno le attività dei singoli comuni. Anche qui viene ripreso e approfondito un tema già elaborato a Saint-Nazaire, sulla base della proposta dell’assemblea di Commercy, e che viene racchiuso nella formula della “costruzione di contro-poteri locali”.

Infine, l’ultimo asse di lavoro è stato quello dedicato alle “convergenze” ed è molto importante perché è l’asse dal quale viene fuori una proposta di agenda politica per l’estate e per l’autunno. E qui sull’asse convergenze è stato anche approvato un appello, che sarà reso pubblico dopo l’approvazione dei comitati, che insiste su due elementi fondamentali: da un lato, a fronte dell’agenda governativa che prevede una riforma del regime delle indennità di disoccupazione e una riforma del regime pensionistico (la più grande “riforma” degli ultimi quarant’anni dello stato sociale francese che Macron presenta).. E’ chiaro che a questo livello è necessaria -e l’ADA si è posta questo problema, questa sfida- una convergenza con le basi sindacali, perché queste lotte vedranno anche impegnati i sindacati.

Dall’altro, l’alleanza definita ormai in maniera chiara con le lotte ecologiche, che in Francia sono molto forti e che stanno mettendo in campo anche nella fase estiva delle iniziative di “disobbedienza”. Anche questo aspetto è abbastanza importante perché il governo, a partire dal 16 marzo (quando c’è stato il cosiddetto “Ultimatum” sugli Champs Elysées), ha molto insistito sulla separazione tra movimento ecologico e gilets jaunes: i primi sarebbero degni di attenzione perché vorrebbero salvare l’umanità, i secondi sarebbero invece una sorta di barbari che esercitano la violenza e assediano lo spazio urbano.

Questa operazione di separazione arbitraria è saltata fin da subito. Nonostante alcuni media continuino a presentare le due lotte come del tutto separate, bisogna considerare che già il 16 marzo, giornata nella quale sono scesi in piazza gli ecologisti, i quartieri popolari e i gilets jaunes, la giornata era stata convocata da un’assemblea comune alla Bourse du Travail di Parigi. Quindi stiamo parlando di una realtà ben diversa da quella che ci viene presentata. Oggi si definisce un piano di alleanza che prevede la partecipazione (a settembre) alle iniziative di sciopero lanciate dagli ecologisti, quindi anche questo sarà un piano di azione politica di primo rilievo per i mesi a venire.

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