Sherwood Festival presenta:

L’arte della sovversione. Multiversity: pratiche artistiche contemporanee e attivismo politico

a cura di Marco Baravalle

25 / 6 / 2009

28 giugno 2009

Sherwood Festival, Parcheggio nord Stadio Euganeo, V.le Nereo Rocco Padova, c/o Libreria 2.zero

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

L’arte della sovversione. Multiversity: pratiche artistiche contemporanee e attivismo politico

a cura di Marco Baravalle

aperitivo - presentazione ore 19,30

Alcune domande avevano convinto, nel maggio 2008, UniNomade e S.a.L.E. della necessità di organizzare Multiversity, il seminario internazionale su arte e attivismo da cui, proponendo un’articolazione dei discorsi prodotti in quell’occasione, nasce questo libro.
Che rapporto intercorre tra componente cognitiva del lavoro e arte contemporanea? Esiste un potere sovversivo della creatività? Chi detiene la potenza di creare? Quali sono i dispositivi capitalistici della cattura della produzione culturale? Quali modalità mettere in atto per ribaltare questa cattura? Quali movimenti hanno saputo individuare e mettere in crisi i meccanismi istituzionali della sussunzione? Come si coniugano, nel mercato artistico, libertà espressiva e cristallizzazione all’interno di logiche finanziarie? Come funziona la messa a valore della metropoli nei processi dell’economia culturale? Cosa significa parlare di arte contemporanea come governance? Che rapporto si costituisce tra politica e creatività? Come si fa inchiesta nella fabbrica della cultura?
Questi interrogativi, in varia misura e con approcci differenti, hanno ispirato gli interventi di Antonio Negri, Antonella Corsani, Maurizio Lazzarato, Judith Revel, Brian Holmes, Matteo Pasquinelli, Andrea Fumagalli, Tommaso Cacciari, Giuseppe Caccia, Alberto de Nicola, Gigi Roggero, Angela Vettese, Chiara Bersi Serlini, Anna Daneri.
Parallelamente, un altro filone di discorso è apparso in filigrana sia nei giorni del seminario che nelle pagine del libro. Ricorriamo, come sopra, ad una serie di domande per tentare di esemplificarlo. Che rapporto intercorre tra opera d’arte e produzione di soggettività? Cosa si intende per arte femminista e cosa significa articolare un discorso di genere in questo ambito? Come si risponde alla crisi di singolarità che trasforma l’artista stesso in ready-made? Come si intreccia e si trasforma l’arte a contatto con le lotte dei Sans-Papier per i diritti di cittadinanza? Che significato hanno le parole laboratorio, piattaforma e rete rispetto ad influenti pratiche curatoriali degli ultimi anni e alla loro contestualizzazione dentro all’attuale modello della produzione? Cosa emerge quando l’arte si fa macchina, concatenandosi alle nuove tecnologie e divenendo strumento di produzione di soggettività? Cosa significa mettere in mostra il dissenso?
A queste domande tentano di dare risposta gli interventi di Claire Fonatine, Marko Stamenkovic e Vincent Meessen, Giovanna Zapperi, José Pérez de Lama, Hans Ulrich Obrist, Marco Scotini e ancora, i già citati Holmes, Lazzarato, Vettese, Bersi Serlini.

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