Il respiro dello squalo: nascita del centro sociale Aq16, da collettivo a pensiero politico

Monografico curato dal Laboratorio Aq16 in collaborazione con la redazione Pollicino gnus

21 / 10 / 2013

Pollicino Gnus, giornale di movimento reggiano presente sul territorio da molti anni, nel mese di giugno 2013 ha dedicato un monografico curato dal Laboratorio Aq16 intitolato “Il respiro dello squalo” in occasione del 15° compleanno del centro sociale.

In un contesto come quello reggiano, chi ha iniziato a fare politica nei movimenti a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90 - qui si collocano gli albori della rivista e del centro sociale - ha sempre dovuto fare i conti con un passato politico cittadino mitologico, spesso glorioso, a volte ingombrante di sinistra istituzionale conformista  e finta che mal tollerava l’indipendenza e l’autonomia dei movimenti che dal basso ponevano istanze di critica e cambiamento. In questo clima l’incontro fra il Laboratorio Aq16 e Pollicino Gnus è stato fin da subito un conoscersi e riconoscersi come forme di vita che, nonostante le differenze reciproche, fanno dell’indipendenza e dell’autonomia assi portanti del proprio pensiero e della propria azione politica.

Siamo felici ed orgogliosi di pubblicare oggi l’edizione completa del monografico di Pollicino perché è il frutto dell’elaborazione collettiva ed individuale di vecchi e nuovi compagni  che vivono ed animano oggi il centro sociale ed a cui la redazione della rivista ha voluto dare spazio.

La più subdola delle tentazioni - Introduzione al monografico della redazione Pollicino Gnus:

Il nostro compito qui è quello di raccontarvi perché mai abbiamo pensato di affidare un monografico a quei “casinisti” di Aq16 (o a “quelli dell’Aquarius”, come qualcuno continua ancora a chiamarli in città!).

Beh, innanzitutto perché Pollicino ha sempre voluto bene a questa ormai quindicinale esperienza reggiana e a quelle iniziative che, via via, sono nate dalle sue costole (Casa Bettola e Città Migrante, tanto per citarne due ben conosciute dai lettori di Pollicino Gnus), sia dal punto di vista umano, per le relazioni interpersonali che si sono create nel corso degli anni, che politico, per la vicinanza ai temi affrontati. Tutto questo pur nella consapevolezza della diversità che attraversa le rispettive esperienze.

Un altro motivo è quello di rendere giustizia ad una presenza politica e culturale che da quindici anni appunto sta arricchendo il nostro territorio con iniziative di varia natura. Una presenza che tanti di noi hanno potuto sentire vicina nelle lotte contro la guerra, il razzismo o il fascismo, in quelle per l’acqua pubblica e per i beni comuni, nelle esperienze di solidarietà tanto con il sud del mondo (Brasile, Chiapas...) quanto con chi sta più vicino (dai terremotati ai senza tetto durante l’emergenza freddo), nel tentativo di costruzione di un tessuto sociale di resistenza alla crisi (mercati dei produttori locali, mercatini dell’usato…), nella promozione di dibattiti culturali e politici, di rassegne artistiche e cinematografiche e in tanto altro ancora.

Infine il terzo motivo per cui abbiamo chiesto ad Aq16 di curarci un monografico è perché volevamo riaffrontare il tema della “legalità” con una modalità un po’ meno scontata del solito anche negli ambiti della cosiddetta “alternativa”. Una modalità che ci auguriamo possa suscitare un dibattito fra le persone e le realtà di quel movimento nel quale, tanto la nostra rivista quanto Aq16 stesso, sono immersi. D’altro canto la soglia della “legalità” non è mai stata per noi di Pollicino un limite invalicabile. Ne abbiamo già parlato in precedenti monografici: ricordiamo quello del maggio 2010 sulle “occupazioni” o quello del febbraio 2012 sulla disobbedienza alla guerra. Anche il tema dell’antimafia, quello che forse sta giustamente più a cuore ai nostri compagni di strada che della legalità fanno una bandiera, non può a nostro parere essere affrontato solo in un’ottica di “difesa della legalità”. Certo è che nei contesti, sempre più ampi, infestati dalle varie mafie, il rispetto della legge sarebbe già un notevole passo avanti da non buttar via. Ma non basta. La mafia, la ‘ndrangheta, la camorra sono innanzitutto sistemi autoritari di gestione del potere, sistemi criminali di sopraffazione dell’uomo sull’uomo, di violenza di genere, di riduzione della vita umana ad una nullità… La lotta contro di essi diventa quindi innanzitutto una lotta per la giustizia, per la dignità, per l’affermazione dei diritti, tutte cose che sono per noi fondamentali ed essenziali al di là che siano o meno contenute dentro ad una legge. Pio La Torre lottava contro la base missilistica di Comiso e Peppino Impastato contro la realizzazione della terza pista dell’aeroporto di Palermo insieme ai contadini a cui erano stati espropriati i campi… E lo facevano al di là delle infiltrazioni mafiose che si assiepavano su quei progetti come le mosche sulla merda. La mafia li ha uccisi e le “legalità” oggi li commemora ma dei missili Cruise di Comiso e dell’espropriazione delle terre ai contadini a chi interessa?

E poi che la ricerca di un “altro mondo possibile” passi anche dal superamento della legge lo possiamo toccare con mano tutti i giorni: è più giusto rispettare o violare una legge razzista qual è la Bossi-Fini e quella sua appendice vergognosa che è il “decreto sicurezza” dell’ex ministro Maroni? Dobbiamo fermarci davanti alla realizzazione del TAV in Val di Susa, del Muos a Niscemi, dell’aeroporto militare Dal Molin di Vicenza e di tante altre porcherie simili solo perché sono “legali”? E che dire delle leggi sul lavoro che stanno cancellando quanto conquistato con grande fatica e generose lotte nei decenni passati? Secondo noi è giusto lottare per un altro mondo possibile anche quando questo comporta andare oltre la legalità. Certamente ben sapendo che tutto ciò il più delle volte costa caro, che non è una passeggiata, che il “Potere” è cattivo e fa male, ma anche che, come dice una bella canzone dei 99 Posse “… nun me fai più male aggio ‘mparato a cadé!”. Del resto ben sappiamo che anche tante delle conquiste poi ratificate da leggi dello Stato sono state il frutto di lotte “illegali”. È la storia che ce lo insegna. Nessuno ti regala niente, tantomeno chi detiene il potere.

Pensiamo alla lotta dei neri d’America o di Gandhi, pensiamo ai tanti obiettori di coscienza al servizio militare passati per le patrie galere… Tutte lotte contro leggi ingiuste attuate nelle nostre moderne democrazie e non in regimi militari o totalitari. Don Lorenzo Milani scrisse in una sua famosa lettera in difesa degli obiettori al servizio militare: “L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”. Vi invitiamo a soffermarvi non tanto sulla prima parte, fin troppo conosciuta, di questa frase, ma piuttosto sulla seconda, quella che spesso si scorda e che sta invece alla base di tante nostre reticenze di fronte a situazioni che invece richiederebbero di osare un tantino di più.


R. Moschetti, A. Govi e M. Durchfeld

(Redazione Pollicino Gnus)

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