dal Blog MareGratis di Fabio Fiori - Rimini

Il nostro mare quotidiano

13 / 4 / 2011

Vent'anni fa Yohan e Kater I Rades, negli anni scorsi Budafel e Pinar, solo ieri Cartagine e cento, mille altri nomi di navi naufragate o salvifiche, compongono un litania di sofferenze mediterranee che sembra non avere fine. Quella di un mare che, al di là di tanta retorica, rimane una tragica frontiera acquea.Solo nel Mediterraneo 16.000 morti annegati o di sete o per altre cause, negli ultimi vent'anni, secondo quello che si legge sui quotidiani e documenta Fortress Europe.

Il Canale d'Otranto ieri e quello di Sicilia oggi, stretti bracci di mare se visti su Google Maps o dal finestrino di un aereo; lunghissimi e pericolosissimi per chi è costretto invece ad attraversarli a bordo di malandati pescherecci, rugginose bettoline, insicuri gommoni.

Le cronache di questi giorni riaccendono ancora una volta, in maniera spesso frettolosa e superficiale, l'attenzione sulla dimensione oscura del Mediterraneo.In antitesi alla sua immagine vacanziera, nell’ultimo ventennio con il riesplodere dei fenomeni migratori questo mare è ritornato ad essere una delle porte d’ingresso privilegiate per l’emigrazione, riprendendo una sua più antica, dura, reale dimensione spaziale ed esperienziale, almeno per quelli che chiamiamo clandestini.

Racconti di partenze disperate, navigazioni avventurose, a volte di tragici naufragi o di perigliosi sbarchi, sono diventate cronache quotidiane. Le barche rabberciate, le piccole flotte, il rimanere a vista, il finire in acqua, le onde infauste; oggetti, personaggi, situazioni apparentemente cancellati dalla nostra modernità riemergono nelle testimonianze di chi, vicinissimo a noi, vive l’altra faccia della contemporaneità.

C’accomunano gli spazi, in questo caso il mare, unici nella fisicità, differenti nell’esperienza e quindi nel significato. Quelle che leggiamo sono storie intrise di modernità, fatte di sogni veicolati dalla televisione o da internet e di comunicazioni satellitari; ma al contempo raccontano anche una dimensione del mare antichissima, fatta di ansie, paure, drammi, a noi sconosciuti.

La memoria storica è breve e anche le immagini del mare quasi sempre rispondono a necessità di consumo. Solo leggendo attentamente le cronache riscopriamo il Canale di Sicilia, perlustrato alla ricerca di naufraghi negli assolati giorni d’estate o di cadaveri in questa terribile primavera.

dal Blog MareGratis di Fabio Fiori - Rimini

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