Giurare sulla morte in cambio di un futuro

Catania, oggi: il sogno infranto delle ragazzine nigeriane che finiscono a vendere il proprio corpo sulle strade delle città italiane.

23 / 7 / 2020

Esistono migliaia di storie individuali di esperienze collettive che ignoriamo quasi completamente. Esistono protagonisti senza nome sparsi in diverse parti del mondo, seminati in diversi momenti storici, tutti però accumunati dal vivere sulla propria pelle oppressioni e lotte che noi in genere ascoltiamo o leggiamo distrattamente sui media, ma che per loro sono realtà concretissime. Questa serie di racconti brevi ci trascina nel mondo quotidiano di queste persone e, attraverso i loro ricordi, frammentati e incompleti come quelli di tutti, ci permette di ricostruire la loro storia e di approfondire contesti lontani dalla nostra conoscenza diretta. La quarta puntata della rubrica "Suture"- che uscirà ogni giovedì alle 12.30, a cura di Valeria Andreolli.

Il sole ti brucia la pelle. D'estate stare in strada è una vera e propria lotta contro il caldo, a volte ti ripari sotto l'ombra del grosso ippocastano a pochi metri da te, ma là sotto gli automobilisti ti notano meno, quindi la maggior parte del tempo ti tocca pazientare e sudare sotto il caldo sole d'agosto. La minigonna rossa che devi indossare ti si incolla alle cosce e la fronte ti si inumidisce, ma resisti. Devi solo sperare che qualche uomo venga presto a permetterti di abbandonare quella postazione.

Quando sei arrivata era inverno e in strada non si stava così male, ma allora avevi questioni più importanti che ti distraevano dalla temperatura: avevi una paura disperata degli uomini. Ogni volta che una macchina si fermava davanti a te cominciavi a tremare e ti si formava un nodo allo stomaco che non riuscivi a sciogliere in nessun modo.

Di certo non era questa la vita che ti aspettavi quando, riunita tutta la famiglia, si era deciso di farti partire per l'Europa. L'idea di abbandonare le strade polverose di Benin City dove vendevi patate per poche monete e andare a studiare e fare soldi in un Paese ricco ti aveva entusiasmato da subito, da quando una tua amica ti aveva detto di avere conosciuto delle persone che potevano pagare il viaggio per voi. L'idea di poter aiutare tua madre e i tuoi fratelli da lontano ti sembrava la soluzione a molti problemi. Da quando tuo padre era morto, qualche mese prima, le vostre condizioni erano peggiorate parecchio, tu avevi dovuto abbandonare la scuola per aiutare a racimolare qualche soldo e avevate dovuto vendere il pezzo di terra che possedevate.

Così avevi incontrato quest'uomo con il naso grosso e una camicia bianca addosso, sembrava un imprenditore. Lui ti aveva detto che c'era una signora, una maman, che era disposta a pagare il viaggio per te e a trovarti un lavoro in Italia. Sembrava sincero e molto organizzato. Eri tornata a casa con la testa piena di sogni e avevi raccontato tutto entusiasta a tua mamma e ai tuoi tre fratelli. Loro erano stati un po' cauti, ma quando avevi detto che avresti mandato loro dei soldi e che avrebbero potuto trasferirsi in una casa più grande, avevano cambiato espressione e avevate deciso che saresti partita.

C'era però una cosa da fare prima di salire sul furgone che ti avrebbe portato verso nuovi mondi. Bisognava fare un giuramento, assicurare all'uomo col naso grosso che i soldi che la maman ti prestava per il viaggio le sarebbero stati restituiti. Così una mattina con tua mamma e uno dei tuoi fratelli eravate andati al tempio. Qui un sacerdote ti aveva fatta spogliare. Poi aveva preso una grossa forbice e ti aveva tagliato le unghie e dei ciuffi di capelli. A questo punto aveva preso un rasoio e aveva cominciato a tagliarti la pelle in vari punti. Ti aveva fatto molto male, ma non volevi mostrare il tuo dolore a tua madre quindi ti eri sforzata di non piangere. Il sacerdote aveva raccolto il sangue caldo che sgorgava dalle tue ferite in un vaso, lo stesso dove aveva posto le tue unghie e i tuoi capelli. Ti aveva fatto ripetere con lui che avresti restituito l'intera somma alla maman, che avresti obbedito a quanto ti sarebbe stato ordinato, che non avresti mai tentato la fuga e che non avresti mai raccontano a nessuno la tua storia. A quel punto il sacerdote aveva detto in tono solenne che se avessi infranto il giuramento uno spirito maligno sarebbe entrato nel tuo corpo o in quello di uno dei tuoi familiari e vi avrebbe uccisi. A quel punto ti eri spaventata, avevi avuto il vago presentimento di esserti messa in qualcosa di più grande di te. Ma ormai tutto era deciso. Sarebbe andato tutto bene. Quindi avevi bevuto con estremo disgusto la brodaglia contenuta nel vaso che il sacerdote ti porgeva, sigillando il tuo giuramento. Ti eri rivestita. Tuo fratello ti aveva preso per le spalle e ti aveva condotto fuori dal tempio. Nella strada verso casa nessuno aveva detto una parola. Sentivi che anche tua mamma e tuo fratello si erano spaventati di fronte al rituale che avevi dovuto compiere. Forse si stavano chiedendo se era stata una scelta saggia, quella di farti partire.

In ogni caso ormai tutto era sistemato e il giorno dopo avevi salutato tutta la famiglia ed eri salita sul furgone dell'uomo col naso grosso.

Una macchina rallenta davanti a te, ma non si ferma e se ne va ancora prima che tu riesca a vedere il viso dell'uomo seduto al volante. Il caldo è veramente insopportabile. Decidi di spostarti sotto all'ippocastano. In agosto a Catania le strade sono quasi deserte. Ci sono solo uomini in vacanza con la famiglia che non ti degnano di uno sguardo.

Ti mancano 16.240 euro per saldare il tuo debito con la maman. Ogni notte aggiorni la cifra annotata su un foglio di carta che tieni nascosto sotto al cuscino. L'affitto, i pasti e i preservativi rallentano tutto il processo, ma sono costi che non si possono tagliare. Quando sei partita non conoscevi realmente il valore del denaro, non avevi idea dell'immensità del debito che stavi contraendo. In realtà non eri nemmeno così sicura che l'uomo con il naso grosso ti avesse mai detto l'effettivo ammontare della somma che la maman ti stava anticipando.

La maman è una signora sui quarant'anni con gli zigomi alti e le guance scavate. Passa a casa vostra una volta alla settimana, con il suo taccuino e il suo sguardo militaresco da superiore, e raccoglie avida tutto il denaro che tu e le tue compagne di sventura avete guadagnato col vostro corpo.

Il ristoro che ti dà l'ombra ti permette di pensare a tua madre e ai tuoi fratelli. Non sei ancora riuscita a inviare niente a casa. Forse pensano che ti sei dimenticata di loro e ti immaginano a godere da sola di tutte le ricchezze che pensavi avresti trovato dall'altro lato del Mediterraneo. Eppure questo debito lo stai saldando anche per loro: se scappi, se abbandoni questa vita e la maman senza averle restituito tutti i soldi, lo spirito maligno magari ucciderà te, magari qualcuno a casa tua. Ti si inumidiscono sempre gli occhi quando pensi alla tua famiglia.

Una macchina si ferma davanti a te. Ti ha visto anche se eri sotto l'ippocastano. È un volto noto. Ti asciughi in fretta gli occhi e speri che il trucco non si sia rovinato troppo, mentre apri la portiera e ti sforzi di sorridere.

** Pic Credit: Ton Koene

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