Verità e giustizia per Sarah Everard. Cronache dalle piazze di Londra

15 / 3 / 2021

La sera del 14 marzo migliaia di persone si riunivano, moltissime piangevano, si abbracciavano, tenevano nelle mani candele accese, e posizionavano fiori sulla scalinata di un palco di un parco. Succedeva nel parco di Clapham Common, a Londra. Una piazza gremita per ricordare Sarah Everard e le moltissime altre donne vittime di aggressioni, violenze, e femminicidi.

Sarah Everard era una direttrice di marketing, di 33 anni, che viveva nella zona di Brixton di Londra. Dalla notte del 3 marzo, dopo aver incontrato un’amica a Clapham, non si hanno più sue notizie. Su tutti i social media gira l’allarme della sua scomparsa. Una settimana dopo, un agente della Met Police viene arrestato nella sua casa a Kent (fuori Londra), sospettato di averla rapinata e – il giorno dopo all’arresto – anche di averla uccisa. Wayne Couzens è un agente che opera in un’unità armata responsabile per la guardia dei Parlamenti e ambasciate londinesi.

Intanto, in una zona forestale non lontano da casa dell’agente arrestato, vengono trovati dei resti umani in un sacco da edilizia. Il giorno dopo, i resti umani vengono confermati essere - tramite impronte dentali - quelli di Sarah. Ancora la causa di morte non è stata accertata.

Sono stati, inoltre, pubblicati dall'UN Women UK i risultati di un’indagine che vede il 97% della popolazione femminile britannica vittima di aggressioni e molestie sessuali (questo il link dalla Office of National Statistics in cui si afferma che ogni settimana due donne vengono uccise da un ex-partner). Una percentuale altissima che però non sorprende.

La notizia della scomparsa di Sarah ha scatenato un’ondata di rabbia e dolore che è convogliata una veglia nel parco di Clapham col nome “Reclaim These Streets” (reclama queste strade), per denunciare le violenze subite tutti i giorni dalle donne.

La Met Police, però, il giorno prima dell'iniziativa ha ritirato le autorizzazioni, appellandosi alle misure restrittive contro il Covid-19 che non permettono assembramenti, nonostante queste non sospendano lo svolgimento di manifestazioni su base del diritto di protesta. Una provocazione che non è stata accolta, e in migliaia hanno sentito la necessità di andare a ricordare Sarah.

La veglia ha anche voluto denunciare l’abuso di potere che la polizia ha adottato ritirando le autorizzazioni dopo un femminicidio commesso da un loro agente. A partecipare in maggioranza donne, persone non-binary e gender non-conforming, con interventi che reclamavano il diritto di sentirsi al sicuro nelle strade della propria città. Al calare del sole, la polizia ha assaltato il palco e in seguito non ha esitato a continuare ad abusare dei propri poteri bistrattando lə manifestanti, spintonandolə e compiendo ben tre arresti.

Come se ciò non bastasse, la commissaria della Met Police Cressida Dick ha sostenuto l'intervento delle forze dell'ordine, giudicando come "adeguato" l'uso della forza. La ministra per gli affari interni Priti Patel, invece, ha richiesto l'apertura di un’indagine per capire come sono andati i fatti.

Un'istanza che fa sorridere, poiché la ministra Patel è la stessa che in occasione delle numerose mobilitazioni di BLM e di Extinction Rebellion durante il 2020, ha presentato una proposta di legge (Police, Crime, Sentencing and Courts bill) che darebbe alle forze dell’ordine ancora più poteri per reprimere proteste considerate “altamente disturbanti”. La legge prevede l’imposizione di orari di inizio e conclusione, l’abolizione di presidi “statici”e l’imposizione di limiti di rumore massimi.

Una legge, quindi, che comprometterebbe seriamente il diritto di manifestare.

L’utilizzo della violenza da parte delle forze di polizia durante la veglia a Clapham, e la proposta di legge della ministra Patel, hanno fatto sì che migliaia di persone si riunissero nuovamente, fuori la sede della New Scotland Yard.

Lə manifestanti si sono poi spostatə in corteo fino a Parliament Square dove si sono distesə a terra, osservando un minuto di silenzio in solidarietà con le donne vittime del patriarcato e delle sue forme più brutali, incluse le 194 donne uccise nel Regno Unito dalle forze dell’ordine, dal sistema carcerario e in custodia. È stata poi convocata una nuova manifestazione nella stessa Parliament Square per il 15 marzo in vista della seconda audizione nella House of Commons della Police, Crime, Sentencing and Courts bill.

Quello che è sicuro è che non c'è nessuna volontà di fermarsi: la rabbia é moltissima, ogni tre giorni una donna viene uccisa nel Regno Unito da un ex-partner e non ci si può aspettare protezione da parte delle forze dell'ordine.

Sarah e ogni donna vittima di violenza meritano giustizia e verità.

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