Venezuela sotto attacco. Guaidò sfida Maduro

25 / 1 / 2019

In Venezuela il 23 gennaio è un giorno importante, ricordato per la fine della dittatura di Marcos Pérez Jiménez, costretto alla fuga dalla resistenza venezuelana riunita nella Junta Patriotica. A distanza di 61 anni, un altro 23 gennaio rischia di entrare nella storia del paese latinoamericano, con il tentativo dell’attuale opposizione di rovesciare il governo di Maduro.

I FATTI

La crisi economica che ha destabilizzato il paese, ha prodotto varie “sotto-crisi”, una delle quali è avvenuta proprio il 23 gennaio del presente anno. Dopo mesi di preparativi, l’opposizione neoliberale (che ricordiamo ha in mano il Parlamento), ha sferrato l’ennesimo attacco con l’autoproclamazione di Juan Guaidó a Presidente della Repubblica ad interim. L’attacco è stato “orchestrato” con l’appoggio iniziale del presidente degli Stati Uniti Trump e di Luis Almagro, Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani. A ruota hanno appoggiato la “restaurazione” della democrazia anche Brasile, Argentina, Colombia, Perù, Cile ed Ecuador mentre si sono schierati con Maduro, Cuba, Bolivia, Russia e Turchia.

Le immagini che arrivano dal Venezuela sono confuse e di difficile comprensione: è pur vero che molta gente si è riversata nelle piazze, chi a festeggiare il nuovo presidente, chi a difendere il vecchio, ma in rete si possono vedere gli stessi video o le stesse foto usate dall’uno o dall’altro fronte per promuovere la propria battaglia di liberazione o di resistenza. Di certo ci sono già state forti tensioni e probabilmente anche alcune vittime, 8 al momento, numero destinato a salire se la situazione dovesse mantenersi così instabile.

La lettura di questa fase è certamente complicata, di seguito proviamo a spiegare poche cose che crediamo chiare e indiscutibili.

mappa venezuela

I LIMITI DEL PROCESSO BOLIVARIANO

Maduro non piace e non può rappresentare quell’ideale di costruzione di un altro mondo possibile che in tante e tanti nel mondo tentiamo di costruire lottando contro il sistema capitalista. Vari fattori hanno messo in crisi il processo bolivariano. Un peso rilevante è stato sicuramente la morte di Chavez. Il suo delfino Maduro infatti non ha la stessa considerazione e lo stesso carisma del suo predecessore, tanto che nell’analizzare l’intero processo si parla di chavismo e madurismo. Entrambe le fasi hanno sempre avuto un problema etico, che non è mai stato affrontato e per il quale non ci sono né scuse né possibilità di difesa: la corruzione. In Venezuela la corruzione è a livelli altissimi ed è ora una delle scuse con cui si cerca di rovesciare il governo. Non che la situazione negli altri paesi sia diversa (ricordate i casi Panama Papers o il caso Odebrecht?), ma certamente le “sinistre” che cadono su questo punto sono più esposte a un’ondata di indignazione e malcontento popolare. Citare il caso del Brasile in questo caso può essere illuminante: Dilma e Lula eliminati dalla scena politica per corruzione da un intero sistema politico corrotto, tanto per fare un esempio.

LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA

La democrazia ha delle regole chiare. Una di queste è che chi vince le elezioni è legittimato a governare il proprio paese. Chi agisce al di fuori di questa regola, consapevolmente, agisce al di fuori della democrazia. Secondo i criteri democratici quindi il legittimo presidente è Nicolás Maduro. Non convince nemmeno il tentativo di squalificare le elezioni avvenute recentemente nel Paese, per due motivi. Numerose organizzazioni di osservazione internazionale hanno sempre ritenuto le elezioni in Venezuela, sia sotto Chavez sia sotto Maduro, tra le più limpide di tutto il continente. [1] Prova ne è il fatto che l’opposizione ha in mano il parlamento ed è grazie a questo che oggi può giocarsi le sue carte con la forza e con una parvenza di legittimazione. Se le elezioni venezuelane sono state falsate, cosa dire allora, per esempio, delle ultime recenti elezioni in Honduras dove evidentissimi brogli elettorali hanno portato alla rielezione di Hernandez, con l’avvallo degli Stati Uniti? La lista di votazioni palesemente fraudolente o di colpi di stato con intervento straniero in tutto il continente è assai lunga e ben conosciuta.

La mossa di Guaidó infine è un tentativo di colpo di stato: a fronte di un rappresentante eletto secondo le regole democratiche, piaccia o non piaccia, un altro rappresentante del popolo si è autoproclamato presidente, con l’aggravante dell’appoggio di una potenza straniera.

LA POLARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ VENEZUELANA

La polarizzazione della società venezuelana è nota da almeno qualche anno, da quando la crisi economica ha finito per mettere in crisi l’intero processo bolivariano. Una crisi dovuta sostanzialmente a due fattori: la costruzione di un’economia basata quasi esclusivamente sul petrolio e il boicottaggio economico imposto dagli Stati Uniti. Ora assistiamo dunque a una società spaccata in due, con un’opposizione capace di mobilitare la base popolare contro il nemico chavista mentre dall’altra parte non va dimenticato che il processo bolivariano è innanzitutto un processo reale con una base popolare e militante molto forte e ben radicata nel territorio.

SCENARI FUTURI

Come suggerisce Marco Teruggi [2], sociologo franco-argentino con base a Caracas, gli scenari futuri non promettono nulla di buono, anzi è prevedibile nei prossimi giorni un’escalation di violenze: «Il Venezuela è entrato in una fase che sembra senza via d’uscita. Il piano annunciato da Guaidó solo si può materializzare attraverso la violenza». La possibilità che questa situazioni sfoci in un’aperta guerra civile è concreta, alla luce del fatto che è proprio questo l’obiettivo dell’opposizione guidata da Guaidó, provocare disordini, caos, violenze, per permettere l’intervento esterno e costringere Maduro alla resa.

Un ruolo importante potrebbero giocarlo i governi di Messico e Uruguay, tra i pochi Paesi della regione che continuano a riconoscere Maduro come legittimo presidente del Venezuela. I portavoce di questi due governi hanno lanciato un appello alle forze in campo per aprire un tavolo di trattative e scongiurare il ricorso alla violenza. L’appello è stato accettato da Maduro: «Sosteniamo la proposta dei governi del Messico e dell'Uruguay, per creare un'iniziativa internazionale di dialogo tra le forze politiche in Venezuela, per cercare un accordo nel quadro della nostra Costituzione, che garantisca stabilità e pace a tutti e a tutti i Venezuelani».

Resta ora da capire ora quali saranno le prossime mosse dell’opposizione. L’opposizione venezuelana non ha mai accettato il dialogo con Maduro perché non lo hai mai riconosciuto come legittimo presidente del paese, tanto da boicottare le ultime elezioni presidenziali. È presumibile quindi che questa proposta di dialogo venga rifiutata e si continui con il braccio di ferro, nel tentativo di risolvere la crisi con la forza.

[1] https://www.nodal.am/2018/05/venezuela-observadores-internacionales-piden-reconocer-las-elecciones-y-la-oposicion-exige-una-nueva-votacion/

[2] https://www.pagina12.com.ar/170337-punto-de-no-retorno

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