Vaccini per tutti e democrazia: nuova ondata di proteste in Thailandia

11 / 8 / 2021

Una nuova ondata di manifestazioni antigovernative è esplosa negli ultimi giorni in Thailandia, in particolare nella capitale Bangkok. Tra le rivendicazioni dei manifestanti, che da un anno e mezzo lottano per avere più democrazia contro il potere assoluto di monarchia e governo militare, c’è anche quella dell’accesso gratuito ai vaccini per la popolazione.

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Da più di un anno anno e mezzo, infatti, sono moltissimi i giovani che animano le strade del paese per chiedere più democrazia. Il governo del generale Prayut Chan-o-cha, salito al potere con un golpe militare nel 2014, ha via via ristretto le libertà individuali in accordo con la monarchia. Già l’anno scorso (Gli studenti thailandesi contro Voldemort | Global Project) le proteste erano scoppiate contro il duopolio al potere, chiedendo la fine dei privilegi per la famiglia reale, l’abrogazione del reato di lesa maestà, con il quale numerosi attivisti sono finiti in galera, e le dimissioni del Primo Ministro. Le proteste sono andate avanti ciclicamente anche in autunno nonostante una durissima repressione giudiziaria e poi, a frenare le mobilitazioni, è intervenuto un fattore esterno ormai noto, la pandemia, che ha investito il paese del sud est asiatico dalla scorsa primavera.

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La Thailandia aveva concluso il 2020 con poco più di trenta mila casi di contagio, ma da aprile c’è stata una crescita rapidissima tanto da arrivare ai 776 mila casi totali di contagio di questi giorni. A questa preoccupante situazione si è aggiunta una campagna vaccinale lenta e inefficiente che, al momento, ha coperto con la prima dose il 20% della popolazione e addirittura solo il 6% con entrambe le dosi. Il governo è accusato di favorire i militari nella somministrazione delle limiate scorte di vaccino (Sergeant’s vaccine brag prompts renewed demands for Pfizer clarity), inoltre, il partito di opposizione Move Forward Party, ha denunciato l’intenzione del governo di approvare una legge che assolverà i responsabili della campagna vaccinale da qualunque illecito (Government plans amnesty bill for the leaders that decided Thailand’s vaccination plan). L’incapacità del governo di far fronte alla pandemia, anche da un punto di vista economico (l’economia thailandese dipende dal turismo), ha ridato vigore alle proteste che in questi giorni sono esplose di nuovo prepotentemente.

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La nuova ondata di proteste è andata in crescendo a partire da metà luglio quando, dopo qualche mese, le strade sono tornate a riempirsi di manifestanti che, oltre alle vecchie rivendicazioni, hanno cominciato a portare nelle piazze anche quelle legate alla mala gestione della pandemia. Qualche giorno dopo il movimento studentesco Free Youth, promotore delle proteste dell’anno scorso, ha lanciato le mobilitazioni del 7 agosto, tra le altre cose anniversario dell’insurrezione armata del Partito Comunista thailandese contro la dittatura avvenuto nel 1965. Le mobilitazioni del 7 agosto hanno visto una grande partecipazione popolare che, come di consueto, è stata repressa duramente dalle forze armate. I manifestanti sono stati attaccati fin dal ritrovo sotto al Monumento alla Democrazia quando si stavano organizzando per dirigersi verso il Gran Palazzo. A seguito di questo attacco i manifestanti si sono radunati al Monumento alla Vittoria per dirigersi verso la residenza del Primo Ministro Prayut Chan-o-cha ma ancora una volta la polizia in assetto antisommossa ha disperso i manifestanti sparando lacrimogeni, proiettili di gomma e utilizzando gli idranti. Gli scontri sono durati varie ore e hanno portato all’arresto di numerosi manifestanti.

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La dura risposta del governo non ha però placato gli animi. Solo tre giorni dopo, sono ripartite le mobilitazioni, questa volta con nuovi obiettivi. Il corteo si è diretto prima verso la Sino-Thai Tower, dove ha l’ufficio il ministro della Salute Anutin Charnvirakoon. La seconda tappa è stata la residenza del ministro dell’Agricoltura e segretario del Partito Pracharath,  Thammanat Phromphao, dove i manifestanti hanno messo in scena un flash-mob: proprio davanti all’abitazione sono stati deposti dei finti cadaveri per responsabilizzare il ministro delle morti di Covid-19. Infine, la terza tappa è stata la sede di King Power, un’importante compagnia duty free legata al governo che i manifestanti hanno sanzionato gettando vernice rossa sull’insegna. È a questo punto, in zona Din Daeng, che sono cominciati gli scontri con la polizia che aveva bloccato la marcia e intimato di sciogliere la manifestazione. I manifestanti hanno risposto cercando di forzare il blocco con un fitto lancio di oggetti e riuscendo in breve tempo ad incendiare due stazioni della polizia. 

Le proteste sono proseguite ancora qualche ora nonostante gli organizzatori avessero sciolto la manifestazione ma alla fine le forze dell’ordine sono riuscite a disperdere i manifestanti. Quelle di questi giorni sono proteste destinate a continuare. Se da una parte c’è da mesi una importante richiesta di democrazia a spingere migliaia di giovani a rischiare di manifestare, dall’altra parte la situazione sanitaria “costringe” un’altra parte di popolazione a mobilitarsi di fronte all’incapacità e alla non volontà del governo di arginare una pandemia che diventa ogni giorno più incontrollabile, producendo morti, sofferenze e povertà tra la popolazione. Il re e il governo non dormiranno ancora sonni tranquilli: le tre dita centrali della mano, simbolo della protesta, torneranno presto ad alzarsi nuovamente.

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