Trovato morto Mario Paciolla, volontario napoletano che operava da anni in Colombia

18 / 7 / 2020

Riprendiamo da Yaku.eu un articolo in seguito alla morte, in circostanze ancora tutte da chiarire di Mario Paciolla.

La notizia della morte di Mario Paciolla, che lavorava come volontario Onu in Colombia, ci stordisce e fa tornare indietro di molti anni, a quando vivere nel Paese andino era considerato tra i più pericolosi al mondo: che tu fossi un guerrigliero, un contadino, o un accompagnatore delle comunità per la costruzione della pace nei territori.

Negli anni Novanta parlare di Colombia era parlare di morte, di uccisioni violente, di milioni di sfollati, del paramilitarismo più feroce. Nel Paese latinoamericano dove sopravviveva la più longeva guerriglia marxista – mezzo secolo di conflitto interno devastante e che ha mosso ingenti forze economiche e militari statunitensi per cercare di sedare la resistenza degli eserciti di FARC ed ELN – prendere posizione anche in maniera pacifica significava diventare obiettivo di morte per qualche fazione.

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Ci viene in mente un nome, quello di Terry Freitas: era stato uno dei fondatori del Gruppo di Lavoro in Difesa degli U’wa (UDWG), lavorava al fianco di coloro che sono poi diventati nostri amici anni dopo. Il popolo indigeno U’wa, protagonista di una straordinaria battaglia in difesa del proprio sacro territorio contro una multinazionale petrolifera statunitense, la Oxy, che li stava spodestando, ben appoggiata dall’esercito colombiano, dal governo e dal FMI.

Terry, il suo nome risuonava ancora forte, quando andammo a trovare Daris e Berito, rappresentanti U’wa che erano stati in visita in Italia qualche mese prima, a Cubarà, cittadina all’entrata del resguardo Sacro U’wa, nel NOrd est colombiano.

Terry aveva dedicato gli ultimi due anni della sua vita ad appoggiare gli U’wa nella loro campagna di opposizione al progetto petrolifero della Occidental. Insieme a Ingrid Washinawatok e Lahe’ane’e Gay stava aiutando gli U’wa a costruire un programma educativo per il mantenimento della loro cultura tradizionale. Nell’aprile 1999, l’Udwg, una coalizione di organizzazioni non governative per l’ambiente, i diritti umani e i diritti dei nativi, preparò una “Settimana internazionale di azione per gli U’wa”, che prevedeva proteste presso i quartieri generali della Oxy, conferenze stampa e la partecipazione di alcuni leader U’wa al convegno annuale degli azionisti Oxy. Il Wall Street Journal fece alcune considerazioni sull’efficacia delle azioni delle ONG nel porre la Oxy in una situazione difficile.

Terry Freitas, poco più che ventenne, venne ucciso brutalmente poco dopo insieme alle altre due attiviste che facevano visita agli U’wa.

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Tragedie di questo tipo non erano una rarità in America Latina.

E non lo sono, purtroppo ancora oggi, la Colombia attraversa una fase fra le peggiori della sua storia, in termini di violenza e violazione di diritti umani ed ambientali: sono centinaia le ed gli attivisti, leaders comunitari ed ex guerriglieri, ammazzati dalla firma egli accordi di pace, nel 2016 – si parla di quasi un migliaio.

La morte di Mario ci fa ripiombare nell’epoca più oscura. Aspetteremo senza pazienza risultati di indagini che non siano tanto sbrigative da liquidare come mero suicidio la morte violenta di un giovane volontario napoletano.

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