Riparte, in grande stile, la guerra guerreggiata per conquistare i rapporti di forza più favorevoli da giocare nella trattativa stessa.

Trattative di pace

A Ginevra Assad incontrerà le opposizioni

23 / 10 / 2013

Come da manuale: "si prepara la pace facendo la guerra". 

Mentre la lunga trattativa, innescata dalla rinuncia all'attacco punitivo per l'uso dei gas nervini da parte degli USA e la contemporanea accettazione delle ispezioni internazionali nei siti siriani di produzione e stoccaggio delle arme chimiche, esce allo scoperto con l'annuncio del prossimo incontro a Ginevra, riparte, in grande stile, la guerra guerreggiata per conquistare i rapporti di forza più favorevoli da giocare nella trattativa stessa, dove l'obiettivo principale sembra essere il contenimento del controllo territoriale - il califfato del sud est siriano - da parte delle milizie dichiaratamte filo al qaediste.

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I ministri degli esteri dei cosiddetti «Amici della Siria», i Paesi arabi e occidentali che sostengono con soldi e armi le opposizioni siriane, si riuniscono oggi a Londra assieme al ministro degli esteri turco e ai rappresentanti della Coalizione Nazionale siriana (CN). Ci sarà il segretario di stato americano John Kerry, il ministro degli esteri britannico William Hague e i loro colleghi tedesco, italiano, francese, turco, saudita, giordano, egiziano, del Qatar e degli Emirati arabi uniti. Un meeting per persuadere gli oppositori siriani a partecipare alla conferenza di Ginevra 2 del 23-24 novembre, mediata da Stati Uniti e Russia, rinunciando alla precondizione dell'esclusione del governo che fa capo al presidente Bashar Assad dal tavolo di trattative per la formazione di un governo transitorio. Un appello alla partecipazione della CN a Ginevra 2 è stato lanciato ieri anche dall'Ue.

Proprio mentre si fanno insistenti le voci dell'avvio imminente di un'ampia offensiva dell'Esercito siriano nella zona di Qalamoun, tra Damasco e Homs, contro le migliaia di ribelli qaedisti e jihadisti (molti giunti dall'estero) che si muovono in quell'area. Dovessero avere successo, le truppe governative taglierebbero le linee di rifornimento ai ribelli infiltrati a sud e a est della capitale. Per alcuni giornali arabi all'offensiva prenderanno parte migliaia di combattenti del movimento sciita Hezbollah, lungo il confine tra Libano e Siria, tra le principali vie di transito per armi e munizioni dirette ai ribelli, nonostante la riconquista da parte dell'Esercito della vicina città strategica di Qusair.

Guidata da Ahmad Assi Jarba, un medico di Deir a Zor, la Coalizione Nazionale si riunirà i primi di novembre a Istanbul per decidere su Ginevra 2. Considerata (dagli occidentali) la principale piattaforma di oppositori, la CN riceve sostegni ad ogni livello. Ad essa però è attribuita una importanza esagerata dai governi schierati contro il presidente Assad perché Jarba e i suoi compagni controllano poco o nulla in Siria.

A differenza dei qaedisti e jihadisti che, oltre a combattere, «amministrano» diverse città nella provincia di Raqqa e nel centro-nord della Siria. Nei giorni scorsi decine di formazioni armate anti-Assad, hanno preso le distanze dalla CN che è sempre più isolata. È non è chiaro quanto le decisioni dell'opposizione politica siano rispettate dal (presunto) «laico» Esercito libero siriano che almeno sulla carta farebbe riferimento alla CN. Ne consegue che il peso, politico e militare, attribuito all'opposizione è eccessivo - e a Jarba non dovrebbe essere consentito di dettare le condizioni per l'apertura della trattativa a Ginevra a fine novembre. L'inviato dell'Onu per la Siria, Lakhdar Brahim, ha già detto che senza la partecipazione di una opposizione credibile non ha senso tenere Ginevra 2. Intanto Assad ieri sera, con una intervista alla tv araba al Mayadeen, ha fatto sapere di «non vedere alcun ostacolo» a una sua ricandidatura alle elezioni presidenziali del 2014. Ha aggiunto di non voler negoziare con «gli esecutori» di ordini decisi da altri «direttori delle operazioni», in riferimento ad Arabia Saudita, Qatar e Turchia che sostengono la ribellione. Molti hanno letto le sue parole come un siluro lanciato alla conferenza di Ginevra.

Sul terreno si prepara la battaglia di Qalamoun che potrebbe avere esiti decisivi per l'offensiva in corso dell'Esercito regolare siriano. In contemporanea potrebbe svolgersi anche un'operazione nella città libanese di Arsal, nota roccaforte sunnita sul confine con la Siria, santuario e rifugio di molti ribelli. «Qui la popolazione non parla d'altro, si prevede un coinvolgimento di Hezbollah ancjavascript:void(0)he se l'ipotesi più probabile che viene fatta vuole che sarà l'esercito regolare ad entrare in Arsal», ha detto al manifesto Monica Mazzotti, una cooperante della , che opera a Fekehe, un paese della Valle della Bekaa vicino al piccolo distretto di confine di Kaa, divenuto negli ultimi mesi una zona cuscinetto tra Libano e Siria e da dove si ha accesso ai paesini a maggioranza sciita presso Qusair.

«Oggi dalla Siria sono giunti due razzi (probabilmente sparati dai ribelli, ndr) che hanno ferito una donna e due soldati. La tensione è molto alta, - ha aggiunto Mazzotti - anche per la frustrazione delle popolazioni locali per l'arrivo di migliaia di profughi e sfollati siriani, senza che le autorità libanesi e le agenzie umanitarie internazionali forniscano aiuti concreti ai centri abitati ospitanti».

Intensi combattimenti sono in corso nella regione di Daraa: sono rimaste uccise 52 persone, in buona parte ribelli armati ma anche civili. Tra i morti, il colonnello disertore Yasser Abbud, uno dei comandanti del gruppo jihadista «Jabhat an Nusra», alleato di al Qaeda.

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