Topless jihad delle Femen: "Fuck your morals"

Le Femen hanno manifestato davanti alle ambasciate tunisine internazionali per la liberazione di Amina Tyler

4 / 4 / 2013

E' stata lanciata per oggi, giovedì 4 aprile, la manifestazione del gruppo Femen "Topless Jihad" per chiedere la liberazione di Amina Tyler, l'attivista tunisina che postò su Facebook le sue foto a seno nudo sfidando la morale e il costume del suo Paese.

Davanti alle ambasciate tunisine di Milano, Parigi, Kiev, Berlino e Bruxelles le Femen si sono presentate in topless al grido di "Fuck your morals" per denunciare l'estremismo religioso musulmano e per esprimere la solidarietà ad Amina, che alcuni gruppi salafiti vorrebbero lapidare e che ora è rinchiusa in un manicomio.

Di seguito la rassegna stampa:

Continua la Topless Jihad di Femen a difesa di Amina e contro l'Islam radicale in varie città europee.
E stamani tre attiviste hanno protestato a seno nudo davanti al consolato della Tunisia, in viale Marche a Milano. Le tre ragazze hanno manifestato con urla e cartelli ('Bare breast against islamism' oppure 'Free Amina') a difesa, appunto, di Amina Tyler, la ragazza tunisina che ha postato su Facebook le sue foto in topless, scatenando l'ira dei conservatori islamici che ne chiedono la lapidazione. Dopo circa venti minuti le attiviste di Femen si sono allontanate.
A seno nudo anche a Kiev davanti alla moschea di Kiev con lo slogan 'Amina libera' tatuato sul corpo. E' così che due attiviste del movimento femminista 'Femen' hanno espresso la loro solidarietà ad Amina.

Le attiviste hanno protestato anche davanti all'ambasciata tunisina di Parigi. Il gruppo delle Femen protesta a seno nudo anche davanti alla moschea di Berlino.

Fonte: Ansa.it

"Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno". Amina Tyler ha voluto urlare il suo messaggio a tutto il mondo. Ma non ha usato la voce, ha preferito l'immagine, quella più provocatoria per una giovane ragazza che vive in Tunisia: ha scritto quelle parole sul seno nudo e ha pubblicato la sua immagine in Rete. Voleva aderire al gruppo Femen, nato nel 2008 in Ucraina per proclamare l'autodeterminazione della donna, e lanciare la protesta nel suo Paese.
La notizia è circolata in fretta a Tunisi, che dopo la primavera araba affronta i fermenti dell'estremismo religioso e dove le associazioni femministe denunciano un regresso nei diritti delle donne con l'arrivo al potere del partito islamico Ennahda. La 19enne ha partecipato a talk show televisivi e ha diviso l'opinione pubblica. La sua azione, però, le è costata anche una fatwa dell'imam Adel Almi, un predicatoreche ha auspicato per lei la quarantena (trattandosi a suo dire di una malattia che potrebbe divenire epidemia e quindi potenzialmente coinvolgere altre ragazze), la fustigazione (dieci frustate alla schiena, magari in pubblico, per dare l'esempio) e infine la lapidazione: "Finché morte non sopraggiunga". Amina è poi sparita. Il gruppo Femen e l'opinione pubblica internazionale hanno temuto per la sua vita. Secondo alcune fonti, Amina potrebbe essere stata segregata dalla famiglia in una località poco distante da Tunisi, forse in un manicomio. Settimana scorsa, però, il legale della famiglia, la celebre avvocata tunisina e militante femminista, Bochra Belhaj Hmida, aveva assicurato che Amina stava bene e "a casa sua".

Le Femen, che continuano a seguire il suo caso, hanno chiesto a tutte le donne del mondo di inviare foto a seno nudo in segno di solidarietà con la 19enne tunisina e hanno indetto per il 4 aprile la giornata internazionale Topless Jihad, invitando a manifestare sotto i consolati della Tunisia.
Per questa ragione, nei giorni scorsi, il sito delle attiviste ucraine è stato oggetto di due attacchi hacker che per qualche ora hanno bloccato il sito e lasciato in home page una minaccia: "Venite in Tunisia, vi taglieremo i seni".

Fonte: tg24.sky.it

Bookmark and Share

Femen per Amina