Ya Basta: Brasil Em Movimento

Terra libertada

Diario della decima giornata di carovana.

5 / 9 / 2013

Paranacity - Alla Cooperativa de Produção Agropecuária Vitória si va a letto presto e ci si alza ancora più presto. Quando mi tiro giù dalla branda io, verso le sette di mattina, il mio ospite è già sui campi da un pezzo. Si chiama Donizetti (“Papà era appassionato di musica”) fa il contadino e l’attivista dell’Mst. Due cose che per lui sono consequenziali. Mi ha lasciato l’unica camera da letto e si è accomodato per la notte sul letto del figlio che fa la scuola in un’altra città. Vive in una casetta che si è costruito assieme ai compagni della Copavi, uguale nella metratura a quelle di tutti gli altri. Tre o quattro stanzini al pianterreno tenuti in ordine e puliti. Ha anche una discreta libreria. I primi due titoli su cui mi casca l’occhio sono libri che ho anche io: “Il piccolo principe” e “Senza perdere la tenerezza”, la biografia del Che scritta da Paco Ignacio Taibo II. Questa mattina, Donizetti si è alzato piano, badando bene di non far rumore per non svegliarmi. Mi ha lasciato sul tavolo caffè e biscotti rigorosamente autoprodotti. Uscendo, chiudo l’uscio e, come mi ha chiesto, gli lascio la chiave infilandola dentro uno stivalone in gomma da lavoro sul pianerottolo. Gli lascio anche un biglietto con scritto “Obrigado” proprio sotto la bandiera dei Sem Terra che Donizetti ha appeso a fianco della sua porta.

Al refettorio trovo il resto della carovana che va di torte e caffelatte. Ciascuno racconta la sua serata trascorsa in un diversa famiglia.

Prima di andare a dormire da Donizetti, sono andato a cenare da una famiglia di mezza età che mi ha preparato tanto di quel cibo che non lo saltava un cavallo. Parlavano solo portoghese ma siamo riusciti a capirci lo stesso. La figlia grande è laureata in economia ed è anche lei una attivista dell’Mst. Il figlio più piccolo gioca a calcio ed è stato appena messo a contratto dalla giovanile di un’importante squadra di Porto Alegre. Sugli altri figli ho perso il conto.

Sono molto contenti quando hanno ospiti stranieri perché, mi hanno spiegato, un ospite straniero porta storie, idee e comportamenti nuovi da cui hanno tutto da imparare. Quando alla Copavi arriva qualche visitatore, si innesca una lotta per contenderselo. Solo gli argentini, mi spiegano, nessuno li vuole. Gli stanno tutti sulle scatole, e in particolare quelli di Buenos Aires, perché “è gente che se gli racconti una barzelletta poi gliela devi spiegare e non ridono lo stesso”. Molto meglio i paraguaiani e gli uruguaiani. Quelli basta mettergli un mate in mano e diventano simpatici.

Il programma di oggi prevede una visita alle piantagioni di canna da zucchero. Mezz’ora di cammino e raggiungiamo il campo dove quattro o cinque contadini tagliano le canne a colpi decisi di machete. Il nostro accompagnatore ci racconta come avviene la produzione dello zucchero di grande qualità che Ya Basta mette in vendita negli spazi sociali. Una produzione rigorosamente biologica che tiene anche conto dei diritti dei lavoratori. Diritti che vengono completamente ignorati nei campi dei latifondisti dove viene praticata una forma di indebitamento del lavoratore riconducibile ad un vero e proprio schiavismo rurale.

Prima di ripartire per San Paolo, facciamo visita all’“acampamento” dei Sem Terra di Puricatù, ad un’ora e mezzo di auto dalla Copavi. L’”acampamento” è la seconda fase dell’occupazione. Prima c’è l’invasione del latifondo con tutte le pratiche di resistenza e di contrattazione con il ministero per la riforma agraria e il latifondista. Se non si arriva allo sgombero da parte della polizia o, peggio ancora, dei paramilitari, i Sem Terra cominciano a costruire case e scuole, ed a lavorare la terra. Questa è la fase dell’”acampamento”. La terza è la strutturazione di un’azienda agricola vera  e propria come, per l’appunto, la Copavi.

Quando raggiungiamo l’”acampamento” di Puricatù veniamo subito colpiti da una dozzina di casette colorate sistemate, con tanto di aiuole fiorite e murales, nel punto più bello della zona. Ci spiegano che è la nuova scuola, inaugurata proprio qualche giorno fa. Vien da riflettere che a casa nostra le scuole sono tutte mal tenute, non di rado in edifici fatiscenti, con pochi fondi a disposizione, e uno dei primi capitoli di taglio per gli assestamenti delle varie manovre finanziarie. Qui invece sulle scuole vengono investite le migliori energie della comunità. Parliamo con i professori, che ci spiegano come lavorano sotto il controllo di un pedagogo. Sgranano gli occhi quando gli diciamo che una classe da noi è composta anche da trenta alunni. Quindici è il numero massimo per l’insegnamento nelle scuole dei Sem Terra.

Il grado scolastico della “scuola in movimento” di Puricatù è equivalente delle nostre elementari e, tra qualche mese, anche delle medie. Ci sono aule da ginnastica e da disegno. Una biblioteca, una segreteria e una sala professori. Si svolgono anche corsi di recupero per gli adulti lavoratori che dopo un mese di lavoro hanno diritto ad una settimana di scuola. La conoscenza è libertà, si legge nei muri.

Sotto la scuola, i Sem Terra hanno costruito o sono in costruzione case per 210 famiglie per un totale tra le 8 o 9 cento persone. L’”acampamento” è grande 42 mila ettari solo in parte frutto dell’occupazione. Altri sono stati assegnati ai contadini tramite il ministero per la riforma agraria o confiscati al latifondista che ha subito una condanna per traffico di droga e schiavismo. Ogni famiglia ha il suo campo da coltivare. Altri campi sono collettivi e il ricavato destinato agli spazi comuni.

Sotto le bandiere rosse dell’Mst, grandi murales raffigurano contadini in lotta con il machete alzato. “Terra libertada, sonho costruido”. Terra liberata, sogno costruito, si legge.

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