"Stiamo assistendo a un enorme massacro"

Più di 100 vittime ad Ankara in seguito all'attentato di questa mattina. Ancora una volta un attacco alle esperienze curde di autonomia e alla pace.

10 / 10 / 2015

Ancora una volta la Turchia è scossa da un attentato. Questa mattina nel centro di Ankara sono esplose due bombe, a poca distanza l'una dall'altra, nelle vicinanze della stazione ferroviaria dove stava per aver inizio la Marcia per la Pace.

Questa marcia era stata indetta dal partito Hdp, insieme a sindacati di sinistra Disk e Kesk e dagli ordini degli ingegneri e dei medici, con l'obiettivo di chiedere il cessate il fuoco nel sud-est dell'Anatolia, dove da qualche mese sono ripresi i combattimenti tra forze di sicurezza turche e Pkk. 

Come a Diyarbakir lo scorso giugno e a Suruç quest'estate, l'obiettivo degli attentatori è colpire la società civile, democratica e filo-curda, che vede in Erdogan e nel suo partito il principale oppositore al processo di pace. Lo afferma anche il leader dell'HDP, Selahattin Demirtas : “Stiamo assistendo a un enorme massacro. Un atroce e barbaro attacco è stato compiuto”. 

Il sabotaggio del processo di pace con il Pkk e la conseguente campagna di attacchi alle città curde del sud-est del Paese, in particolare rivolte verso quelle che come Cizre e Diyarbakir stessa hanno saputo concretizzare gli ideali di autonomia e autogoverno espressi nel confederalismo democratico, fanno parte di un piano molto più grande ideato da Erdogan stesso, teso a gettare il paese nel caos in vista delle prossime elezioni del 1 Novembre, dove si presenterebbe come il canditato forte e l'unico in grado di riportare l'ordine in Turchia. A questo caos si aggiunge la forte repressione nei confronti della stampa che si scaglia contro il regime di Erdogan e che cerca in tutti i modi di rompere la cortina di censura creata dal suo governo e che anche in questo caso si potrebbe ripercuotere sulle indagini avviate a seguito dell'attentato.

Ad Ankara rimangono sull'asfalto oltre 100 innocenti vite e tanti altri feriti, in un attentato che come i precedenti non è stato rivendicato e, tutt'ora, non se ne conoscono le modalità. Ma è ancora  più chiaro che la polizia e le forze di sicurezza sono corresponsabili per il fatto che non garantiscono la sicurezza dei manifestanti. Infatti, in seguito all'attentato una parte della folla si è scagliata contro la polizia, accorsa in tenuta antisommossa, colpevole appunto di non aver garantito la sicurezza della Marcia per la Pace. In seguito sono stati sparati anche alcuni colpi di arma da fuoco e lanciati lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Nel frattempo tutte le altre manifestazioni politiche nel paese sono state annullate e a chi stava raggiungendo la città di Ankara è stato chiesto di tornare indietro per paura di altri attentati. 

In attesa di ulteriori notizie e rivendicazioni, non possiamo che essere, ancora una volta, attorno a chi combatte per la pace. 

Her Biji Kurdistan!

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