¡Si se puede! Giù la frontiera e la carovana migrante entra in Messico

20 / 10 / 2018

Una marea umana, giovani, donne, vecchi e bambini nella giornata di venerdì hanno forzato i blocchi posti alla frontiera tra Guatemala e Messico al grido di “¡Si se puede, Guatemala!” e hanno superato il confine dopo aver resistito anche al lancio di gas lacrimogeni da parte della polizia federale messicana.

Fanno parte della #CaravanaDeMigrantes partita da San Pedro Sula, Honduras, il 13 ottobre e che da quasi una settimana sono in viaggio con destinazione gli Stati Uniti, terra promessa e co-responsabile della violenza e della povertà nel paese per l’appoggio al presidente Juan Orlando Hernandez. Fuggono, infatti, da un paese, dove non ci sono possibilità, dove si rischia quotidianamente la vita per la violenza, dove i ragazzini rischiano ogni giorno di essere cooptati dai gruppi criminali. Fuggono perché non c’è speranza, fuggono perché è meglio l’incognita di un viaggio terribile e pericoloso che la certezza di restare tra la violenza e la povertà. Nemmeno un anno fa l’Honduras ha provato a venire fuori da questa crisi appoggiando la candidatura a presidente di Nasralla ma un’incredibile, e senza dubbio truccata, rimonta a dati praticamente certi aveva consegnato la rielezione a Juan Orlando Hernandez. A seguito dei brogli elettorali le contestazioni sono durate mesi ma non hanno ottenuto di rovesciare il governo fraudolento anche per l’immancabile ingerenza statunitense.

La carovana ha superato varie insidie, oltre a quelle viaggio. Hanno provato a fermarli in Guatemala arrestando il leader della carovana, Bartolo Fuentes. E nemmeno, sono servite le minacce del presidente americano Trump che ha ordinato ai presidenti di Honduras, El Salvador e Guatemala di fermarli pena il taglio degli aiuti. La carovana è giunta quindi a ridosso del confine col Messico con gli occhi puntati addosso. Ai 1500 migranti partiti dall’Honduras se ne sono aggiunti almeno altrettanti, tanto che alcuni testimoni parlano addirittura di oltre 6000 persone in attesa di varcare il confine. Un confine, quello tra Messico e Guatemala, divenuto molto importante negli ultimi anni in quanto a seguito di accordi con gli Stati Uniti ha di fatto spostato il tanto terribile “muro di Trump” proprio qui a sud, con la polizia e l’esercito messicano a fare il cane da guardia al vicino del nord.

In questa situazione, venerdì c’è stato l’arrivo alla frontiera. Già dalla mattinata alcune imbarcazioni di fortuna erano riuscite ad attraversare il rio Suchiate e a trasportare sulla sponda messicana alcuni migranti, approfittando del sostegno della manifestazione dei migranti a Tecùn Umàn

Poi nel pomeriggio la forzatura della frontiera: i migranti fermi a Tecún Umán hanno divelto le inferriate e sono riusciti a entrare nella terra di nessuno che separa i due avamposti di polizia guatemalteco e messicana. Ad attenderli dall’altra parte però c’era la polizia federale messicana che in un primo momento li ha respinti anche con l’uso di gas lacrimogeni. Gli scontri però son ben presto finiti. Visto l’incredibile numero di persone in attesa di varcare il confine, le autorità messicane hanno riportato la calma garantendo a tutte le persone in regola con i documenti l’ingresso in piccoli e ordinati gruppi e l’accoglienza negli albergues per migranti.

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Il governatore del Chiapas Manuel Velasco ha già annunciato che li accoglierà. Per molti, quasi tutti, il Chiapas e il Messico restano comunque solo un luogo di passaggio. Il viaggio per loro non è finito. Ad attenderli ora un paese che negli ultimi dodici anni ha visto sparire nel nulla 35 mila persone e morire di morte violenta oltre 250 mila. Un paese che, nonostante il nuovo presidente AMLO, continuerà a presidiare le strade con polizie ed esercito e non ha nessuna intenzione di rinunciarvi. Un paese che non garantisce la sicurezza nemmeno per i propri cittadini.

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La carovana migranti è senza dubbio un evento importante che riapre anche in quella parte del mondo il dibattito sulla questione delle migrazioni, osteggiate in tutti i modi dai governi che le provocano. A giorni partirà da Città del Guatemala anche la carovana delle madri dei desaparecidos migranti organizzata dal Movimento Migrante Mesoamericano che da vari anni ripercorre il tragitto dei migranti desaparecidos per cercarli. La carovana terminerà i primi di novembre a Città del Messico, giorni in cui è previsto anche il Forum Sociale sulle Migrazioni.

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