Segnali di guerra nell'est ucraino

Kiev invia milizie scelte per liberare i palazzi amministrativi occupati e rimuovere i posti di blocco

di Bz
16 / 4 / 2014

La terza fase delle rivolte in corso in Ucraina si sta definendo nonostante i segnali caotici che vengono fatti girare nell’informazione internazionale ed europea in modo particolare. È da questo fine settimana che nelle regioni dell’Est ucraino, quelle aldilà del fiume Dnieper che abbiamo spesso indicato, semplificando assai, come spartiacque interno tra quelle che vengono definite come regioni occidentali filoeuropee e quelle filorusse, che le occupazioni militari dei palazzi del Potere locale sono divenute stanziali con lo schieramento di uomini in armi e son apparsi in diverse regioni blocchi stradali a difesa di provincie ‘liberate’ dai militanti che rivendicano la libertà di decidere a quale entità statale appartenere o federarsi.

Si narra che è almeno un mese che squadre di militari russi dei GRU – servizi segreti militari – si sono infiltrati nei territori ucraini, dove hanno un ampia rete di relazioni; si racconta di camion pieni di armamenti e apparecchiature infrastrutturali di collegamento che girano per le campagne e le periferie, andando a creare dei supporti logistici in attesa del precipitare delle tensioni.

L’ultimatum lanciato da Kiev qualche giorno fa e reso concreto dall’intervento militare avvenuto ieri sono la risposta evidente che il potere centrale doveva dare per non vedersi sfilare l’una dopo l’altra le provincie e le regioni dell’Est: questo può far divampare una guerra civile dispiegata? È un rischio reale che viene, a parole, escluso, quale volontà politica, sia dalla Russia che dall’Ucraina ma a cui tutti si stanno preparando in attesa di una mediazione che pare divenuta impossibile.

Non è dunque un caso che in mattinata un primo battaglione della Guardia nazionale ucraina - formata per lo più da volontari dei gruppi di 'Autodifesa' di Maidan - sia stato inviato nell'est del Paese, dove gli insorti filorussi occupano edifici pubblici in una decina di città.

Una possibilità di una soluzione politica, che eviti la deriva di una guerra civile con risvolti pericolosissimi sul piano internazionale, è la proposta ventilata dal presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcninov non esclude la possibilità di tenere un referendum nazionale sull’ordinamento statale del Paese – federale o meno – nello stesso giorno delle presidenziali, fissate per il 25 maggio. Una riforma costituzionale in senso federale è quanto richiesto da Putin. Finora Kiev non aveva voluto considerare questa opzione poiché preludio a una più semplice futura secessione della parte orientale ma sotto la minaccia di Mosca, e senza l’appoggio diretto degli Stati Uniti, Kiev si trova sola ad affrontare una situazione esplosiva.

I manifestanti filo-russi che "non deporranno le armi saranno liquidati". E' la truculenta minaccia del generale Vladimir Krutov, comandante dell'operazione militare scatenata nell'est russofono dell'Ucraina. Il generale ha poi rinnovato l'accusa all'intelligence militare russa (Gru) di coordinare le proteste così come aveva fatto in Crimea.

La situazione in Ucraina si fa dunque sempre più rarefatta e rischia di precipitare da un momento all'altro. Il ministero della difesa ucraino ha confermato un'operazione speciale a Kramatorsk, nella regione orientale di Donetsk, dove secondo media russi e ucraini sarebbero avvenuti scontri ad un posto di blocco dei filorussi, con feriti. In particolare sarebbe avvenuto un attacco aereo da parte delle forze ucraine sull'aeroporto militare di Kramatorsk, preso l'altro ieri dai filorussi.

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