Ya Basta: Brasil Em Movimento

Samba e cortei

Diario della quinta giornata di carovana.

31 / 8 / 2013

San Paolo - Oggi a São Paulo do Brasil si sono svolte tre manifestazioni e noi ce le siamo fatte tutte. Manco fossimo attivisti di Ya Basta!

Si comincia la mattina presto. L’appuntamento è alla sede paulista dei Sem Terra. È abbastanza vicina al nostro ostello. Basta solo attraversare il quartiere che qui tutti chiamano Cracklandia. Non sto a dirvi quale sia la specialità di questo quartiere.

La sede dei Sem Terra è una palazzina elegante e arredata con buon gusto. Confesso che mi attendevo delle stanze molto più spartane. Ci sono sale riunioni tappezzate di colorati quadri naif, segreterie efficienti e comode sale di attesa per gli ospiti. Alcuni militanti ci fanno vedere i manifesti che stanno preparando. C’è una vecchia immagine bianco e nero della presidente Dilma ragazzina col classico cartone numerato in mano. È una una foto segnaletica che la polizia le ha scattato dopo un arresto. Sotto, la scritta recita pressappoco: “Dilma, un tempo la pensavi come noi. Non puoi averlo dimenticato”.

A nome della segreteria dei Sem Terra, ci accoglie Raul, un giovane attivista che ci invita a  partecipare alle mobilitazioni al seguito di Levante popular da joventude, una associazione  giovanile vicina ai Sem Terra. Ce ne sono tre un programma, ci spiega, la prima organizzata dagli insegnanti e dagli studenti, la seconda dai sindacati di base e la terza, serale, davanti alle della Globo, il colosso editoriale e televisivo del Brasile. Raul ci chiede a quale vogliamo partecipare e noi gli rispondiamo: “A tutte e tre, naturalmente”.

Cominciamo quindi con gli insegnanti. Concentramento alle tre pomeridiane in piazza della Repubblica per sfilare in corteo lungo l’avenida Paulista. Ci saranno due o anche tremila persone. Sono per lo più insegnanti che denunciano i tagli alla scuola pubblica e il precariato. “Entrare in una università pubblica è sempre più difficile - mi spiega Letizia che parla un ottimo italiano, imparato in occasione di uno scambio culturale a Pavia - e anche per i laureati trovare lavoro è una impresa. I giovani che si avvicinano allo studio e al mercato del lavoro sono sempre più ricattabili. I diritti e le garanzie sempre di meno. La terziarizzazione si sta mangiando una generazione intera”.

Siccome tra giornalisti ci si riconosce a colpo d’occhio, attacco bottone ad un collega brasiliano. Si chiama Bruno Mascharenhas e, dopo avermi informato pure lui delle sue origini italiane ed informato che ci sono più italiani a San Paolo che a Roma, mi spiega per quali motivi la gente è incazzata nera. “I brasiliani sono persone aperte e cordiali e sentono questa politica delle larghe intese come una cosa distante e... come dire? repellente. I giovani in particolare ne sono schifati. Vedi quel cartello? Denuncia lo scandalo di un deputato riconosciuto colpevole dal tribunale di essersi appropriato di denaro pubblico. Eppure non lo possono arrestare perché è deputato!” Ve ben... non è che in Italia... “Voi siete abituati a Cosa Nostra, mafia e Berlusconi. Ma qui la gente si indigna”. Cambiamo argomento. Come è fare il giornalista in Brasile? “Come da voi, penso. Sempre meglio che lavorare! A parte gli scherzi, siamo una categoria ricattabile e ricattata. Vedi? Io faccio le riprese e le interviste ma non so ancora quanto spazio mi daranno e neppure se andrò in onda. Se poi sono qui, hai già capito che sono uno di quelli che non farà carriera”.

Quando il corteo si muove, lo fa a ritmo di samba sotto una dozzina di mongolfiere colorate. Sono i giovani e in particolare le ragazze a scandire gli slogan. E rispetto ai nostri cortei, c’è da dire che, in quanto a percussioni ci danno la cacca! E tanta anche. Gira e rigira, ogni canzone, ogni slogan va sempre a cascare sul samba. Vi dico solo una cosa: scrivo che è l’una di notte e ho ancora la testa che mi rimbomba! Patapim, patapam e patapum. Fatevi voi otto ore così!

Verso metà dell’avenida Paulista, il corteo si congiunge con quello dei sindacati e si prosegue insieme. Su e giù per l’arteria pulsante di San Paolo. Alle sei di sera, il nostro Raul ci avvisa che, se vogliamo partecipare anche alla manifestazione contro la Globo dobbiamo sbrigarci e salire su dei pullman del tipo Gran Turismo, organizzati dei Sem Terra per raggiungere il quartiere della Globo. Sempre che non siamo troppo stanchi, ci chiede. L’avenida Paulista è interminabile, a farsela a piedi. Ma quando mai? Tre manifestazione al giorno, per noi, è un minimo sindacale.

La concentrazione è alle sette di sera. Pare sia normale a San Paolo. Finito di lavorare, prima di andare a casa, si fanno un corteo invece dello spritz.

Per raggiungere la piazza di partenza, il pullman ci impiega un’ora e mezzo a fare lo slalom in questa foresta di grattacieli che chiamano città. Appena scesi, si capisce che l’aria è diversa. Sono quasi tutti giovani e giovanissimi. Le ragazze qui sono in percentuale ancora maggiore. Sono loro che reggono tutti gli striscioni e le bandiere. Chiedono democrazia anche nei media. La Globo è un colosso multimediale che appartiene ad una solo famiglia, la Marinho. È una azienda a controllo privato ma che gestisce denaro pubblico. Stando ad alcune inchieste in atto, pure in maniera poco pulita. Inoltre, la Globo detiene pressoché il monopolio dell’informazione su carta e su etere del Brasile. Come se non bastasse, dicono i manifestanti, la Globo più che giornalismo fa politica e ha contribuito a far eleggere al senato alcuni suoi manager alquanto chiacchierati. (In Italia invece...).

Mentre su San Paolo calano le prime ombre della sera, il corteo per la democrazia nell’informazione si prepara a muoversi e raggiungere la sede della televisione, un paio di chilometri più avanti. E’ allora che si fanno vivi i black block. Gruppi auto organizzati che in Brasile ha una connotazione totalmente diversa che in Europa. Vestono di nero e coprono il volto con sciarpe e scialli. Dubito che ce ne sia uno solo con più di venti anni sulle spalle.  Chiedo ad uno di loro chi sono. Parla volentieri e si lascia anche fotografare. “Siamo anarchici - mi racconta -. Copriamo il volto per proteggere noi stessi, così come il nostro scopo è proteggere il corteo dalla polizia militare”. Lo stesso Raul, mi ha spiegato che pur non avendo una vera connotazione politica e neppure una struttura organizzata, i Sem Terra non hanno problemi ad organizzare le manifestazioni con questi giovani ed anzi stanno dialogando con alcune loro figure di riferimento. In effetti, black block, Sem Terra e altri attivisti partono tutti insieme, sorreggendo gli stessi striscioni. Presto però, i black block si dispongono ai lati e alla testa del corteo. Parte qualche pietra contro una sede della banca tedesca ma niente di più. Il corteo non è autorizzato ma la polizia militare stavolta non interviene. Davanti alla Globo i manifestanti depositano una bella quintalata di merda puzzolente. Poi il corteo fa dietro front e ritorna alla piazza di partenza. Sempre a ritmo di samba, naturalmente.

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