Russia - La Pussy Riot Nadia trasferita in un altro carcere,mentre Putin con una parziale amnistia vorrebbe ripulire la sua immagine

Aveva ricominciato lo sciopero della fame dopo essere stata riportata nel campo 14

20 / 10 / 2013

Nadezhda Tolokonnikova, attivista delle Pussy Riot, che aveva iniziato lo sciopero della fame per denunciare le inumane condizioni di detenzione nel campo numero 14, in Mordovia, 500 km a est di Mosca, ha inviato una nuova lettere al suo avvocato in cui dice di aver paura di quelli che definisce i "carnefici" del sistema penitenziario russo.

L'altro ieri c'è stato l'annuncio del trasferimento di Nadia in una prigione diversa dal campo 14, anche se ancora non si sa quale sia la sua destinazione.

Il trasferimento è stato ordinato dopo che Nadia, ricoverata in ospedale per le sue condizioni di salute, era stata riportata nel campo 14 ed aveva ricominciato lo sciopero della fame.

Sul fatto che era stata riportata al campo 14 perfino il delegato russo per i diritti umani Vladimir Lukin, si era detto scioccato ed aveva affermato di dover constatare come le autorità carcerarie lo avessero ingannato, non mantendo la promessa di trasferire Nadia in un altro carcere.

Dopo poche ore il servizio penitenziario statale aveva fatto marcia indietro dicendo che Nadia sarebbe stata trasferita in un'altra colonia penale.

I familiari dovrebbero essere informati entro 10 giorni del nuovo luogo di detenzione.

Il marito di Nadezhda, l’artista Piotr Verzilov appena saputa la notizia del trasferimento ha parlato di una "grande vittoria".

Intanto Maria Aliokhina, l'altra attivista delle Pussy Riot che sta scontando due anni in un altra colonia penale, per il momento ha rinunciato a chiedere una pena più mite dichiarando "penso di non avere il diritto morale di partecipare oggi all’udienza in tribunale quando la mia compagna non ha questa opportunità, sia che si trovi in ospedale sia in quel carcere di cui ha raccontato cose orribili". Maria si riferisce al fatto che in Russia dovrebbe essere varata in queste settimane, in occasione dei 20 anni di Costituzione, un'amnistia che tra gli articoli potrebbe riguardare le donne incarcerate madri di minori. Maria ha continuato spiegando la sua posizione:"se le autorità russe sono pronte a rilasciarmi anticipatamente, lo facciano nell’ambito di una larga amnistia, insieme ad altre donne condannate che hanno figli piccoli."

I commentarori dicono che l'amnistia parziale servirebbe a Putin per placare le polemiche sulla mancanza di diritti umani in Russia e sulla repressione nel paese. Denunce che in questi giorni sono diventate di forte attualità con la vicenda degli attivisti di Greenpeace che continuano a restare detenuti, con l'accusa di pirateria per le iniziative di denuncia dello sfruttamento dell'Artico.

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