Nel Cile di Michelle Bachelet

Repressione "progressista" contro il popolo mapuche

L'anno 2009 può passare alla storia come quello della più grande offensiva di un governo progressista contro un popolo originario. Il governo cerca di frenare il recupero di terre del popolo mapuche spaventando comunità intere con un stile repressivo che ricorda il terrorismo di Stato. In questa offensiva, i bambini mapuche sono una delle principali vittime di Carabinieri e dei Gruppi di Operazioni Speciali che hanno militarizzato l'Araucanía...

10 / 11 / 2009

Nazione Mapuche – Per chi crede che chiamarlo terrorismo di Stato suoni un esagerazione, vale la descrizione di alcune operazioni repressive esaminate da diversi organismi solidali ed ONG, nel loro lavoro su fatti di violenza imputabili a Carabinieri che hanno colpito bambini mapuche nella regione dell'Araucanía

Da parte loro una relazione dell'Osservatorio Cittadino, racconta 14 casi di violenza poliziesca, molti congiunti, contro bambini in comunità mapuche. Richiama l'attenzione che la repressione si indirizza contro comunità intere, in supposta risposta a occupazione di terre, incendi di camion e barricate.

Il 5 ottobre, un bambino di 14 anni della comunità di Rofué è stato ferito con spari di pallini quando Carabinieri lo hanno scambiato con i comuneros che occupavano il fondo Santa Lucía. Il bambino ha cercato di fuggire dal luogo, è stato inseguito dai militari con un elicottero che volava a rasoterra e raggiunto a tre chilometri di distanza, vicino alla comunità chiamata Pichiloncoche.
Messo sotto tiro con un arma da uno dei membri del GOPE (Grupo de Operaciones Especiales de Carbineros de Chile), e sotto minaccia di morte, è stato sommerso in un canale, rimanendo completamente bagnato (...)
Una volta in volo buttato sul pavimento con la testa verso l'esterno e con le porte dell'elicottero aperte, i Carabinieri hanno minacciato di lasciarlo cadere a terra se non avesse dato i nomi delle persone che partecipavano in quel momento all'azione nel fondo Santa Lucia.

La relazione cita inoltre un altro caso, successo il 16 ottobre contro la scuola dell'emblematica comunità di Temucuicui, mentre era in corso una riunione di 80 comuneros con funzionari statali. "Senza avviso, e senza mostrare mandati per l'irruzione, gli effettivi della polizia che si muovevano in un autobus, un blindato e circa 10 camioncini, hanno cominciato a sparare pallini e gas lacrimogeni verso la scuola da una distanza di 200 metri. L'operativo poliziesco che ha avuto una durata di 30/40 minuti, ha lasciato circa 12 feriti dai pallini degli spari, e circa 30 persone con asfissia, in maggioranza bambini.

Il 26 ottobre Gary Stahl, rappresentante dell'Unicef in Cile, si è riferito a queste violazioni con una frase che sembrava presa dei peggiori tempi della dittatura di Pinochet: Affinché non ci sia un'altra generazione di cileni segnata dalla violenza, dobbiamo capire che cosa è successo, e cercare una soluzione affinché non succeda ancora in futuro. Ed ha aggiunto, rispetto alla passività del governo, che al momento non abbiamo visto nessuna indagine imparziale per sapere che cosa è successo. Unicef ha chiesto al governo di prendere misure per proteggere i bambini mapuche.

Tuttavia, il Ministero dell'Interno, usando un argomento che ricorda anche tempi passati, ha incolpato le vittime accusando che i genitori utilizzano i bambini come scudi durante le occupazioni di terre ed altre azioni.

La simpatia con i mapuche cresce da sud a nord, e guadagna spazi come ha dimostrato l'enorme manifestazione del 12 di ottobre in Santiago: 10 mila persone di varie etnie, includendo molti non indigeni come la Garra Blanca, la popolare tifoseria di Colo Colo, hanno partecipato ad un movimento di completo appoggio alla resistenza mapuche.

Questa nuova ondata di lotte è ancorata in tre elementi.
Il primo è la sempre più stretta alleanza tra lo Stato cileno, indipendentemente da che partito l'amministri, con gli impresari forestali, della pesca e minerari. I primi sono capitali cileni, mentre gli altri due sono transnazionali, e sono i più direttamente implicati nel conflitto nell'Araucanía, poiché le monocolture di pino seppelliscono le comunità in un mare verde che le asfissia. Arauco, principale impresa forestale cilena, si espande con piantagioni nel nord dell'Argentina ed in Uruguay: a Misiones possiede già il 10 percento della superficie della provincia ed in Uruguay si è trasformato nel primo latifondista con 250 mila ettari, cercando di liberarsi da un conflitto che le ostacola la riproduzione.

In secondo luogo, l'attuale ondata di occupazioni di terre mostra cambiamenti interni nel mondo mapuche.

Si sta formando una nuova generazione di giovani universitari che vivono in ricoveri urbani, appare un'ampia gamma di mezzi di comunicazione informatici di mapuche delle città e dell'esterno, e si è creata un'organizzazione: Alianza Territorial Mapuche, che raggruppa diverse organizzazioni tradizionale mapuche (Vedere video intervista a Lonko Juan Catrillanca).

Infine, i meccanismi statali di contenimento stanno per traboccare. Ogni volta che aumentano le occupazioni, il governo incrementa i fondi per le terre che si danno a certe comunità, non a tutte quelle che ne hanno bisogno, generando divisione e indebolendo le lotte. La repressione massiccia sembra un segnale di disperazione dei comandi dei Carabinieri, mentre l'applicazione della legislazione antiterrorista alle lotte sociali ha ogni volta un maggiore costo politico per lo Stato.

L'ampia solidarietà di settori popolari e di sinistra urbani con la lotta mapuche è uno dei dati più auspicabili, la criminalizzazione di questo popolo è possibile solo se riescono a mantenerlo isolato. Il nuovo governo cileno che sorgerà dalle elezioni di dicembre troverà un popolo pronto, disposto a continuare a lottare per l'autodeterminazione, circondato da crescente solidarietà.

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