Politica del carciofo in Ucraina

Le Femen denunciano la continuità del Potere mentre in Crimea viene occupato il Parlamento regionale e a Kiev si cercano oltre 300 desparesidos

di Bz
27 / 2 / 2014

Un bagno di folla in piazza Maidan ha incaricato Arseni Iatseniuk, come "candidato premier" ucraino, ancora prima di passare per il voto della Rada, il parlamento ucraino; una legittimazione pubblica del delfino di Giulia Timoshenko che ottenuta la liberazione ha messo subito all’angolo ex campione del mondo di pugilato Vitaly Klitschko che sembrava il leader della rivolta ucraina, che, comunque, ha annunciato di voler correre per la presidenza della Repubblica.

La notizia salutata con grandi ovazioni dalla folla di Miadan è stata quella dello scioglimento del corpo della polizia speciale, i "Berkut", le aquile, che si è reso responsabile delle sparatorie contro i manifestanti causandone la morte di un centinaio e il ferimento di un migliaio, ma anche di torture e rapimenti nei confronti dei manifestanti o di responsabili di piazza prelevati a casa o quando erano isolati. Fonti giornalistiche riferiscono di oltre 300 persone che risultano scomparse dai giorni della rivolta e di cui a tuttoggi non si hanno notizie.

Al momento il commento politico più appropriato ci sembra possa essere quello che ci viene da Parigi, dove il collettivo Femen ha inscenato una performance, che stava a significare che la Timoshenko è una bambolina nelle mani del solito Putin, con il quale, hanno, giustamente, ricordato la ‘madre della patria’ ha costruito il proprio potere e fatto grandi ruberie personali, tanto da essere posta in carcere fino a pochi giorni fa.

Le Femen ci dicono che nelle alte sfere del potere in Ucraina tutto cambia perché nulla cambi ma se vogliamo tenere in conto i segnali che ci vengono dalla Russia e dalle regioni sud orientali dell’Ucraina lo scenario politico è sull’orlo di un nuovo precipizio.

Le forze armate russe stanno svolgendo delle consistenti esercitazioni di intervento a ridosso del confine ed è stato annunciato il preallarme di pericolo; in Crimea, dopo gli incidenti tra fazioni russofone e filo rivolta, si sono viste in azione le squadre paramilitari dei gruppi di autodifesa popolari che hanno assaltato il Parlamento regionale, lo hanno occupato ed hanno ammainato la bandiera ucraina ed issato quella russa.

Ci sono forti spinte interne ed ingerenze interne russe affinché si determino le condizioni per una secessione o un intervento militare russo a sostegno di una volontà in tal senso, diffusa tra la popolazione russofona di quelle regioni, senza dimenticare la presenza in Crimea della maggiore base navale militare russa nel Mar Nero.

Che la secessione si dia o meno questo è lo spauracchio che la Russia sta sventolando davanti agli occhi dell’Europa e della Nato che, naturalmente, si sono adoperati per un allargamento ad est della loro sfera di influenza ma che un precipitare degli eventi potrebbe produrre più problemi che vantaggi.

Il braccio di ferro è cominciato, gli sviluppi futuri sono, ad oggi,  imprevedibili, anche se tutto sembra propendere per arroccamento difensivo della Russia.

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